Mauro Rostagno

Udienza 25 maggio

L' undicesima udienza. Grazie a Marco Rizzo e Laura Spanò

Di Laura Spanò.

 

Undicesima udienza, stamane del processo contro mandante ed esecutore del delitto del giornalista e sociologo Mauro Rostagno. Stamane controesame  da parte degli avvocati degli imputati: il boss di Trapani Vincenzo Virga e il killer Vito Mazzara, di Emilia Fonte, la donna che all'epoca dell'omicidio di Rostagno aveva 17 anni. Davanti ai giudici della Corte d'Assise di Trapani,  la testimone, ha raccontato che quella sera mentre giocava con la sorella, ha notato l'auto di Mauro Rostagno che si stava dirigendo verso la comunità Saman, seguita da una macchina con a bordo tre giovani.  Poco dopo ha detto di aver ha udito gli  spari.

Emilia Fonte sotanzialnmente ha confermato quanto dichiarato nel corso della precedente udienza. Ancora stamane è stato ascoltato anche il giornalista Salvatore Vassallo, collega di Mauro Rostagno. Vassallo ha rivelato alla Corte un particolare davvero interessante ma già ribadito dice lo stesso Vassallo in due momenti distinti, la stessa sera dell'omicidio, quel 26 settembre, davanti ad un ispettore della Digos di Trapani e successivamente davanti al magistrato Messina. "Un impiegato di banca, Ignazio Piacenza, genero di un personaggio assai chiacchierato di Buseto Palizzolo, tale Maiorana e ritenuto vicino agli ambienti mafiosi - ha dichiarato stamane  Vassallo - mi disse mentre mi trovavo in banca per un versamento, quella era la mia banca, che Mauro era segnato e che tra un mese sarebbe stato spento".

Salvatore Vassallo ha ribadito che "in un primo momento non fece caso a quelle parole, poi però, collegando quella persona che aveva parlato con me e il suocero che si diceva vicina ad ambienti mafiosi di Buseto - ci pensai e lo riferì a Mauro ed anche lui rimase perplesso perchè anche lui aveva sentito parlare del suocero". Vassallo riferisce di questo colloquio come successivo ad una telefonata di minaccia arrivata a RTC sempre sullo stesso tono " fatilu finiri a chissu vistuto di biancu". Vassallo dice di averla sentita lui perchè per caso rispose lui al telefono. Salvatore Vassallo è stato sentito per due ore dalla Corte, ha anche raccontato di non essere mai stato sentito da allora ad oggi, tranne che nel '93.

 

Di Marco Rizzo

Ravazza riferisce al PM Gaetano Paci che, oltre alle sue deposizioni note dai verbali, fu ascoltato dai Carabinieri, da Montanti in particolare in un contesto "informale" nel senso senza redazione di alcun verbale. All'epoca su Rtc si era detto pubblicamente che la pista interna condotta dai carabinieri non era credibile. I carabinieri invitarono "violentemente" nei toni Ravazza a non mettere in dubbio le indagini o chiedere verità o  responsabili: "non vi permettete di chiedere che le indagini vengano condotte con serietà perchè è così". Ravazzaprecisa che quell’invito venne fatto a voce alta, con tono aggressivo.

Altra precisazione, riprendendo un vecchio verbale citato dai PM: Ravazza non crede che Mauro fosse subordinato a Cardella nell'attività giornalistica. Al più, visti i rapporti di amicizia all'epoca, potrebbe averlo convinto su alcunecose, ad es. puó averlo fatto ricredere su Canino.

Una cosa che finora non è stata detta in aula, su domanda dell'avvocato di Maddalena e Chicca Roveri, Carmelo Miceli, Ravazza risponde che visto il
successo di Rtc grazie alle denunce di Rostagno, l'editore era pronto a espandere la copertura oltre la provincia di Tp, incluse Agrigento e Palermo.

La difesa ha sollecitato il giornalista riguardo alla sua partecipazione a dei pezzi, in particolare quello sull'omicidio Giacomelli. Anche se dalle trascrizioni il pezzo sembrerebbe firmato da Ninni, è possibile che sia stato usato solo una registrazione del processo in cui erano imputati tra gli altri Salvatore Giuffré e Giuseppe Vincenzo Rallo presieduto da Giacomelli effettuata da lui per un pezzo più amplio. Può accadere che in una redazione specie di untg locale si riprendano vecchie registrazioni.

Riguardo la famosa cassetta con scritto "non toccare", Ravazza non esclude che sia esistita se non altro perché, vista la penuria di mezzi, spesso i giornalisti si facevano dare le cassette (che erano riscrivibili!) dagli operatori e vi scrivevano "non toccare" per evitare che qualcuno le riciclasse.

Mazzonello era il cronista di giudiziaria a RTC all’epoca dell’omicidioRostagno. Il suo compito era andare nelle aule di tribunale e fare i resoconti, specie dei processi in corte d’assise. Gli stessi resoconti venivano anticipati a Rostagno che li condiva di commenti per i suoi editoriali (come fu per il processo Lipari) quando non vi era Mauro stesso in aula. La difesa di Virga ha suggerito paragoni tra quanto realizzato da Mauro per i suoi editoriali e quanto scritto da Mazzonello sul Giornale di Sicilia, di cui all'epoca era collaboratore. Credo sia opportuno precisare, specie per chi magari è a digiuno di giornalismo, che un articolo di giudiziaria su un giornale difficilmente può essere condito di commenti, frecciate e osservazioni come un commento televisivo di Mauro Rostagno. come ha detto Mazzonello: "Io facevocronaca".

Ciò non toglie che Mazzonello fu minacciato: "ah, giornalista, che lingua lunga che avete tu e quello vestito di bianco", è la "battuta" detta dalla gabbia in aula da mariano agate al cronista al processo lipari.

Anche il fratello di agate, gianbattista (anche lui in seguito arrestato per mafia per la famosa indagine sulla costruzione di pale eoliche in provincia) fuori dal tribunale si trovò a ripetere la battuta, aggiungendo "che venite a fare qui? alla gente ‘ste cose non interessano". Mazzonello rispose che se non fosse venuti lui, qualcun altro sará sempre presente per raccontare al pubblico cosa accade.

"Alle 14 per il tg di Rostagno la città si svuotava. Rostagno attaccava i mafiosi e la parte sporca della politica e del potere e ne aveva per tutti, senza peli sulla lingua, con un giornalismo molto pungente." Mazzonello fa presente una cosa forse non ricordata abbastanza spesso in aula sull'impatto di rostagno. "se andavo dal macellaio a quell'ora mi diceva 'devo sbrigarmi,devo andare a sentire il tg di Rostagno'"

Nota: Non essendoci dati Auditel, l'unico modo per verificare se RTC stesseattraversando un periodo di successo è dagli introiti pubblicitari: se aumentavano gli spazi pubblicitari o i prezzi degli stessi evidentemente c'era più richiesta, quindi più visibilità dell'emittente. Ad oggi credo sia l'unico
dato "matematico" per verificare la popolarità della rete locale, anche se penso non ci sia bisogno di ricordare ai trapanesi quanto era seguita RTC all'epoca di Rostagno.