Maria Saladino

LeSiciliane n. 9

LeSiciliane n. 9

Una storia siciliana


Da Camporeale a San Diego, da San Francisco a New Orleans, in tour con Frank Laine per raccoglie dei soldi per fare una scuola al suo paese . Figlia di un piccolo boss di paese ha passato la vita a raccogliere bambini violentati, venduti, affamati e gli ha prospettato un'alternativa. A volte c'è riuscita a volte no. Oggi ha 87 anni e si arrabbia perché non può più guidare l’auto per andare nei centri sociali che ha fondato. Scrive libri. "La mafia di allora? Diversa, sempre crudele, ma diversa. Dopo i Sacco, i Brusca"

“Pigghiai pi fissa a tutti, io volevo quel terreno per costruirci sopra il mio primo centro sociale, i mafiosi del tempo, erano contrari, ma non pensavano che una donna, una giovane donna, potesse tenergli testa, si sono disorientati. Apertamente non ho mai fatto la lotta ai mafiosi della zona, ma qualche dispiacere glielo ho dato - racconta divertita”.
“La mafia non ti uccide perché sei una donna - mi diceva spesso mia madre - e forse aveva ragione . Allora questo codice era in uso - aggiunge ”.
Oppure non la uccidevano perché era la figlia di un ex uomo d’onore?
“Forse ma non ne sono tanto sicura, mio padre aveva smesso ancora giovane, e non ha più ripreso per amore di mia madre, da prima che io nascessi...l’ho scoperto quando avevo venticinque anni... è stato terribile ”.
“Mi dicono che ho ottantasette anni, ma il mio cuore ne ha venti” dice sorridendo e portandosi le mani al petto e ripetendo che fino a due anni addietro guidava la macchina, poi un brutto incidente e da allora rimane a casa accudita amorevolmente da Loredana, una giovane rumena che rimane stupita ogni qualvolta un giornalista si reca da Maria per scoprire le cose e le cause della sua vita.
Maestra elementare nel Belice, da sempre si è dedicata totalmente ai bambini bisognosi, bistrattati, emarginati, violentati. Le vittime delle violenze. Per fare questo ha realizzato una dozzina di case di accoglienza, qualche centro sociale dove, bambini diversi potessero giocare insieme. Fino quando non ha avuto un posto suo, li portava al Baglio, uno spiazzo su cui si affacciavano le finestre della zia Sofia, una vecchia signora dal brutto carattere che si divertiva, ogni qualvolta che il pallone arrivava alle sue finestre , a tagliarlo con un grosso coltello. Maria non si disperava, correva a comprarne un altro”. “Una volta mi sono resa conto che in un anno ne ho comprati cinquanta”
Dopo dieci anni di insegnamento nelle scuole elementari dal 47 al 58, maturò l’idea del villaggio del fanciullo con scuole artigianali ed oratorio, iniziò quindi a progettare e a raccogliere fondi. Ad appoggiare questo suo sogno un amico, Pasquale Almerico, in quel periodo sindaco del paese, nonché dirigente della refezione scolastica e dirigente di partito, che le aveva promesso tutto il suo sostegno, “ero molto amica di Pasquale Almerico. Gli hanno sparato 105 colpi di mitra. Ho sentito gli spari, sono corsa a soccorrerlo, gli ho preso le mani fra le mie mentre lo sistemavano dentro un’auto, resta con me gli ho detto non te ne andare, non lasciarmi... Lo ha fatto uccidere Vanni Sacco, suo cugino, lui si era rifiutato di dargli la tessera della democrazia cristiana. Era una persona onesta... l’altro un mafioso”. E mentre racconta, si commuove.
Piange .
Qualsiasi cosa racconti la coinvolge ancora emotivamente e così passa dal pianto alla risata a seconda degli episodi, che sono tantissimi. Fa citazioni colte.
Dal 59 cominciò a progettare i centri sociali e conseguentemente iniziò a raccogliere fondi per l’acquisto del terreno; “senza il terreno non era possibile ottenere i finanziamenti per i cantieri.

Alle sette del mattino ero sul posto, compravo il legno, io stessa iniziavo il lavoro”. I soldi non bastavano mai, e il suo stipendio scompariva nel giro di qualche ora, decide di andare in America a cercare fondi per costruire scuole e centri per i suoi bambini.
Il ventuno luglio del 61 da sola partì per l’America e ritornò dopo un anno e mezzo, nel dicembre del 62. Girò un sacco di città, conobbe tantissima gente, raccolse quindici milioni...
“I miei compaesani scrissero delle bellissime lettere ai loro parenti e fui accolta come una regina. Alcuni mi chiedevano addirittura l’autografo.
Appena arrivai fu fatta una grande festa con Frank Laine il quale mi diede il suo programma per girare insieme a lui. Alla fine con lui feci solo due serate di cui una a S. Francisco”.
“In America - inizia a raccontare divertita - la famiglia Giordella, mi regalò un terreno su cui costruire la scuola elementare. Al ritorno in paese però ebbi la sorpresa di trovare il terreno occupato da un contadino che ne rivendicava l’usocapione, anzi, quando vide che ero ben determinata decise di spianarlo e costruirvi in quattro quattr’otto, un casolare . Cosa fare? Se ci fosse riuscito, chissà quanti anni avremmo dovuto aspettare, e invece non potevamo permettercelo.
Assieme ai ragazzini, ogni mattina ci presentavamo sul posto e mentre il tizio spianava, in fretta e furia perch é le ore per l’intervento dell’avvocato di parte erano contate, pregavamo, Signore fai rompere il cingolato finché la maestra fa intervenire l’avvocato, ripetevano i ragazzini ad alta voce, Signore fa romper il cingolato finché la maestra fa intervenire l’avvocato... Una litania infinita e monotona. Nel frattempo il vecchio cingolato andava su e giù spianando via via il pezzo di terreno. Si Signore ... ripetevano i ragazzi mentre guardavano attoniti il guidatore visibilmente infastidito, scocciato. Signore fa rompere il cingolato... tru tru tru e il cingolato si ruppe . Urrà urlarono i ragazzini e la scuola s i fece proprio lì”. Maria è molto divertita e compiaciuta nel raccontare questo episodio.
Le bravate che faceva assieme ai suoi giovani e piccoli allievi, oppure le smargiassate che alcuni di loro facevano all’insaputa di lei, la maestra.
Anche se non condivideva, non ha mai giudicato, “io volevo semplicemente dargli una possibilità diversa dal destino che li aspettava. La mafia era lì, li aspettava per piccoli lavori.
Non volevo correggerli, desideravo che avessero da mangiare, che potessero studiare, che sapessero che c’era una alternativa...” Lei stessa ha avuto difficoltà a studiare, perché, “Mio padre contadino, non aveva i soldi per farmi studiare fuori paese, ho studiato per corrispondenza, mandavo i compiti a Roma; al diploma presentai uno studio sul metodo preventivo di Don Bosco, ogni scippatore poteva diventare un grande lavoratore. Perché non potevo farlo qui in Sicilia, a Camporeale? Un centro in quegli anni, ad altissima concentrazione mafiosa”.
Anche suo padre era stato un mafioso, un picciotto agli ordini di Nino Saladino, lontano parente della famiglia paterna. Lo zio Nino faceva tremare "SCENDI CHE' DOBBIAMO AMMAZZARE TUO PADRE".
Fra Camporeale e Castelvetrano Maria Saladino, ancora giovane maestra elementare, scopre situazioni terribili, terrificanti. “Devi raccogliere i mie i tre bambini" mi dice una donna molto malmessa, che portava una bruttissima cicatrice alla gamba, fra il ginocchio e la coscia. "Mio marito teneva un grosso pezzo di pane sotto il cuscino - racconta - glielo rubai per darlo ai miei tre figli che avevano fame , lui si accorse e mi tirò una bottiglia di vetro che mi ha ferito alla gamba. Devi portarti via i mie i figli...”.
"Tre bambini: due maschi e una femminuccia. Tutti e tre violentati del padre, pare che il piccolo, Maurizio, sia morto per questo. Giovanni non si è mai ripreso totalmente, vive in una casa di cura, era ed è bravissimo nel disegno. La femminuccia è stata la più forte . Oggi ha una famiglia, vive lontano ".
"Una madre ha fatto ammazzare la figlia perché se la faceva con il cognato, il marito della sorella. Aveva un bimbo che la nonna non mi ha voluto dare per farlo studiare, quando è stato grandicello lo ha messo a spacciare droga. Si drogava pure lui, ho perso le tracce, credo che sia morto".
Racconta queste cose e piange. Racconta dei ragazzini che la aspettavano alla fermata, lei era andata con un pullman a prenderli e portarse li via, in un posto dove possero studiare ma soprattutto mangiare e lavarsi. Dormire in un letto. Maria, Maria, Maria ritmavano i ragazzini. Lei arrivò col pulmino che le aveva regalato il Banco di Sicilia e se li portò. Per farle regalare il pulmino era intervenuto don Nicola Giordano.
“Ho fatto girare mezza Italia ai mie i ragazzi. Tutto gratis, il pullman lo avevamo, in Umbria ci accolse padre Michele, che aveva trasformato la sua aristocratica casa in centro di accoglienza per i bambini bisognosi, nel Lazio...”.
“Quando costruirono la scorrevole Sciacca-Palermo la mafia da subito si interessò alla cosa, e minacciava coloro che pensavano di poter lavorare senza il suo permesso. Ciro Sciortino era stato uno dei miei ragazzi, un grande lavoratore . L'avevano avvicinato e gli avevano detto non ti arrischiare a partecipare alla gara. Lui partecipò. Un giorno si presentano due sgherri e al bambino, figlio di Ciro Sciortino, che stava seduto sul carro vicino al papà, dicono: scendi che dobbiamo ammazzare tuo padre. Il bambino scende e si nasconde sotto il camion. E quelli ammazzano Ciro".

Graziella Proto - Casablanca n. 9 - anno 2007

Maria Saladino è morta il 30 agosto 2011

Maria Saladino – A Sicilian Story

 

From Camporeale to San Diego, from San Francisco to New Orleans, on tour with Frank Laine raising money  to build a school in her town. She was the daughter of a local boss, and she spent her life looking after raped, sold, and starving children, giving them a choice. Sometimes she succeeded, sometimes she did not. Now she is 87 and she is angry, because she cannot drive to the social centres she founded. She writes books. "The old Mafia? It was different, always cruel, but different. After the Sacco, the Brusca families."

“I fooled them all, I wanted that soil to build there my first social centre, the bosses of that time were against it, but they did not think that a woman, a young woman, could face them, they were confused. I have never fought the local Mafia openly, but I did hinder them a bit”, she wittingly tells.

“The Mafia does not kill you because you are a woman – my mother used to say – and maybe she was right. That was the custom”, she adds.

Or maybe they did not kill her because she was the daughter of a former ‘man of honour’?

“Perhaps, but I am not sure, my father stepped out from the Mafia scene when he was young, and he never changed his mind again for my mother’s sake, before I was even born… I found out about this when I was 25… It has been terrible.”

“People tell me that I am 87, but my heart is 20”, she says, smiling and touching her heart. She repeats that two years ago she used to drive, but, after a serious accident, she now stays at home with Loredana, a young Romanian woman who is always amazed when a journalist comes visiting Maria and asks her about her life.

She was a teacher in Belice and she has always looked after needing, emarginated, raped children. To do so, she built dozens of social centres where different children could play together. When she did not have her own place, she used to bring the children to the Baglio, an open space under ‘Aunt Sofia’s house. She was a grumpy old lady who used to cut children’s balls with a knife, if they threw them at her window. Maria did not give up, she ran buying a new ball.” “Once I realised that I bought 50 balls in only one year.”

After 10 years of teaching in primary schools, from 1947 to 1958, she came up with the idea of a ‘children’s village’ with craft schools and an oratory. So, she started making plans and raising money. She was supported by a friend of hers, Pasquale Almerico, mayor of the town, manager of the school tuition, and leader of his Party.  “Pasquale Almerico was a close friend of mine. He was shot 105 times with a mitra. I heard the shots, I ran to save him, I took his hands in mine while they were putting him in a car.  I said, “Stay with me, don’t go, don’t leave me”… Vanni Sacco, his cousin, killed him because Pasquale refused to give him the membership of the Democratic Christian Party. He was a honest man…Vanni, on the other hand, was a member of the Mafia.” While she tells this, she is moved.

She cries.

She is still emotionally involved in whatever she tells, so she cries and laughs depending on her story, which are countless. She quotes many writers.

In 1959 she started planning social centres, and so she started raising money to buy the land. “Without the land, we could not get the financing for the construction.”

At 7 AM I was there, I bought the wood, I started the work myself”. Money was never enough, and her salary was spent in a few hours, so she decided to go to America, looking for funds for schools and for children. 

On July 21st, 1961, she left alone and came back after a year and a half, in December 1962.  She travelled through a lot of cities, she met a lot of people, she raised 15 million lire…

“My fellow countrymen wrote beautiful letters to their relatives, and I was welcomed like a queen. Some of them even asked me for an autograph.

As soon as I arrived, they made a huge party with Frank Laine, who proposed me to go with him on tour. In the end I went with him just for two shows, one of them was in San Francisco.”

“In America – she starts, amused – the Giordella family gave me a land to build an elementary school. When I went back to the town, however, I was surprised finding that the land was occupied by a farmer, who claimed it because of the adverse possession. When he saw that I was determined, he rapidly built a small house on it. What could I do? If he had succeeded in his intent, we would have waited for years, and we could not afford it.

Together with the children, every morning we went on the land while the farmer was working in a hurry, because the lawyer was working as well, we prayed “Lord, break his caterpillar, because the lawyer is coming…”, an endless, monotonous litany. Meanwhile, the old caterpillar went up and down, smoothing the land.  “Yes, Lord...”, repeated the children, while they were looking astonished at the annoyed driver. “Lord, break his caterpillar…” tru tru tru, and the caterpillar broke. “Hurray!”, the children shouted, and the school was built right there”. Maria is very amused and satisfied, while she tells this story.

The stunts that she did with her young and little scholars, or the brags that some of them did without her – the teacher – knowing.

Even though she did not agree, she has never judged. “I just wanted to give them a choice different ftom their fate. The Mafia was there, waiting for them to do little jobs.

I did not want to correct them, I just wanted to give them food, an education, an alternative….” She herself had troubles when studying, because “My father was a farmer and did not have the money to make me study outside our town. I studied through correspondence school, I sent my homework to Rome. When I graduated from high school, my final essay was about Don Bosco’s preventive method: every purse snatcher could become a great worker.  Why not using it here in Sicily, in Camporeale? It was a real Mafia centre, at that time”.

Her father had also been a Mafia member, referring to Nino Saladino, who was his relative. Uncle Nino shouted "GET DOWN, WE HAVE TO KILL YOUR FATHER.”

Between Camporeale e Castelvetrano, Maria Saladino, who was still a young teacher, found out about terrible, terrifying situations. “You have to take my three children" told me a poor woman, who had a terrible scar on her leg, between the knee and the thigh. "My husband had a big piece of bread under his pillow – she said – I stole it to give it to my children, who were starving, he realised and he threw a bottle at me, hurting my leg.  You have to take my children...”.

"Three children: two boys and a girl. All three raped by his father, probably the youngest, Maurizio, died because of this. Giovanni never fully recovered, he lives in a nursing home, he was really good at drawing. The girl was the strongest. Now she has a family, she lives far away".

"A mother had his daughter killed because she had an affair with her brother-in-law, her sister’s husband. She had a baby whose grandmother didn’t want to give me in order to make him study; when he grew up she made him sell drugs. He was an addict himself, I’ve lost sight of him, I think he is dead.".

She tells this as she cries. She tells about the children waiting for her at the bus stop. She went by bus to take them with her, in a place where they could study, but – most of all – eat and take a shower. Sleep on a bed. “Maria, Maria, Maria”, the children repeated. She went with the bus that the Banco di Sicilia gave to her and took them with her. Don Nicola Giordano interceded for her, and she got the bus.

“Together with my children, we have travelled across Italy. It was all free, we had the bus, in Umbria father Michele welcomed us, he transformed his aristocratic house into a social centre for children in need, in Lazio...”

“When they built the Sciacca-Palermo road, the Mafia was immediately interested in it, and threatened whoever thought could have worked without their permission. Ciro Sciortino was one of my children, a great worker. They approached him and told him not to take part in the tender. He did.  

One day two men came and told the boy, Ciro Sciortino’s son, who was sitting on the truck next to his dad, get down, we have to kill your father. The boy got down and hid under the track. And they killed Ciro".

Graziella Proto - Casablanca n. 9 - year 2007

Maria Saladino died on August 30th, 2011

Translated by Paola De Facendis

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