Mauro Rostagno

Udienza 6 aprile

La donna del Generale

Il processo è ripreso con la testimonianza del vice questore Pampillonia, ex capo della Digos di Trapani. Ha riferito che nel corso delle indagini uscì fuori l'ipotesi di un traffico di armi che passava per Trapani, attraverso un accordo di ferro (emerge da altri verbali) tra mafia, massoneria e servizi deviati, e del quale parlarono un giornalista, Sergio Di Cori, e un faccendiere dei servizi segreti, Francesco Elmo. Il vice questore rispondendo alla difesa dell'imputato Mazzara, ha spiegato che diverse informative vennero condotte all'interno di altre indagini all'epoca condotte dalla Procura di Trapani, riguardanti la scoperta di una polveriera di armi nel possesso di due carabinieri e la presenza del centro Gladio a Trapani. A proposito dell'uso della pista di Kinisia, il vice questore Pampillonia riferisce che la corrispondenza avuta con l'Aeronautica Militare in un primo momento emergeva che addirittura veniva dichiarata l'inesistenza di un aeroporto in disuso, successivamente confermava che l'aeroporto esistiva ma risultava chiuso dal 1954, inoltre una ultima comunicazione veniva confermata che negli anni '80 sulla pista di Kinisia venne svolta una eserciutazione militare. In questo contesto Elmo fece il nome di tre generali, che sarebbero stati in contatto con lui, avendo un ruolo non collegato comunque all'uso di Kinisia, e sul ruolo di questi generali venne posto il segreto di Stato. Ruolo che non avrebbe riguardato affatto il delitto Rostagno. Di Cori riferisce che Rostagno, così gli avrebbe confidato, scoprì causalmente il traffico di armi sulla pista di Kinisia perchè aveva avuto occasione di appartarsi in quella zona con la moglie di un generale, che abitava a Trapani, una signora straniera....Il rapporto con questa donna secondo Pampillonia esistiva perchè testi come Gianni Di Malta disse che  in effetti lui aveva un rapoprto con una donna., Di Malta ancora testimoniò alla Digos che esistiva una cassetta dove Rostagno aveva scritto non toccare e che un giorno si arrabbiò quando per scherzo non gliela fecero trovare. Da Di Malta secondo Pampillonia arriverebbero indiretti riscontri al racconto del Di Cori sull'uso che Rostagno aveva fatto di una video camera, da solo, senza avvalersi di alcun operatore. Cita una relazione di servizio del 15 novembre 1996 dove si fa riferimento ad una relazione dell'ispettore Cicero, allora alla Mobile, che cita un traffico di armi fatto dalla famiglia mafiosa dei Minore usando aerei che atterravano all'aeroporto militare di Birgi. Secondo il vice questore Pampillonia non era da ritenere paradossale il racconto del Di Corti,m perchè alcuni riscontri emergevano sebbene il racconto del Di Cori era stato parecchio colorito. A proposito della cassetta che Rostagno teneva con su scritto non toccare, il teste Di Malta ha riferito che la sera del delitto arrivò nella sede di Rtc trovò tutto aperto e mancava quella cassetta e un libro sulle saline dalla stanza del Rostagno. Ma chi era la donna del generale? La curiosità della difesa viene accolta, l'amante del Rostagno era la moglie del generale Chizzoni. Uomo di grande spessore, con collegamenti con politici a livello nazionale. Cossiga era spesso suo ospite nella villa vicino Trapani (la villa Paperelle) a Valderice. La moglie lavorava in una ambasciata a Roma.

 

Quella strada che porta nel bosco

La deposizione del vice questore Pampillonia è proseguita, sempre rispondendo alle domande dell'avv. Vito Galluffo. Pampillonia ha riferito di avere individuato il boschetto nei pressi dell'aeroporto di Kinisia dove dove Rostagno avrebbe avuto modo di appartarsi con la moglie del generale Chizzoni potendo così riprendere l'arrivo di un aereo su quell'aeroporto ufficialmente chiuso, a Kinisia (oggi campo per la tendopoli dove sono stati sistemati alcuni dei clandestini arrivati a Lampedusa ndr). Il boschetto esiste così come esiste, ha affermato Pampillonia, una stradina che collega quel boschetto con la comunità Saman di Lenzi.

 

I misteri di Trapani, e il delitto Rostagno?

Le domande dell'avv. Galluffo continuano ad approfondire vicende che vero che ruotano attorno al delitto Rostagno ma che alla fine sono più che altro i misteri della città, Trapani, le sue connessioni segrete, i contatti tra mafia e massoneria, tra cosa nostra e i servizi deviati, tutte vicende più o meno approfondiute, ma che si sono concluse con archiviazione come quella su Gladio. Un po' più approfondita la descrizione di Giuseppe Cammisa detto Jupiter, con parentele ingombranti, come con un avvocato di Campobello, Antonio Messina, condannato per traffico di droga. Cammisa frequentava la comunità e faceva il braccio destro di Cadella, il guru della Saman. Cammisa dopo il delitto divenne una sorta di accompagnatore fisso della compagna di Cardella, una donna ungherese. A proposito di Cardella, Pampillonia ha riferito che attraverso Di Cori si apprese che doveva essere molto forte la ragione della lite con Cardella da parte di Rostagno. Adesso il dibattimento ha toccato l'intervista rilasciata da Rostagno a Claudio Fava al mensile King, dove Rostagno si era esposto come antiprobizionista, e a proposito della legge che si voleva fare Rostagno aveva espresso la sua contrarietà, entrando in conflitto con Cardella.  E' chiaro oramai che la difesa di Mazzara vuole portare il processo altrove, ovviamenrte Pampillonia niente potrebbe dire su Mazzara, difeso dall'avv. Galluffo, ma una domanda potrebbe essere fatta: perchè quando riaprì l'indagine, anche se riguardava la pista interna, perchè non fu fatta la perizia balistica su quei colpi d'arma da fuoco trovati a Lenzi la sera del delitto?

 

Il sogno di Curcio

Di Rino Giacalone

Interrogatorio di Curcio. Pampillonia afferma che fu sentito diverse volte sempre nell'ambito dell'indgaine Codice Rosso. Curcio fece una intervista che su tutti quei dubbi compendiati nella richiesta di custodia cautelare dava delle conferme. L'omicidio Rostagno appariva come complesso e l'intervista di Cuircio è particolare, lui massimo ideologo delle Br, pragmatico per quanto sia un ideologo, fa una intervista stranissima dove dice che Rostagno è stato ucciso da un potere. Sentimmo Renato Curcio che raccontò alcune cose, non so se tutte furono verbalizzate, mi colpirono due cose che nella logica della lite tra Rostagno e Cardella, Curcio sostenne che non era possibile che la causa fosse quell'0intervista a King. Ma sui contenuti non può riferire. Curcio fu sentito il 21 novembre 1996 dal procuratore Garofalo e dal pm Rovida, prima ancora il 31 luglio 1996. Curcio parlò dell'omicidio e del movemnhbte? Noi operavamo nell'ambito dei riscontri tra Cardella e Rostagno, risponde Pampillonia, volevamo capire se Rostagno a Curcio avesse detto qualcosa. Lo scontro tra Rostagno e Cardella era estremamente pesante e forte e non poteva essere ricondotto anche ad un problema economico o l'intervist aa King, oppure a ciò che aveva scoperto la malagestione di Saman o ancora che venivano fatti dei falsi. Carla Rostagno ci parlò della scoperta di una firma falsa su una fattura da parte del fratello. Su questo sentisismo molte persone per capire se ciò che si eraqcuiisito era oggettivamente riscontrato. Titolare dei Trabinis venne a dire che Rostagno aveva perso la serenità.

Delitto Rostagno, il traffico di armi con la firma della mafia

Di Rino Giacalone

Tutto quello che si è sentito ieri per una intera giornata nell’aula «Falcone» del Palazzo di Giustizia di Trapani, davanti alla Corte di Assise che sta processando per il delitto di Mauro Rostagno i due conclamati mafiosi, Vincenzo Virga e Vito Mazzara, servirebbe certamente come materiale per un convegno documentato e approfondito sui tanti «misteri» che ruotano ancora attorno alla città, a proposito di commistioni tra mafia, massoneria, servizi segreti, deviati e non deviati, traffici di armi e droga con coperture eccezionali, Gladio che a fine anni ’80 si impianta qui perchè il Governo dell’epoca individuò nella Libia il «nuovo» pericolo, dopo che Gladio era nata per combattere una eventuale invasione comunista. Gladio che come unica informativa produsse un rapporto su un ipotetico spaccio di droga dentro la Comunità Saman.

La deposizione del vice questore Giovanni Pampillonia, ex capo della Digos di Trapani, quindi sotto il profilo documentaristico è stata interessante e magari chi pensa che la mafia trapanese sia stata fatta da “quaquaraqua” deve rivedere questo pensiero. E quindi non è inverosimile che Rostagno sia stato ucciso da una «mafia» che si è sentita fin troppo scoperta.

E che la deduzione (che non è solo tale) arriva dalla testimonianza dell’investigatore che nella scorsa udienza aveva detto che nelle indagini sul delitto Rostagno di mafia non si era interessato, è certamente rilevante, considerato che adesso, nell’udienza di ieri, ha risposto alle domande delle difese degli imputati.

I risvolti di quella indagine operazione «Codice Rosso» (l’inchiesta che colpì come presunti mandanti ed esecutori, e favoreggiatori del delitto Rostagno, membri della comunità da lui fondata) sono clamorosi: dopo i primi arresti (la cosidetta pista interna Saman), il prosieguo dell’inchiesta cominciò a toccare un sistema di connessioni «pesanti». Escono fuori antichi verbali, mai opportunamente considerati (agli atti mancano anche informative della Digos), su traffici di armi e droga con «coperture» militari fatte a Birgi, l’autorità aeronautica che disconosce l’esistenza del vecchio aeroporto di Kinisia (quello oggi usato come campo di accoglienza per i profughi arrivati a Lampedusa), il segreto di stato che impedisce di conoscere il lavoro di alcuni generali e alti ufficiali a Trapani (Emilio Battiati, Emilio Migliozzi, Giuseppe Grignoco, Ezio Pagani, Carlo Blandini, Vittorio Zardo, Enzo, Massenta).

Cosa c’entra tutto questo con Rostagno? Che lui questo traffico a Kinisia lo avrebbe scoperto per caso, una sera appartandosi con la moglie di un alto ufficiale, il generale Angelo Chizzoni, nei pressi di Kinisia, in un boschetto. almeno questo vennero a dire due testi, il giornalista Di Cori e (sul traffico) il faccendiere dei servizi segreti Elmo.

I vecchi verbali raccontano di traffici di droga e di armi gestiti dalla potente mafia trapanese, un investigatore ha firmato un verbale dove parla di interessi della cosca Trapanese, il pentito di Mazara, Sinacori, racconta che di un paio di questi traffici ha avuto precisa contezza, ma la cosa clamorosa è che negli anni ’80 sarebbero stati militari in servizio a Birgi a coprire questi affari. E negli anni di Rostagno? Il traffico avrebbe avuto coperture più importanti, politicamente targati, Partito Socialista in particolare, “non quello di oggi – dice un investigatore – ma quello dell’epoca, molto potente in Italia”. E come nel gioco delle casualità che tanto casuali non sono spunta fuori il maggiore dei referenti del Garofano che c’era a Trapani. L’uomo più vicino a Bettino Craxi leader maximo dei socialisti italiani era proprio Francesco Cardella, il guru della Saman e nella sua testimonianza il vice questore Pampillonia ha fatto cenno al ruolo che avrebbe avuto Francesco Cardella: avrebbe utilizzato "le

scatole vuote della struttura, per gestire traffici di armi con la Somalia, dove il guru avrebbe inviato un suo emissario, ufficialmente, per realizzare un ospedale mai però costruito". Il nome è quello di Giuseppe Cammisa detto Jupiter, l’uomo più intimo con Cardella, imparentato con l’avv. Antonio Messina, boss del narcotraffico di Campobello di Mazara, Cammisa in Somalia fu l’ultimo a incontrare la giornalista Rai Ilaria Alpi prima che questa fosse uccisa. In quelle stesse strade somale al tempo girava anche il maresciallo del Sismi, l’allora servizio segreto militare, Vincenzo Li Causi, guarda caso il capo centro di Gladio a Trapani, ucciso a Mogadiscio dal cosidetto fuoco amico. Sullo sfondo del delitto  Rostagno, ci sarebbe "un intreccio tra mafia, massoneria, servizi segreti e traffico di armi". Il vice questore Pampillonia ha parlato per più di 8 ore: rispondendo alle domande della difesa, ha ricostruito i riscontri incrociati ottenuti durante le indagini coordinate dal procuratore di Trapani dell'epoca Gianfranco Garofalo. Il teste, riferendosi alla base militare in disuso di Kinisia ha ricordato di aver

eseguito dei sopralluoghi assieme a Sergio Di Cori, un giornalista, amico di Rostagno, che avrebbe ricevuto da

quest'ultimo confidenze su un traffico di armi tra l'Italia e la Somalia, filmato con una videocamera proprio in quei luoghi.

Nell’udienza di ieri è saltato fuori anche il famoso fax mandato da Cardella a Rostagno, dove lo definiva «pericoloso» e lo cacciava via dalla residenza dei dirigenti della comunità. Non è vero che Chicca Roveri lo fece distruggere, questo fax risulta già agli atti d’indagine negli anni ’90, ne parlò dapprima Cardella e poi la Roveri, l’ordine, eventuale, di distruzione, dato a metà degli anni ’90 da Chicca Roveri sarebbe stato inutile.

Ultima annotazione. Pampillonia ha parlato dell’interrogatorio dell’ex capo terrorista Renato Curcio, due volte fu sentito dai magistrati, ma a verbale non fece mai mettere notizie rilevanti se non negare alcun contatto con i mafiosi in carcere a proposito del delitto Rostagno. Fuori verbale invece disse ai magistrati di Trapani che erano andati ad interrogarlo che aveva fatto un sogno, un traffico di armi e nascondigli che c’erano sparsi nel trapanese. Solo un sogno?

Alla prossima udienza, 13 aprile, sul pretorio salirà Chicca Roveri, la compagna di Rostagno, spesso tuirata in ballo in queste udienze, ma lei è parte offesa, non imputata come forse a qualcuno avrebbe fatto piacere avere, anche solo per allontanare lontano dal movente la presenza di Cosa nostra e dei suoi complici insospettabili.