N. 60 LeSiciliane

11/13/2019 LeSiciliane

N. 60 de la rivista Le Siciliane

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Le Siciliane n. 60

Le Siciliane n. 60

EDITORIALE - di Graziella Proto

GRAZIE GRETA
GRAZIE RAGAZZI DI TUTTO IL MONDO

Immagini incredibili, fantastiche e di grande partecipazione, quelle di qualche giorno fa.
All’insegna di “Cambiamo il Sistema non il Clima”, tema declinato in vari modi su striscioni, magliette, manifesti, cartelloni approntati alla meno peggio e urlando la loro voglia di cambiamento climatico, milioni di studenti di tutto il mondo sono scesi in piazza.
È stata una inondazione di gioventù, passione, leggerezza, allegria. Impegno politico anche per i più giovani. Certamente anche emotività e sentimento, perché il ghiacciaio che crolla addolora, coinvolge e preoccupa. I giovani non sanno cosa sia il cinismo e lottano solo per quei sogni che potrebbero rendere felice la società, quello per la difesa dell’ambiente e del clima oltre che sogno è una battaglia concreta e realizzabile.
Il miracolo di Greta si è avverato. Adesso anche i giovanissimi come i loro nonni hanno un sogno da inseguire. Ragazzi, non fatevelo sfuggire di mano. Rivendicatelo! Reclamatelo! Difendetelo! È vostro, perché vostro è il mondo che cercherete di rendere più pulito, più vivibile. Più umano.

Tuttavia i ragazzi del Fridays For Future da alcune parti sono stati accolti con sufficienza. Anzi quasi con sfottò. Intellettuali di grido e mai pentiti hanno voluto continuare ad autocelebrarsi. O, come in qualche caso di demenza senile, a insultare. A questi diciamo che il loro/nostro tempo è scaduto. Bisogna cedere il passo ai giovani, e sì, ci sarà il momento della scienza, della politica, del pragmatismo e della programmazione. L’ecologismo e l’ambientalismo, lo sappiamo, sono cose serie. Ma la passione che tutti questi ragazzi mettono sul campo è qualcosa di cui il mondo non può fare a meno. Questa è una opportunità per tutti per ricominciare a sognare. Uscendo così dal cinismo, dalle tattiche, dai personalismi, dal triste grigiore partitico che ci ammanta. Dentro questo sogno non sono previsti orticelli privati. L’ambiente è uno solo.

Ci si lamenta che i giovani sono lontani dalla politica, e i giovani la trovano vecchia, che non interagisce con loro, non li rappresenta. Finalmente i ragazzi hanno trovato il loro sogno politico: sbracciamoci tutti per dare loro una mano a realizzarlo. Ognuno con le proprie competenze. Ognuno nel proprio piccolo. Ognuno con la propria quotidianità. Tutti con modestia e serietà, perché l’obiettivo del sogno è concreto e appartiene a tutti.

Noi adulti, nonni o genitori, quel giorno – venerdì 27 settembre – eravamo tutti lì, emozionati a guardare i nostri nipoti e/o figli andare alla loro – per moltissimi – prima manifestazione.

Certamente la generazione degli attuali nonni è stata una generazione fortunata. Avevano l’ambizione utopistica di cambiare il mondo.
Io ero ossessionata dal desiderio di cambiare il mondo. Che presunzione – mi disse una volta una mia amica. In effetti era un sogno troppo grande, chimerico, di grandi ideali, ma… un sogno da abbracciare, proteggere, cercare di realizzare. E così abbiamo tentato di fare.

RESTIAMO UMANI. NON DISPERDIAMOCI


Ci credevamo, abbiamo fatto tante campagne, alcune le abbiamo vinte altre No. Tanti errori sono stati fatti, in buona fede o no – e li abbiamo pagati. Ma per quanto mi riguarda non mi sono mai pentita. Rifarei tutto. E il pensiero di quei giovani di allora, appassionati, spavaldi e coraggiosi ancora oggi mi riempie il cuore.
Tutto perso? Non credo, anzi parecchio di quelle lotte è rimasto, impegniamoci a renderlo ancora più costruttivo.
I giovani pensano che tutto ciò che hanno trovato sia dovuto e che esista da sempre… Non è così, bisogna dirlo con forza. Dietro ci sta tanto lavoro, tanto impegno, tante lotte politiche, quelle del ’68, degli anni Settanta. Tanta passione. Tanta amarezza. Tanta guerra anche dentro le famiglie. E questa consapevolezza deve essere stimolo per tutti a lottare per raggiungere l’obbiettivo.

Tutti vediamo e sappiamo che il mare è pieno di plastica, l’atmosfera satura di CO2, le falde acquifere ricche di metalli pesanti. Vaste zone di territorio in nome e per conto del profitto consegnate alla distruzione certa. Il consumismo e la sovrapproduzione inquinante imperano. Non solo si distrugge l’ambiente circostante, l’intero pianeta, la forbice tra ricchi e poveri si ingrandisce a dismisura. I valori sono scomparsi.
I poveri – sembrerebbe qualcuno abbia deciso – non devono mangiare. Non possono emigrare dai luoghi dove il clima ha già fatto tanti danni. Non hanno diritto di vita. Perché di questo si tratta. Per non parlare dell’inaccettabile impoverimento di valori e soprattutto di diritti.
A chi dare la colpa se non al sistema capitalistico?
In Italia dentro una situazione sociale ed economica per lo meno critica la Sicilia vanta un posto sul podio per le sacche di povertà (i più alti tassi di disoccupazione giovanile in Europa), per l’inquinamento “aggiunto” e del quale si potrebbe fare a meno. Penso alla militarizzazione dell’isola, al MUOS a Niscemi che crea inquinamento da onde magnetiche, allo sfruttamento del territorio con conseguente distruzione dei siti più belli e più caratteristici.

E però bisogna stare attenti nell’affrontare tutte le questioni accennate, perché altrimenti sei catastrofista come la giovane Greta a cui tutti – visto il grande impulso che dà a vecchi e giovani – dobbiamo dire semplicemente GRAZIE!

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