Mauro Rostagno

Udienza 4 maggio

Processo Rostagno, udienza del 4 maggio

L'aula della Corte di Assise dove si svolge il processo per il delitto Rostagno, aula Facone, Palazzo di Giustizia di Trapani, si è riempita e viene chiamato l'appello degli imputati, delle parti, dei difensori. In aula i due pm del processo Gaetano Paci e Francesco Del Bene. Gli imputati sono presenti, Vincenzo Virga, in collegamento video conferenza dal carcere di Parma, in aula c'è invece Vito Mazzara. TRa i banchi delle parti civili Maddalena, la figlia di Mauro Rostagno, rappresentata dagli avvocati Fausto Amato e Carmelo Miceli. Poco fuori dall'aula c'è Monica Serra, era lei la sera del 26 settembre 1988 ad accompagnare Mauro Rostagno in auto, la sera che i killer lo uccisero al bivio di Lenzi, a pochi metri dall'ingresso della comnunità Saman. Lei fu tra coloro i quali furono arrestati nel 1996 nell'ambito dell'operazione Codice Rosso, la cosidetta pista interna, posizione della Serra e di tutti gli altri finita archiviata. Su richiesta del pm Monica Serra verrà sentita come testimone. 

Inizia l'esame di Monica Serra che ha chiesto di non essere nè fotografata nè video ripresa.

 

Il racconto su quella sera del 26 settembre 1988

Monica Serra:La mattina facevamo colazione tutti insieme in comunità, poi sono andata con Mauro con la Duna a Rtc. Non ricordo i particolari so che sono andata in televisione, non ho ricordi a parte quello della sera, il ritorno è indimenticabile. Ricordo la sera il giorno non ho memoria. Non ricordo se fossero avvenuti particolari accadimenti durante quella giornata. Ho collaborato con Rtc per una settimana, per me era tutto nuovo, cercavo di seguire quello che facevano loro, ero sicuramente all'interno dl Rtc, non ho purtroppo memoria se feci qualcosa di particolare. Durante quella settimana mi fecero vedere tante cose, l'intervista a una personda portatgrice di handicap sui marciaèpiedi non in regola, ricordo che in quella settimana Mauro mi fece vedere il montaggio, ero troppo all'inizio per avere un ruolo. La mattina e la sera in quella settimana ricordo che faceavmo sempre la stessa strada, non conosco le strade esatte ma quella settimana facevamo quella strada. Monica Serra descrive il tragitto, i luoghi che c'erano su quelle strade e stradine, tra Lenzi e Nubia. 2Questo è il mio ricordo di 22 anni fa" dice, in particolare riferisce dell'ultimo pezzettino della strada. Io fino a prima mi occupavo di faccende che riguardavano i ragazzi della comunità e quindi spesso andavo a Palermo, era quel tragitto che conoscevo tra Palemro e Trapani. Da Lenzi a Nubia mi sembra che Mauro in quella settimana faceva sempre la stessa strada. Guidava sempre Mauro. Mauro non andava forte in macchina. Anche in quella occasione andava piano. La Duna era la macchina che usava lui. Diu quell'ultimo pomeriggio ricordo che eravamo stati ad un incontro a Marsala, lui aveva visto delle persone a Marsala, se era preoccupato o meno non glielo so dire. L'uscita la sera dai locali di Rtc. Presumo fose sera, saranno state le 19,30, buio buio non credo che fosse, non era tardi.Il 9 maggio del 1990 (ricorda il pm) la teste ai carabinieri dichiarò quella sera, passando per la via Crocci di Valderice, ricordo che era cambiato l'orario, da legale a serale, ed era già buio. La Serra conferma, se ho detto che era già calato il buio sarà stato così. Non sarà stato però buio pesto, ed era facile che camminavamo con i fari accesi. Credo che eravamo attorno alle 20. In comunità c'erano orari rigidi per pranzo e cena, tranne per i giornalisti. Potevano avere qualcosa da fare e ci davano facoltà di mangiare oltre l'orario previsto. Di solito presumo che si mangiava alle 13 e alle 20, dopo 22 anni però sono cose che non si possono ricordare esattamente. Ricordo che giunti all'angolo della strada che dovevamo imboccare per arrivare alla comunità, un angolo dove c'è una chiesa, ricordo che c'erano delle bambine, dei bambini, Rostagno andava piano, non mi sono accorta di nessuno dietro o davanti, abbiamo percorso la stradina che si andava rimpicciolendo, d'improvviso ho visto i vetri che si frantumavano, Mauro ferito, una cosa scioccante che non ho realizzato al momento. Io chiedo a Mauro, tutto bene, si non ti preoccupare, ma stai giù, mi sono buttata giù. Non è duranta tanto la frazione di tempo tra i primi colpi e gli altri. Ho pensato avranno tentato di farci del male, pensavo che chi aveva sparato se ne andava e pensavo che saremmo andati in televisione a fare uno scoop. Pensavo questo mentre ho sentito nuovi spari. La macchina faceva dei movimenti in avanti. Onestamente mi ricordo che c'era qualcuno, io mi ricordo che c'era qualcuno e quella sera l'ho detto.

I colpi, i vetri che volano, la macchia di sanguie sul maglione di Mauro

Quando ci hanno sparato la macchina si è fermata. Quando sono finiti i colpi la macchina era ferma. La macchina si ferma con la prima esecuzione dei colpi. Rostagno mi dice tutto bene non ti preoccupare. Lui ha una macchia di sangue sulla spalla destra, si vede dal maglione, sporco di sangue. Stava con la schiena poggiata sullo schienale. Lui mi dice mettiti giù, stai giù, mi dice non ti preoccupare, stai giù, e io mi sono abbassata compeltamente nell'abitacolo, sotto al cruscotto. Per una frazione di secondi non ho sentito più niente ho pensato che erano andati via, adesso torniamo in televisione, pensavo nella mia ingenuità, andiamo in televisione e facciamo lo scoop, per me Mauro stava bene e chi sparava se ne era andato. All'uinizio ho pensato ad una gomma esplosa, poi ho visto i vetri, ho visto il sangue, ho capito che sparavano. Mi sono rannicchiata sotto al cruscotto, penso quella cosa, passa poco tempo, e definitivamente sento altri colpi, moto più forti, due almeno, e molto più vicini alla macchina. Stavolta ho l'impressione che provengono dal finestrino di Rostagno, sparati da davanti il finestrino. N on ho però sentito l'avvicinarsi di qualcuno a piedi. Ho solo ricordo di una macchina che si allontana come rumore. Dopo che si è sparato per la seconda volta.Sento una macchina che fa come una manovra a retromarci poi, prima, seconda, la sento allontanarsi. Ho questa sensazione che era dietro di noi.

La corsa verso Saman

Ho sentito la macchina che faceva un retormarcia dopo l'esplosione degli ultimi colpi, avevo sentito delle porte chiudersi, poi l'auto che prende velocità e va via. Dopo i colpi visto che Mauro non rispondeva sono scesa di corsa dall'auto e sono andata verso la comunità a chiedere aiuto. Ho incontrato hicca correndo verso la comunità, le ho detto che c'era stato un incidente, non so perchè ho detto così, non lo so, forse non volevo.....lei mi chiese se era stato un infarto...dissi no vai lì....non è bello dovere dire ad una persona quello che era successo. La prima persona che incontrai era l'angelo della notte gli dissi di preparare la macchina e di avvertire Chicca Roveri. Era logico che inconhtrassi lui per primo, era Moioli. Non dissi che avevano ammazzato Rostagno ma penso che lo avese capito collegando la mia corsa verso la sanman agli spari. Ma alla fine sono io che avviso Chicca Roveri.

Quale marcia era ingranata?

Adesso a interrogare Monica Serra è l'altro pm, Francesco Del Bene. Chiede quale marcia fosse ingranata, lei risponde che con tutto quello che succedeva era l'ultima cosa che avrei visto. Il pm fa una contestazione e legge un verbale dove lei al tempo disse che al momento degli spari c'era la seconda marcia, ma era una mia intuizione. La macchina fiu trovata con la prima ingranata. Monoica Serra risponde che secondo lei doveva esserci la seconda con gli spari la macchina si è fermata. Arrivai in Sicilia, in questo posto trovando delle persone che mi hanno aiutato.....Ricordo che quando arrivai chiesi di potere andare a lavorare in tv,mia cognata mi aveva detto come andavano le cose, mi interessava il montaggio e ho chiesto di potere andare in tv, mi era piaciuto, era stato il mio sogno. Nel verbale c'è un'altra versione, il pm chiosa che i carabiniueri non potevano inventarselo...(per la verità i carabinieri avrebbero fatto di peggio così è emerso in alcune parti del processo). La parte contestata è quella che in un verbale la Serra risulta avere dchiesto a Chicca Ro9bveri di andare in tv, adesso in aula ha detto che un giorno fu chiamata e le fu detto di andare in tv....che comunque era il suo sogno...

Le confidenze di Rostagno

Monica Serra ricorda un incotnro della quale fu testimone a Marsala, quando Mauro Rostagno incontrò a Marsala il sindacalista Cisl Antonino Santoro e questo avvenne il sabato precedente il delitto. Monica Serra ricorda la deposizione, non esattamente la confidenza fatta da Rostagno, mi ricordo che c'era un qualcosa che avevmno memorizzato e che dichiarai ma che oggi non  riesco a ricordare, c'era qualcosa , qualcuno ma non ho oggi preciso ricordo. Il 9 maggio 1990 nel verbale accenna che Rostagno gli fece una confidenza che la discussione riguardava il progetto Mothia, qualcosa che riguardava i vini , se l'ho dichiarata dice ora la Serra, è certamente vera. Il pm Del Bene insiste nel cercare di sapere quali furono le confidenze raccolte da Rostagno e che lei poteva avere carpito o lui avrebbe potuto dirle. Io dice dichiarai quello che ricordavo allora, adesso non so dirle. In quel verbale Monica Serra parla di tre scandali, erano forse quelli che seguiva Rostagno, lui le cose che faceva le faceva con passione, io li vivevo con passione perchè ero lì da poco, curiosa, se nel verbale risultano scritte certe cose sono certamente quelle giuste che ho detto allora. Rostagno ricordo che mi disse "adesso ho capito perchè è uscito questo scandalo", è possibile che si parlava di scandali di Marsala. Il pm legge il verbale: in particolare soggiunse che questi fatti erano venuti fuori perchè era coinvolto un appartneente ai carabinieri forse un maresciallo o un colonnello, limitandosi a dire adesso ne vedrete delle belle. Oggi al Serra ribadisce se ha detto quelle cose sono vere perchè quando fui sentita era grande la mia collaborazione a risolvere il caso del delitto. Il verbale prosegue parlando di una corruzione di un brigadiere dei carabinieri, un carabiniere che non fu pagato e per quetso venne fuori lo scandalo. Secondo la Serra era stato il sindacalista della Cisl Santoro a riferire queste circostanze a Rostagno. Io ricordo che con Rostagno siamo andati a Marsala, c'era taNTA gente, se parlo di Santoro si9gnifica che lui Mauro incontrò, ricordo di Mothia 88 che era un argomento del quale lui parlava spesso nei suoi telegiornali. Nel viaggio di ritorno non mi fece cenno di altre cose che potevano essere fatte, lui era giornalista, sapeva tutte le cose di lì, era lui a decidere. Lui ogni sera diceva cose molte forti, racocntava di scandali, di collusioni, basta andare a vedere le sue cose, lui era così.

Le minacce e i consigli a Mauro

Gli avevano chiesto a Mauro di non esagerare perchè stava denunciando tanto. La Serra collega questa circostanza al fatto che Rostagno non stava più nel Gabbiano dentro la comunità ma in un alloggio nel cosidetto corpo delle nuvole, messo fuori dall'edificio destinato ai dirigenti della comunità, e lui si era scelto un appartamento all'interno della comunità. Il ricordo che ha lei è quello che Cardella era rimasto male per una interv ista a King, penso comunque che erano tante cose messe insieme a concentrarsi contro Rostagno. Ricordo che Rostagno aveva ricevuto minacce e Cardella gli aveva chiesto di abbassare i toni, poi ci fu l'intervista a King e Cardella c'era rimasto male. Per un periodo ho poirtato la colazione la mattina a Mauro e spesso ho trovato Chicca a dormire da Rostagno. Riocorda di qualche cassetta di registrazione cui Rostagno eneva particolarmente? Mi sembra di ricordare che sulla sua scrivania c'era una video cassetta con la scritta non toccare, poi ho pensto che poteva anche essere una cassetta senza importanza. Chiese mai qualcuno cosa fosse contenuto in quella cassetta? No, non ho mai chiesto, mi sembrava normale che sulla scrivani di una persona ci possa essere qualcosa con la scritta non toccare. Ci sono state tante voci su questio filrmati (uno scarico di armi in unj aeroporto abbandonato) ma non ho mai chiesto.

Il guru Cardella

La figura di Francesco Cardella. "Veniva una volta al mese si faceva il suo giro vestito di bainco con il suo bel cappello, guardava tutti dall'alto, si faceva il suo giro in guardino, stava nel Gabbiano e lì gli portavamo la colazione o il pranzo, non stata con noi, stava nel Gabbiano". Una figura quasi ascetica.....Pochi i rapporti con lui......

Un ragionamento addotto

Adesso tocca alla parte civile. Primo a intervenire l'avv. Lanfranca. N0n c'era nessna vettura che ci aspettava, io il primo momento dopo il delitto quando ho risposto alle domande nell'imeddiatezza non ho mai parlato di qualcuno, di un'auto che ci aspettava, successivamente quando sono state sentita negli anni '90 chi mi ha sentito mi ha indotto a dire che qualcosa qualcuno ci aspettava, è stato un ragionamento provocato, ma io non ho mai detto di avere visto qualxcuno che ci aspettava perchè non era stato così.

L'avvocato Esposito legge un verbale, una frase senza senso, mauro che stava con il capo reclinato dopo i primi colpi e che alla mia domanda come stava mi rispose che non stava fermo.Una frase senza senso dice la teste, non la riconosco come mia questa frase, non ne afferra nemmeno il senso, e il presidente Pellino chiosa che non è difficile dare ragione alla teste perchè quella scritta non si capsice che frase possa essere.

Avv. Miceli. Monica Serra viene sollecitata a ricordare i colleghi di Rtc, Gianni Di Malta, l'operatore Michele, la persona con la quale feci la mia prima intervista, c'era tanta gente. La sera del 26 settembre siamo andati via da Rtc e credo che qualcuno fosse rimastoi noi non siamo andati via chiudendo la televisione. Però non ricordo se c'era qualcuno.

Avv. Crescimanno. La vita in comunità. Chicca spesso mangiava con noi, anche Rostagno, l'unica persona che era a parte era Cardella, gli altri partecipavano alla vita della comun ità ci si conosceva di più. Tv a Saman? Poche eprsone le avevano, solo i giornalisti, gli altri no, vigeva il vivere insoieme e la tv poteva essere una distrazione. Solo i giornalisti l'avevano nella loro stanzetta non c'era una stanza comune con la televisione. Gli interventi in tv di Rostagno li ho visti solo in quella settimana che lavorai a Rtc. Una mattina Chicca mi ha detto che sarei andata in televisione, l'avevo detto al momento dell'ingresso in comunità che quella cosa mi sarebbe piaicuto farlo, quando me lo hanno detto ero molto contenta. So che prima di me c'erano altre persone che lavoravano a Rtc, tre gionralisti e che però erano stati allontanati perchè spacciavano droga. L'incontro con Maddalensa la sera del delitto. Kusum salì le scale, io ero nell'ufficio in alto, nella stanza di Chicca, lei mi ha chiesto di sup padre, le dissi che vavea avuto un  incidente come avevo detto a Chicca e basta. Lei scappò giù che voleva andare a vedere, ma saliva Jacopo in quel momnento che la fermò.

Avv. Greco. Domande sulla video cassetta. Ho l'impressione che si tratta di una leggenda più che altro. In un verbale Monica Serra dichiarò che la Roveri le aveva detto che in quella cassetta c'erano registrazioni personali di Mauro e che lei dopo il delitto l'vavea fatta cercare senza trovarla.

La parola alla difesa: ed ecco che spunta la storia delle corna

Adesso è il turno dell'avv. Ingrassia (difensore di Virga)n che le chiede su Barbara Fattori: è mia cognata, era ospite della comunità ma non per fatti di droga. Quando io arrivai lei era da tempo lì, mi aveva fatto sapere che era in quel posto, e mi aveva invitato a venire lì perchè era un bel posto anche per mio figlio che era piccolo. Un colloquio che risale ad un mese prima della mia entrata in comunità. L'avv. Ingrassia chiede di Luciano Marrocco soggetto che la Serra in un verbale definisce violento e che indica per alcune vicende sentimentali con Chicca Roveri e sua cognata Barbara Fattori. La difesa torna a interessarsi agli amanti.......Ma quel gruppo di fuoco poteva mai essere stato pagato da persone gelose?......Delitto passionale...che è poi quello che si dice sempre nalla maggiorparte dei delitti di mafia, questione di corna fu spesso si è sentito dire.  

Il giallo sul verbale...presto risolto

L'avv. Ingrassia chiede ancora del rapporto tra la Roveri e Marrocco. Non era qualcosa di continuativo, tanto che come ho detto spesso andavo la mattina nell'alloggio di Mauro Rostagno e ho trovato Chicca...L'alloggio era nel contesto delle "nuove" (non delle nuvole come prima scritto). So che Luciano Marrocco era armato, sopratutto girava armato doppo l'omicidio Rostagno. Dopo il delitto eravamo spaventati dentro la comunità. Luciano Marrocco doveva difendere Cardella, a me mi facevano uscire di meno, Marrocco era una sorta di guardia del corpo.L'avvocato cita un verbale del maggio 1996 dove è indicata come presente a Trapani, "a me sembra di no" dice la Serra, non potevo essere a TRapani. I)o lasciai Trapani poco dopo che successe il delitto....Giallo risolto nel verbale c'è scritto che l'interrogatorio fu fatto alla questura di Milano..... 

Cardella, operazione imprenditoriale

L'avv. Ingrassia legge ancora un verbale, dove la Serra avrebbe detto che il delitto aveva fermato la campagna di liberalizzazione della droga cosa che avrebbe fermato l'elargizione dei fondi alla comunità. Io credo dice la Serra che si tratta di un verbale non scritto bene. La Serra nel verbale cita l'intervista al settimanale King di Rostagno dove parlava di liberalizzazione della dorga, cosa che poteva disturbare Cardella. L'omkiocidio di Rostagno avrebbe bloccato la campagna di liberalizzazione della droga che impediva l'elargizione dell'opinione pubblica. Ho sempre pensato che a Cardella interessava più la causa imprenditoriale che quella morale. A quest'ultimo proposito la Serra dice che quest'ultimo passaggio è vero e ci crede ancora, Cardella faceva delle cose per ottenere dei ritorni, dei soldi, ho aviuto sempre questa sensazione.

Amori ed amanti, cosa c'entrano col delitto

L'avv. Ingrassia chiede sulle relazioni sentimentali che lei, la Serra può avere avuto dentro la comunità. Lei risponde di non ricordarsene, storie che ho rimosso. L'avv. Ingrassia le fa alcuni nomi, Giovanni Genovese, un tale Davide, Tommaso Torinesi, nomi che la Serra fece quando fu sentita dai carabinieri. Torinesi è uno dei tre giornaliisti scoperti a spacciare dentro la Saman. L'avv. Ingrassia chiede conferma se Torinesi aveva avuto una relazione con lei, la Serra a questo punto dopo avere risposto dice, "ma cosa c'entra tutto questo con il delitto". Il p'residente Pellino l'ha inviattaa  non commenatre e a non rispondere dinanzi ad una domanda dichiarata ammissibile dalla Corte, e lei chiosa, ma può essere ammissibile una domanda del genere? In un verbale poi la Serra dichiarò di non escluidere che il mandante del delitto poteva essere dentro la comunità, ho detto ribadisce c he non posso escludere ma non dico che il mandnate è dentro la comun ità, questa certezza non ce l'ho. Sospensione si riprende alle 15

La Testimonianza di Monica Serra

Delitto Rostagno: così lo hanno ucciso. La testimonianza di Monica Serra

Di Rino Giacalone

Nel 1988 aveva 25 anni. Chi la ricorda, ha la memoria di una ragazzina vivace, acqua e sapone come si dice, magrolina, svelta nel comprendere le cose, faceva l’apprendista giornalista, lei che a Saman era arrivata con un figlio già da crescere, in un momento difficile della sua vita. La cognata che già era a Saman le aveva parlato di quella comunità, delle cose belle che si facevano, che lì avrebbe potuto trovare un momento di riflessione per superare le cose brutte della vita. E così era arrivata a Lenzi. Sapeva che tra le attività c’era quella del giornalismo e lei desiderava conoscere quel mondo. Un giorno la chiamò Chicca Roveri, che sulla scheda di presentazione aveva letto di questa sua predisposizione, e le disse che sarebbe andata con Mauro Rostagno in tv, a Rtc. Una esperienza durata poco, il tempo di vedere qualche montaggio, di ascoltare e partecipare al confezionamento di qualche edizione di telegiornale, un paio di interviste, seguire Mauro in una sua missione  “investigativa” a Marsala, che quel mondo di impegno e spensieratezza le è stato spezzato la sera del 26 settembre del 1988 sulla strada di ritorno da Nubia, dalla sede di Rtc, tra Trapani e Paceco, a pochi metri dalle saline trapanesi, a Lenzi, una campagna distesa tra la montagna di Erice e la collina di Valderice, dove c’era l baglio sede della comunità Saman. Lei al solito sedeva affianco a Rostagno che guidava la sua Duna bianca, stava con i piedi sul cruscotto, spensierata, parlava di quello che si era fatto, di quello che si sarebbe fatto, pensava che di lì a poco avrebbe rivisto il figlioletto che come ogni giorno aveva lasciato alla cognata. E di colpo invece quei colpi sordi, i vetri dell’auto in frantumi, il sangue sul maglione di Mauro, altri colpi, la morte, il ruomore di sportelli che si chiudono e di un’auto che va via. Lei corre via va verso la comunità, corre a piedi, c’è chi le va incontro, dice che c’è stato un incidente, la raggiungono Chicca Roveri, e poi Maddalena, la compagna e la figlia di Mauro, anche a loro dice un incidente, Chicca le chiede se Mauro ha avuto un infarto, lei le risponde indicandole dov’è l’auto. Un incidente. Ma non lo dice per cominciare da quel momento a nascondere la verità, lo dice per lo choc che ha subito, per l’impressione della morte che le è passata accanto, per la paura che anche lei poteva essere uccisa se Mauro non le avesse detto di mettersi giù, sotto al cruscotto per ripararsi dai colpi. Non è reticenza, le è mancato il coraggio di annunciare a Chicca per prima che Mauro era stato ucciso. Oggi di anni ne ha 48, ed è una donna matura, un po’ appesantita, ancora si porta dentro la paura. Che non è solo quella della morte che l’ha sfiorata ma anche quella di essersi trovata sotto accusa, arrestata, sospettata di avere dato una mano a chi uccise Mauro. Di avere visto chi aveva sparato ma di averne taciuto i nomi. Ha dentro un’altra paura, quella che la giustizia possa ancora colpirla, ingiustamente, fare, moralmente, quello che i killer di Mauro magari non sono riusciti a farle fisicamente. Lei è Monica Serra, la ragazza che il 26 settembre 1988 era con Mauro in auto mentre i sicari mafiosi sparavano.

 

Ieri è comparsa come testimone nell’aula della Corte di Assise di Trapani dove si stanno processando il presunto mandante del delitto, Vincenzo Virga, e il presunto esecutore, Vito Mazzara. Lei è comparsa in aula vestita di una lunga tunica, capelli raccolti, della ragazza di allora sono rimaste le lentiggini sul volto.  Non ha voluto essere ripresa perché, si è capito, vorrebbe restare fuori da quel circuito dell’informazione nel quale si è sentita anche stritolata. Sui giornali sul suo conto era uscito di tutto, a poche ora da delitto si scrisse che lei aveva visto i killer, forse li aveva riconosciuti, poi col passare degli anni si scrisse che lei forse aveva fatto da complice per il delitto. Davanti alla Corte di Assise ha spiegato dell’ansia e della paura che la pervasero, e ancora ieri era come spaventata. «Sono stata sempre pronta a testimoniare, la giustizia con la quale volevo collaborare invece mi ha portato in carcere».

A molte domande ha risposto con dei «non ricordo» quasi suscitando fastidio anche negli stessi pm, nelle difese, nei giudici. Ma ha spiegato che dopo 22 anni è difficile ricordare, anche gli stessi momenti del delitto, lei giovanissima ch si trovò sotto il fuoco dei sicari. Uno choc che si porta ancora dietro. Non era reticenza e alla fine si è compreso che la sua non era una voglia a nascondere. Si è adirata invece quando dalla difesa si è sentita fare domande sulle relazioni d’amore dentro la comunità, «ma posso fare io una domanda – ha detto ad un certo punto rivolta all’avv. Ingrassia, difensore di Virga – ma tutto questo col delitto cosa c’entra?».

«Hanno fatto in modo, ponendo domande suggestive, che io dicessi che c'era qualcuno che ci aspettava la sera dell'agguato». Ha detto che, nel corso degli anni, gli investigatori avrebbero cercato, a volte, di condizionare la ricostruzione da lei fornita sulla dinamica dell'agguato. Serra ha specificato di avere invece sempre sostenuto che, mentre «l'auto era in marcia, sono stati esplosi dei colpi di fucile dal retro». Versione confermata anche oggi in aula. «Dopo i primi colpi chiesi a Rostagno se andava tutto bene e lui mi rispose “sì non ti preoccupare, ma stai giù”». A quel punto la donna ha detto di essersi rannicchiata sotto il cruscotto e di aver udito, subito dopo, altre due detonazioni molto forti, provenienti dal lato sinistro. «Sono scesa dall'auto per chiedere aiuto solo quando ho sentito un'auto partire a gran velocità».

C’era lei quella sera del 26 settembre 1988 con Rostagno. Da una settimana lavorava a Rtc, mattina e sera era sempre lo stesso tragitto che facevano tutti e due assieme, con la stessa auto: «Ero contenta perchè era quello che volevo fare, andare a lavorare in televisione». Rostagno non correva mai, guidava con prudenza, andatura normale anche quella sera. Il suo racconto sulla scena del delitto è toccante: «Io tenevo i piedi sul cruscotto al solito, d’improvviso ho sentito dei colpi e i vetri in frantumi del lunotto posteriore che si diffondevano per la macchina, ho guardato Mauro ho sentito la macchina avere un paio di sussulti e fermarsi. Ho visto il maglione che indossava, bianco, sporcato di sangue all’altezza della spalla destra, gli ho chiesto se stava bene, mi rispose dicendo di stare giù, ed in quel frangente mentre mi mettevo sotto al cruscotto immaginavo, non sentendo più sparare, che saremmo tornati a Rtc per dare la notizia, fare lo scoop, e invece ho sentito altri due colpi, più vicini, dalla parte dello sportello di Mauro. Sono rimasta giù, mi sono mossa e sono scesa dopo avere sentito il rumore di un’auto che faceva retromarcia e poi l’ho sentita allontanarsi, avevo anche sentito i rumori di sportelli che si chiudevano». Il racconto è proseguito. «Sono scesa sono corsa verso la comunità, dapprima ho incontrato uno dei sorveglianti, poi ho cercato Chicca, le ho detto che c’era stato un incidente, lei mi chiese se Mauro aveva avuto un infarto. Chicca si allontanò e salendo sopra incontrai Maddalena anche lei mi chiese del apdre e dissi anche lei che c’era stato un incidente».

Su questo particolare è stata come contestata dalle parti, come c’era stato un omicidio e lei parlava di incidente? «Forse l’ho fatto per proteggermi e proteggere Chicca e Maddalena, non me la sono sentita di dire la verità».

Se in quei giorni a Rtc e a Rostagno era accaduto qualcosa in particolare, lei ha ricordato di una «missione» a Marsala. «Mauro si occupava di uno scandalo accaduto a Marsala e incontrò un giorno, il sabato precedente il delitto, un sindacalista (della Cisl ndr), Nino Santoro. Rostagno ricordo che mi disse “adesso ho capito perchè è uscito questo scandalo”». Monica Serra dice di non ricordare con esattezza, c’è però un suo verbale del maggio 1990: lei allora riferì che Rostagno le aveva detto che c’era coinvolto un appartenente ai carabinieri, forse un maresciallo o un colonnello, si limitò a dire adesso ne vedremo delle belle». Il verbale infatti proseguiva facendo cenno alla corruzione di un brigadiere dei carabinieri, un carabiniere che non fu pagato «e per questo venne fuori lo scandalo».

Ma i ricordi di Monica Serra sono stati anche altri: «Cardella (Francesco l’ex guru della comunità ndr) aveva chiesto a Mauro di non esagerare perchè stava denunciando tanto». E su Cardella: «Non l’ho visto molto in comunità, veniva ogni tanto, e guardava tutti dall’alto, una figura quasi ascetica, veniva servito dentro il “Gabbiano” la residenza dei dirigenti della comunità, mentre spesso Mauro e Chicca pranzavano e cenavano con tutti gli altri».

I pm Paci e Del Bene hanno chiesto se ricorda di una cassetta sulla scrivania di Rostagno con su scritto non toccare. «Si, mi sembra che c’era, poi ne ho sentito parlare, ma ho anche pensato che poteva essere una cassetta senza importanza, mi sembrava normale che sulla scrivania di una persona ci possa essere qualcosa con la scritta non toccare».

Poi è tornata a ricordare i giorni successivi al delitto. E in scena è tornato quel Nino Santoro che poche ore prima del delitto aveva parlato di scandali e robacce varie con Mauro Rostagno. Santoro all’indomani del dleitto la andò a trovare: “Mi chiese se avessi riconosciuto i killer. Mi spaventai della domanda e raccontai il fatto al pubblico ministero Messina”. Non vedeva il momento di andare via e questo avvenne quando il padre la andò a prendere e portare via da Lenzi.

Il racconto dell’agguato lo ha dovuto ripetere diverse volte in aula rispondendo anche alle domande dei difensori degli imputati. “Io quella sera non ho visto nessuno, non ho visto ostacoli davanti a noi, Mauro al solito guidava piano, all’angolo della stradina c’era una bambina lui era senza occhiali e mi chiese se era Kusum, sua figlia, no gli risposi, non è lei, non ho sentito macchine che ci inseguivano o visto auto che potevano essere davanti, oggi non ho ricordi nitidi, ma subito ho raccontato ogni cosa ai carabinieri e quindi le cose scritte sui verbali nell’immediatezza sono quelle che ho vissuto in prima persona ed ho riferito”. I colpi sono arrivati improvvisi, “nella mia incoscienza pensavo che saremmo tornati a Rtc a raccontare dell’agguato, ma sono arrivati altri colpi, due forse, più vicini, quelli che uccisero Mauro”. Con le loro domande le difese sono tornate a indagare su quello che avveniva dentro la comunità in quegli anni. Le relazioni sentimentali che si intrecciavano, i tradimenti, le gelosie. Invece delle armi e delle possibili vere ragioni del delitto si è parlato di quello che poteva avvenire a letto. Gli amanti di questo o quella. “Ma che c’entra tutto questo col delitto”ad un certo punto è sbottata ei che ha detto di avere rimosso anche le storie che lei poteva avere avuto. “Volete sapere perché lo hanno ucciso? Leggete le cose che diceva ogni giorno”. E poi arrivò la storia di quello scandalo scoppiato a Marsala, tangenti e carabinieri corrotti all’epoca in cui Marsala era governata da uomini del Psi, uomini vicinissimi al vertice nazionale. In altra udienza era venuto fuori che Cardella, il guru, si era rivolto dopo il delitto a Claudio Martelli per sapere se col delitto c’entrava la storia di questi scandali dei quali Mauro Rostagno parlava ogni giorno in tv: “Ladri si ma assassini no” gli avrebbe risposto Martelli.

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