Ignazio Aloisi
Una storia dimenticata...
È una storia di tanto tempo fa, ma riguarda più che mai l’importanza della memoria e l’esigenza di fare chiarezza. Perché, in questo caso, il rischio è che a una famiglia già colpita dal dolore venga negato anche il diritto alla verità.
Apprendiamo questa storia grazie ad una email all’Associazione Antimafie Rita Atria della figlia, Donatella Aloisi, in cui chiedeva giustizia.
Raccontava la storia di suo padre, Ignazio Aloisi, che nel 1979 prestava servizio come guardia particolare giurata presso un istituto di vigilanza di Messina.
Il 3 settembre 1979, mentre era regolarmente in servizio, Ignazio fu vittima di una rapina presso i caselli dell’autostrada Messina-Palermo. Durante il colpo gli venne sottratta anche la pistola di servizio.
Successivamente Ignazio riconobbe uno degli uomini coinvolti nella rapina.
Scelse di parlare.
Scelse di testimoniare.
Secondo il racconto consegnato dalla famiglia all’Associazione, la sua testimonianza contribuì all’individuazione e alla condanna dell’uomo riconosciuto. Durante quella vicenda Ignazio ricevette minacce di morte.
Minacce che la famiglia non dimenticò.
Anni dopo, il 27 gennaio 1991, Ignazio Aloisi stava tornando a casa dallo stadio insieme alla figlia Donatella, che aveva appena quattordici anni.
Fu assassinato davanti a lei.
Da quel momento, per la famiglia Aloisi, iniziò una seconda storia.
Non soltanto quella del dolore per la perdita di un padre e di un marito, ma anche quella della difesa della sua memoria.
Perché attorno alla vicenda di Ignazio Aloisi, negli anni successivi, si sono accumulate ricostruzioni, dichiarazioni e passaggi giudiziari che hanno reso necessario continuare a chiedere chiarezza.
La famiglia ha sempre sostenuto che Ignazio avesse fatto il proprio dovere: era stato vittima di una rapina, aveva riconosciuto uno dei responsabili e aveva collaborato con la giustizia.
Una scelta che, secondo la memoria custodita dalla famiglia e dall’Associazione, gli costò la vita.
È per questo che la storia di Ignazio Aloisi entrò nelle pagine de “Le Storie” dell’Associazione Antimafie Rita Atria.
Perché la memoria non è soltanto ricordare un nome.
È continuare a cercare la verità quando il tempo passa, quando le carte si accumulano e quando il rischio più grande diventa quello di lasciare che una storia venga raccontata senza chi l’ha vissuta.
Anno 2026 - Lettera di Donatella Aloisi alla Commissione Parlamentare Antimafia nazionale