Mauro Rostagno

Udienza 1 giugno

Processo Rostagno: comincia la dodicesima udienza

Dodicesima udienza del processo per il delitto Rostagno, imputati i mafiosi Vincenzo Virga e Vito Mazzara. Segnaliamo la presenza oggi in aula del PM Antonio Ingroia, assente da qualche tempo in aula.

Oggi sono previste le testimonianze di Gianni Di Malta, ex operatore di Rtc, e Andrea Grandi, l'ospite di Saman che accompagnò Chicca Roveri sul luogo del delitto quella sera del 26 settembre '88.

Depone per primo Gianni di Malta.

NB: avviso sin da subito che potrei avere problemi tecnici causa alimentazione del computer.

 

Da TRV a RTC, Di Malta racconta

Di Malta specifica l'impiego ai tempi di RTC quando si chiamava TRV: operatore e in seguito capo-tecnico, anche nei mesi in cui lavorò Rostagno. Spesso lo accompagnava per delle riprese. Cominciò a collaborare nell'85, per poi passare a Telescirocco. Tornò a lavorare a RTC proprio su sollecito di Mauro (che aveva conosciuto qualche anno prima), verso le fine dell87/inizio 88. Quando la rete si chiamava TRV gli editori erano i fratelli Burgarella (Salvatore e Puccio), quando diventò RTC i riferimenti diventarono Puccio Burgarella e la moglie.

Gianni conferma di avere avuto un rapporto molto stretto con Rostagno, con cui passava molto tempo insieme specie per i servizi. All'epoca gli altri operatori erano principalmente Michele Monreale, Beppe Aiello (che si occupava per lo più dei montaggi), e Bartolo Alagna.

La redazione era composta da Ninni Ravazza, per un mese circa Salvatore Vassallo, Enzo Mazzonello (ascoltati questri nell'undicesima udienza), Giacomo Pilati, Rosa Ruggirello, Mario Torre e vari inviati che si collegavano telefonicamente dalla provincia. A questi si aggiungevano i ragazzi della Comunità Saman portati da Mauro, che gli offriva un'occasione di reintegro sociale e lavorativo, tra questi all'epoca Massimo Coen, Tommaso Torinesi, Riccomini, Fausta Salvatori e Monica Serra.

Nonostante il direttore responsabile non fosse Rostagno ma Enzo Tartamella, l'indirizzo redazionale era dato da Rostagno, con brevi riunioni di redazione alla mattina o colloqui con i singoli giornalisti. Spesso al mattino Mauro aveva già una certa idea su come orientare il telegiornale (tranne ovviamente in casi di notizie emerse nel corso della giornata).

L'archivio di RTC secondo Di Malta

All'epoca le videocassette erano molto care, l'unico sistema professionale era i 3/4 di pollice, usato dalle reti locali. Cassette di due modelli: una da 20 minuti (per i servizi esterni, molto costose) e quelle da un'ora usate per l'emissione. Le prime venivano spesso riutilizzate per altre registrazioni. Il materiale presente oggi di Rostagno è al più il 50% di quanto effettivamente registrato.

Alcuni servizi venivano archiviati, su indicazione dei giornalisti, perché ritenuti particolarmente importanti. A volte capitava che si usavano per sbaglio cassette che erano state messe da parte. Rimanevano per lo più le registrazioni del TG integrale, compreso di quanto registrato in studio e i servizi. Per legge bisognava tenere per 30 gg in archivio cosa andava in onda. Molti di questi tg venivano riciclati. L'archivio si trovava in una stanzetta affianco alla centralina, nella sede di RTC.

Verso la fine dell'88/inizio '89, qualche tempo dopo la morte di Mauro Di Malta lasciò RTC, e per qualche tempo l'archivio pare fosse ancora lì. Poi chi acquistò i capannoni (Alberto Alagna) continuò a custodire quel materiale, lasciandolo in quella stanza. Qualche anno dopo Carla Rostagno gli disse che aveva intenzione di recuperare l'archivio, Di Malta parlò con la figlia di Alagna (che era molto malato) che lo mise in contatto con la Rostagno per capire se si potevano recuperare le cassette, ma Di Malta non sa se effettivamente lo fece.

Dopo il procuratore Paci, adesso è la volta di Ingroia nell'interrogazione di Di Malta.

Le minacce del boss Mariano Agate

Di Malta seguiva anche i processi, ma non ricorda se e quante volte anche Mauro era presente in tribunale e non ci fossero solo i giornalisti di giudiziaria.

Al processo Lipari una volta Mariano Agate, boss di Mazara del Vallo, mise paura all'operatore, minacciandolo. Il periodo non viene ricordato esattamente da Di Malta, ma era vicino all'omicidio Rostagno.

"Non ti rischiare a riprendere i miei familiari, sai", disse il boss all'operatore, spaventandolo.

"Tu ricci a chiddu ca varva d'un rumpere i cugghiuna", disse inoltre Agate al cronista di giudiziaria presente in tribunale, riferendosi a Rostagno.

Di Malta non ricorda se fu effettivamente Mazzonello o Coen a ricevere questa minaccia, perché ci furono due occasioni. In una era presente, l'altra fu riferita da Rostagno. Sapendo che Mazzonello la scorsa volta ha riportato un episodio simile ma differente ("Digli a quello vestito di bianco che non dice minchiate, queste cose non interessano") possiamo pensare che in questa occasione fosse Coen il cronista presente. Inoltre in un verbale del '95 Di Malta precisa che si trattava di Coen.

"Gianni, a Marsala sta succedendo un casino"

A Marsala erano appena sorti gli scandali delle tangenti dell'Ente fiera vini, e dell'ente teatro del mediterraneo, ma su questi fatti Rostagno non ebbe tempo di parlare a dovere perché fu ucciso. Il sabato precedente si trovavano entrambi a Marsala per unc onvegno della Cisl. L'esponente politico invitato fu proprio Canino, di Malta voleva inquadrarlo quando arrivava, Rostagno gli disse che preferiva inquadrasse chi lo salutava. Poi sia un sindacalista, tale Santoro, che lo stesso Canino volevano parlare privatamente con Mauro.

In viaggio verso Trapani poi Rostagno gli disse: "Mamma mia, Gianni, cosa sta succedendo a Marsala. Sta succedendo un casino ma non possiamo parlarne perché Paolo Borsellino [all'epoca Procuratore a Marsala, ndr] ha le mani legate. Vedrai nei prossimi giorni cosa faremo..."

Davanti la sede di RTC Mauro si fermò in auto per ascoltare "Je so pazzo" di Pino Daniele, e parò ancora con Di Malta: disse che nel "casino" di Marsala c'entrava un maresciallo dei carabinieri e che sarebbero tornati a Marsala per approfondire. Il lunedì seguente, il 26 settembre, Mauro Rostagno fu ucciso.

Un piccolo litigio e una cassetta misteriosa

L'ultimo giorno Mauro era tranquillo, anche se nell'ultima settimana c'era un cambio di umore, non era scanzonato come sempre. Di Malta pensava fosse legato alla comunicazione giudiziaria (per il caso Calabresi) ricevuta poco tempo prima. All'inizio della giornata Mauro però sembrava sereno. Poi, in tarda mattinata cambiò umore. Di Malta e Rostagno si rividero nel pomeriggio, ma quando si salutarono al mattino era presente una persona in ufficio con Mauro a cui Di Malta non prestò attenzione. Nel pomeriggio si rivolse con Di Malta anche in maniera aggressiva, mentre gli porgeva una cassetta con riprese all'Ufficio Provinciale del Turismo dove c'era una conferenza stampa. "Io non ne parlo più di politica in questa tv, ora se ne occupa Ravazza", disse Rostagno con fare aggressivo.

I due si salutarono nel corridoio. Mauro gli chiese di portare una cassetta a Caterina Marceca di Telesud che aveva avuto in prestito (cosa che poteva capitare tra emittenti locali in un clima di collaborazione).

Di Malta prese una cassetta dalla scrivania di mauro pensando fosse quella da consegnare a Telesud, con su scritto "Personale - Mauro" o qualcosa del genere. Mauro lo fermò velocemente dicendogli "non è questa".

Mentre si trovava a Telesud Di Malta venne a sapere dal collega Michele Monreale che Mauro era stato ucciso.

Quel 26 settembre nel racconto di Di Malta

Molto commosso, l'operatore e amico di Mauro racconta di quando arrivò sul luogo del delitto, insieme a un altro collega di RTC.

Di Malta conferma quanto raccontato dall'operatore di Telescirocco Agostino Occhipinti in una delle prime udienze: gli operatori di RTC non avevano modo di riprendere (forse avevano dimenticato la batteria della telecamera) e si appoggiarono a Occhipinti.

"Arrivammo sul posto pensando di trovare Mauro... e invece Mauro non c'era più", racconta visibilmente commosso Di Malta. L'udienza viene sospesa.

Quando si riprende, Di Malta conferma che la Serra non era più sul posto, ma c'erano giornalisti e forze dell'ordine.

L'ufficio di Rostagno, le due cassette sparite e le minacce registrate

Di Malta continua a raccontare su sollecito del pm Ingroia.

Descrive che Mauro aveva un ufficio personale a RTC, solitamente chiuso a chiave. Affianco a un porta fotografie con la foto di Maddalena, c'era la già citata cassetta, che si trovava lì da tempo. Quando di Malta la prese per sbaglio, come già detto, fece caso alla scritta "Non toccare - Mauro Personale".

Quando tornò a RTC Gianni Di Malta vide che la stanza era aperta, non sa da chi o come. Non fece caso se la cassetta ci fosse o meno, inizialmente non diede molto peso alla cassetta, inoltre era ancora scosso.

In passato, in un interrogatorio (tra i vari fatti in maniera spontanea) Di Malta riferì della cassetta perché gli venne chiesto e gli tornò in mente. Poi si rese conto che chi lo interrogava (non ricorda chi) parlava di un'audiocassetta. E in effetti, c'era ANCHE un'audiocassetta nell'ufficio. Mauro aveva preteso un paio di mesi prima dalla morte che gli venisse montato un registratore vicino al telefono per registrare le telefonate in entrata visto che ultimamente aveva ricevuto minacce (e insulti e parolacce) telefoniche.

Entrambe le cassette sono sparite, come venne a sapere Di Malta dai colleghi e dalla stampa.

C'era anche un libro, dentro un armadio a vetri, scomparso la stessa sera. Era un libro sulle saline di Trapani.

Rostagno non sapeva usare la telecamera professionale (quella che usava le cassette del modello di quella sparita) ma era in grado di usare una videocamera "handycam" che gli comprò Burgarella su richiesta esplicita.

Mauro gli chiese (non ricorda di preciso quando, forse era già presente Monica Serra, quindi una decina di giorni prima) come riversare una cassetta dal formato amatoriale al professionale, insistendo perché lo facesse lui stesso. Di Malta gli spiegò il metodo, molto semplice. In effetti non era possibile invece per Mauro montare il servizio da solo. Il formato professionale "Umatic 3/4" era fondamentale per andare in onda.

Quando Mauro disse "Beniamino Cannas è uno dei miei pochi amici"

Di Malta conobbe Rostagno 2-3 anni prima la collaborazione a RTC. Con il giornalista Wally Cammareri Mauro gestiva uno spazio all'interno del programma "Paese Mio" con i ragazzi della comunità. Di Malta conobbe invece Francesco Cardella quando tornò a RTC con Rostagno.

Fino a qualche tempo prima dell'omicidio c'era un ottimo rapporto tra Cardella e Rostagno, racconta Di Malta. Poi nell'ultimo mese - più o meno - il rapporto si incrinò. Una volta in auto rostagno era molto triste e disse a Gianni: "Ci fosse qui Renato [Curcio, ex collega universitario di Rostagno e in seguito leader delle BR, Ndr] gli farei vedere io a Cardella come fare la comunità".

Chiacchierando in ufficio tempo dopo invece disse invece "Mi sono rimasti solo due amici: Beniamino [il maresciallo Cannas, che nella sua deposizione aveva minimizzato i rapporti con Rostagno, Ndr] e Renato Curcio", senza menzionare Cardella.

Dopo la morte di Mauro, Di Malta andò a lavorare a Milano per coi collaborare con Saman come volontario. Nei primi anni '90 molte persone gli avevano riferito che i rapporti tra Rostagno e Cardella si erano incrinati dopo l'intervista a Mauro su King, dove esprimeva una posizione diversa sul fenomeno droga. L'operatore afferma che gli sembrava esagerato, leggendola, che quel rapporto fosse stato guastato solo da quell'intervista.

Di Malta non sa se il trasferimento dal gabbiano (l'edificio della Comunità dove alloggiavano i dirigenti) di Rostagno voluto da Cardella, di cui era venuto a sapere da Monica Serra, era riconducibile a quell'intervista. In realtà un ex ospite di Saman (non ricorda bene quale) gli riferì che Mauro lasciò il gabbiano volutamente, "per riflettere", ma non può garantire sull'attendibilità di chi gli riferì questa cosa.

Di Malta a Milano e Jupiter in Somalia

Di Malta prosegue nel suo racconto. Nel periodo in cui lavorava a RTC non c'erano rapporti tra Di Malta e Cardella. Dopo la morte di Mauro, Di Malta spinse con i Burgarella e Cardella perché i ragazzi della comunità tornassero a frequentare RTC, ma la cosa durò solo una settimana per ripensamenti della moglie di Burgarella (intestataria di RTC) senza addurre motivi.

Dopo qualche mese Di Malta lascia RTC e gli viene proposto di andare a lavorare a Milano (circa '89-'90). Lì iniziano rapporti più stretti con Cardella, che lo aveva invitato in Lombardia e lo ospita per alcuni mesi, in via Plinio, dove si trovava una delle sedi della Saman milanese. Nel corso della permanenza a Milano Cardella gli propone di curare dei corsi di formazione per i ragazzi ospiti della comunità.

Solo in un paio di occasioni hanno parlato di Rostagno, nei 4-5 anni di frequentazione milanese, su sollecito di Di Malta stesso. Cardella tagliò sempre corto dicendo: "Mauro l'ha ammazzato Mariano Agate", e se ne diceva convinto, senza aggiungere come mai giungeva a quella conclusione.

Dopo un po' di tempo a Milano Di Malta decise di tornare in Sicilia, per fare il giornalista. Cardella gli disse: "Gianni, ho già un morto sulla coscienza, vuoi che ne abbia due?". Di Malta pensò che fu un pensiero gentile, un gesto di amicizia, e restò.

Giuseppe Cammisa detto Jupiter era un ospite della comunità (come tossicodipendente) che divenne via via persona di fiducia per Cardella. Creava "guai" anche fuori dall'Italia: a Malta fu fermato con della cocaina, mentre era ospite di Di Malta a Milano (su richiesta di Cardella) faceva uso di droghe, eppure continuava a essere uomo di fiducia di Cardella. Da lui fu mandato poi in Somalia con un "pacco di farmaci" insieme a un somalo amico di Cardella per aprire un ospedale.

Cammisa in Somalia conobbe Ilaria Alpi, giornalista del tg3 uccisa nel '94 a Mogadiscio perché scoprì un traffico d'armi e rifiuti tossici coperto - pare - dalla cooperazione italiana e i servizi segreti.

Tra le stanze di RTC, e al ristorante con Canino e Burgarella

I rapporti tra i colleghi e con i politici

Rostagno aveva dei buoni rapporti professionali con il collega Ravazza, perché comprendeva la sua posizione di giornalista ma anche dipendente del Comune di Trapani, che veniva spesso attaccato da Rostagno (che tra le altre cose lo chiamava Palazzo d'Alì e i 40 ladroni, riferendosi alla sede del Comune).

Di Malta venne a sapere di alcune liti tra i due, "Mi spiace per Ninnni ma il mio lavoro è questo", diceva.

Burgarella non faceva pressioni a Rostagno. Anzi, dice Di Malta che gli era grato di avere portato successo (e liquidità, grazie alla pubblicità) alla televisione. "C'era una lista d'attesa pubblicitaria anche di mesi" Il ragioniere raccontava a Di Malta di avere più di cento contratti pubblicitari, evidente segno del successo di RTC dall'arrivo di Rostagno in poi. Uno stratagemma per attirare l'attenzione era inquadrare la gente comune per strada con delle interviste anche banali perché queste poi si sarebbero riviste in tv.

Burgarella aveva ottimi rapporti con due politici di rango dell'epoca: Bartolo Pellegrino e Ciccio Canino. Burgarella aveva ottenuto un grosso appalto per il metanodotto di Trapani e quei due erano i suoi referenti politici. Riguardo alle eventuali pressioni di Canino a Burgarella riguardo Rostagno, Di Malta racconta che tramite Cardella fecero venire in sede Rostagno per intervistare un altro deputato regionale della DC della provincia di Agrigento vicino a Canino. Rostagno rimase turbato per questa cosa.

Circa una decina di giorni prima dell'omicidio Mauro chiese a Di Malta di riprendere un'auto ferma davanti a RTC e poi di chiamare la questura. Nell'auto (forse un'Opel) c'era un signore che uscì con quella che sembrava una scusa, poi arrivò la polizia che lo identificò.

Quella volta che Burgarella salvò Rostagno

Dal collega Giuseppe Aiello (che ha già raccontato la vicenda agli inquirenti), in un pub a Trapani dopo la morte di Mauro, Di Malta venne a sapere di una cena a Palermo: nel ristorante era presente Canino e anche Burgarella, seduto al tavolo con il direttore di Videotime, rete locale palermitana. I due discutevano dell'ampliamento di RTC a nel capoluogo, e il collega disse a Burgarella: "Chi te lo fa fare, che già ti hanno ammazzato un giornalista?"

"Per questo con quel pezzo di merda lì è da un mese che non ci parlo", rispose Burgarella indicando Canino seduto a un tavolo lì vicino. Secondo Di Malta, Burgarella disse anche "Io avevo già salvato una volta Mauro e per questa volta sono stato colto di sorpresa non c'ero riuscito, per questo non ho parlato più con Canino".

Altre notizie sul pranzo a Palermo

A proposito di giornalisti che hanno afrontato il caso Rostagno, Di Malta conferma di non avere mai conosciuto Sergio Di Cori, che non gli è mai stato citato da Rostagno. Idem per Aldo Ricci.

Riguardo al già citato pranzo a Palermo, pare che l'intercessione diretta di Burgarella fosse Canino. A un altro pranzo a cui era presente di malta, Burgarella disse provocatoriamente a un giornalista: Mauro è stato ucciso da me, o da Cardella o la Grande Mafia. Per me sarebbe stato controproducente, Cardella non credo, quindi è stata la mafia.

Dopo la morte di rostagno venne "sostituito" da un pupazzo vero e proprio, che avrebbe dovuto leggere gli editoriali. Per fortuna questo esperimento duró poco.

I rapporti tra Rostagno e Cannas

Trq Rostagno e Cannas c'era un grande rapporto di fiducia. Il maresciallo era senza dubbio una fonte, racconta Di Malta, che peró non partecipava ai colloqui con il maresciallo. Dopo la morte di Mauro sia la Roveri che Cardella hanno provato ad avvicinare Cannas, ma non sa cosa si sono detti.

Rostagno, Ravazza e Di Malta

Riguardo al fatto che Rostagno disse a Di malta il lunedì dell'omicidio che non si sarebbe più occupato di politica vuol dire che qualcuno l'ha messo davanti ad una scelta: "o smetti di parlare di politica o te ne vai".

Di malta non chiese spiegazioni a Ravazza (verso cui lo aveva indirizzato Mauro) anche negli anni seguenti.

Tra i due i rappporti si erano rafreddati in particolare quando Ravazza dichiarò a telefono giallo: "sempre quel lunedì Rostagno aveva litigato con Di Malta. Quella sera quest'ultimo era a Telesud per contrattare". Di Malta smentisce.

Di malta chiese invece spiegazioni a Caterina Burgarella che non rispose.

Secondo Di Malta, per Mauro Ravazza non doveva fare il giornalista per la sua posizione di impiegato comunale ma i due erano comunque in buoni rapporti.

In effetti anche Ravazza, racconta Di Malta, aveva scritto dei pezzi forti contro il comune che però erano stati firmati da mauro.

Quel bilancio segreto al comune denunciato dal PCI a Rostagno

Di Malta risponde a Ingroia che accompagnava Mauro quotidianamente. Uscivano con la macchina della TV o quando non era disponibile con l'auto di Mauro o quella di Gianni Di Malta. A volte guidava Di Malta anche la Duna di Mauro, perché, dice "era una lumaca".

Alla domanda su i servizi di cui si occupavano, Di Malta risponde che in quel periodo c'era grosso fermento politico a Trapani e Marsala. Diversi consiglieri comunali di opposizione (dell PCI, per la precisione Nino di Gregorio, Peppe Manzo, Angela Cangemi) e un deputato regionale del PCI (Pino Vizzini) parlarono con Mauro confidenzialmente e dichiararono che nel comune di Trapani c'era un "bilancio segreto", un bilancio in nero gestito dagli amministratori di allora. Mauro decise di indagare su questo fatto, che fu confermato in seguito. A governare la città c'era il pentapartito, e il sindaco (Augugliaro) era rappresentante della DC. Di Malta non ricorda se i consiglieri comunali fecero anche una battaglia in consiglio comunale su questa cosa.

"Mauro sembrava quasi un bambino quando aveva questi scoop, ed era contento di scavare nel marciume per renderlo pubblico. Ma da bravo giornalista qual'era voleva prima verificare quanto era vero", dice Di Malta.

A gestire quel bilancio pare ci fosse anche Francesco Canino (DC), assessore regionale e politico forte del trapanese (il suo nome, come noto, saltò fuori nell'inchiesta sulla loggia segreta Iside 2).

Di Malta risponde alle parti civili

Gianni Di Malta risponde all'avvocato di Saman, Elio Esposito, che gli chiede specifiche anche piuttosto tecniche sui mezzi in uso a RTC.

"In studio avevamo il minimo indispensabile, 3-4 registratori, una sola centralina di montaggio. La telecamera di mauro certamente era amatoriale."

Riguardo a quanto testimoniato Di Cori riguardo a precise riprese amatoriali girate da Mauro a Kinisia, che filmavano un traffico d'armi, Di Malta fa presente che Rostagno non gli parlò mai di quel fatto.

Riguardo alle lamentele di Ravazza riguardo alla durezza dei servizi di Rostagno sul comune, Di Malta precisa che non ci sono stati litigi tra i due, ma più lamentele ad alta voce da parte del giornalista.

Riguardo ai rapporti di Cardella con esponenti politici di rilievo, Di Malta cita Craxi, e accenna che c'erano altri nel partito socialista come Martelli e De Michelis con cui intratteneva legami. A volte Cardella ospitò sul suo aereo privato alcuni di questi politici, e anche sulle sue barche. "Cardella era molto generoso - dice Di Malta - e condivideva i suoi beni con gli amici." "Con la generosità di Cardella - chiosa l'avvocato - termino le mie domande."

L'avvocato Lanfranca, per Carla Rostagno, chiede in che termini Rostagno indagò del "Centro Scontrino" che nascondeva la loggia segreta Iside 2. Quando Rostagno cominciò a indagare si limitava inizialmente al Circolo Scontrino, intervistando il filosofo, docente e gran maestro Grimaudo. Ma Rostagno precisò presto che quel Circolo culturale nascondeva qualcosa di grosso. Quelle interviste e quelle indagini avvennero nel corso del settembre '88. Per quanto ne sapesse Di Malta, Mauro non parlò di quanto scoperto sulla Loggia con il maresciallo Cannas, ma può immaginare di sì, visto che si sentivano molto frequentemente. "Fino all'ultimo non ho mai avuto la percezione di un allontanamento tra i due", spiega.

Parlando di Jupiter/Cammisa, Di Malta ricorda che era originario di Mazara del Vallo e che si vantava di conoscere tutti i mafiosi della città.

Politica, mafia e poteri occulti a Trapani: le denunce di Rostagno

Tocca all'avvocato Carmelo Miceli (che rappresenta Chicca Roveri e Maddalena Rostagno) interrogare il teste.

Chiede se il rapporto con Rostagno da professionale diventò amicale, viste la frequenza dei contatti. Di Malta spiega che avendo rivisto in Mauro una persona simile al padre scomparso 12 anni prima, lo vedeva come una figura paterna. Di Malta, che all'epoca era poco più che ventenne, si confidava con Rostagno, che ricambiava, specie riguardo questioni di lavoro. Riguardo ai suoi rapporti sentimentali, Gianni ricorda che Mauro gli disse spesso che "Chicca è la donna della mia vita". Ad esempio, quando preparò il lancio d'agenzia a seguito dello scoppio del Calabresi, Mauro chiese a Chicca di leggere quanto scritto per avere un parere.

Riguardo l'attività giornalistica, Mauro aveva molto chiaro cosa dire, spiega il teste. Appuntava solo delle parole chiave e andava a braccio. Il tenore dei redazionali era molto forte: Di Malta suggerisce che basta vedere i pochi editoriali rimasti per capire l'impronta data, citava nomi e cognomi, aveva un linguaggio molto chiaro e inseriva degli elementi satirici. Specie quando parlava dei potenti, mafiosi o politici, per smitizzare il potere che avevano sul territorio. In particolare prendeva di mira i politici di Trapani e Marsala, come Canino, Pellegrino, anche alcuni consiglieri che potevano sembrare "amici" perché non avevano preso posizione...

Lo stesso tono lo usava per i poteri occulti, come i mafiosi. "Ricordo il redazionale sull'omicidio Giacomelli, e l'ironia che usò per raccontare quel fatto", spiega l'ex operatore.

Riguardo le infiltrazioni della mafia sul territorio, l'avvocato chiede se Rostagno spiegasse mai come avveniva. "Ci sono diverse occasioni, come ad esempio quando racconta della preparazione dell'omicidio Lipari, facendo nomi e cognomi e spiegando alla gente come i mafiosi di Catania arrivassero a Mazara non per comprare meloni ma per ammazzare la gente". Il legale chiede poi se la presenza di esponenti di Cosa Nostra (anche non del trapanese) viene citata da Rostagno anche riguardo appalti in provincia. Mauro spiegò sia a Di Malta che a Giacomo Pilati che voleva seguire la vicenda dell'appalto per l'aeroporto di Trapani Birgi assegnato alla ditta RECOGRA, ma non ricorda se fece un redazionale in proposito. "Ma conoscendolo, se prima non aveva elementi concreti non avrebbe preparato un redazionale".

L'avvocato recupera un redazionale (del 15 settembre), non presente tra quelli acquisiti agli atti. Citandolo prova a sollecitare la memoria del teste. Di Malta ricorda che per Mauro quei soci (Renda, Costanzo e Graci) erano in odore di mafia, ma non sa dire quali fossero le coperture mafiose trovate dalla ditta in provincia di Trapani. Per approfondire la vicenda suggerisco la lettura di questo articolo di Rino Giacalone: http://www.malitalia.it/2011/03/rostagnodove-eravamo-rimasti/

Riguardo Borsellino, Di Malta ricorda che fecero molte interviste al magistrato.

L'ex operatore cita Borsellino: "Per sconfiggere la mafia serve il lavoro della cittadinanza, dei politici e della stampa", dicendo che questa affermazione venne detta in diverse interviste.

Quanto a Falcone, Di Malta ricorda che Mauro gli disse che lo avrebbero intervistato presto. Sa che ci fu almeno un incontro, ma non è stata prodotta un'intervista. Non ricorda però se la decisione di intervistarlo fu in concomitanza con le interviste a Borsellino, ma fu più o meno a settembre.

Di Malta ricorda che tra Borsellino e Rostagno c'era grande cordialità e simpatia, e quando parlavano tra loro non si appartavano da lui.

Mauro aveva notato in anticipo sui tempi il processo di "normalizzazione": "Come se a politica e mafia la cittadinanza avesse demandato di gestire la cosa pubblica", dice Di Malta.

Riguardo la Loggia Iside 2, ad esempio, ricorda che non si occupava solo di quanto avveniva a Trapani, ma anche delle province di Agrigento e Palermo.

Di Malta riconferma che ci fu un'espansione delle frequenze di RTC, con un potenziamento delle frequenze già esistenti e investimenti sull'etere (con acquisti di altri canali), mirando a raggiungere Palermo e la sua provincia.

La sera dell'omicidio Di Malta non vide Rostagno andare via. Sul luogo dell'omicidio ebbe modo di avvicinarsi all'auto, insieme all'operatore della concorrenza (Telescirocco) Agostino Occhipinti. Di Malta reggeva il faretto portatile per inquadrare dove riprendere, e con la stessa luce poi aiutò le forze dell'ordine a cercare i proiettili. "Agostino è un bravo operatore e guardava tutti i particolari, dai finestrini rotti alle macchie di sangue", spiega Di Malta. Sull'eventuale presenza di oggetti nel mezzo, non ricorda la presenza di oggetti particolari.

Il teste poi aggiunge: "Ho visto delle immagini in televisione che non sono quelle girate quella sera ma spacciate per tali. Si tratta di ricostruzioni della trasmissione Telefono Giallo che mostravano una Duna, identica a quella di Mauro, con una borsa dentro. Quelle immagini non corrispondono alla realtà. Le uniche che sono reali sono quelle di Telescirocco, all'interno dell'auto non c'era una borsa.

Di cassette e minacce

All'avvocato Greco, che rappresenta l'Assostampa Sicilia, Di Malta racconta di avere visto vicino l'auto il pezzo di un fucile, notato dalle forze dell'ordine, e anche dei bossoli. Vicino all'auto c'era un canale, dove non ha trovato altro.

Riguardo la porta chiusa nell'ufficio di Rostagno, nella primavera dell'88 però forse veniva già chiusa a chiave: cercavano l'handycam che "Rostagno teneva gelosamente conservata" nel suo ufficio, perché serviva un'altra telecamera per un servizio. Di Malta prese la telecamera e tolse la cassetta che conteneva. Insieme al collega che era con lui decisero di fare uno scherzo, smontando la porta dai cardini. Ma Mauro si arrabbiò molto: "Quella telecamera disse che non dovevamo toccarla assolutamente".

In un interrogatorio negli scorsi anni Di Malta disse che Rostagno duplicò una cassetta registrata con l'handycam, anche se adesso il teste non ricorda.

Nelle cassette c'era un cartoncino rimovibile dove venivano scritti gli appunti. Lo stesso vale per la famosa cassetta vista da Di Malta sulla scrivania di Mauro.

Dopo la morte vennero diverse volte gli inquirenti per visionare o sequestrare materiale dall'ufficio di Mauro, incluse le cassette.

Riguardo i famosi filmati di esercitazioni all'aeroporto, Di Malta spiazza un po' l'aula: "C'eravamo io e Giacomo Pilati a filmare quelle esercitazioni". Si trattava di prove di evacuazione, nulla di particolarmente intrigante rispetto a quanto detto finora.

L'avvocato dell'Ordine dei Giornalisti, Crescimanno, chiede se Di Malta può precisare l'orario in cui arrivò a RTC. Ricorda che era già buio, forse erano le 9.

Di Malta ricorda che le minacce nell'ultimo periodo erano una costante, per questo Rostagno chiese un registratore.

"Ne ricordo una in particolare, perché Mauro la prese a ridere e mi disse 'Qui a Trapani non sapete manco fare le minacce': qualcuno gli telefonò dicendo che la sua mamma era morta in un incidente, ma in verità la signora era morta da anni."

L'ex operatore ricorda che diversi colleghi risposero al telefono e presero le minacce rivolte a Mauro.

Cardella, il proibizionismo, le strade e la Bentley

La parola alla difesa. Comincia l'avvocato Vito Galluffo che chiede precisazioni a Di Malta riguardo il "bilancio segreto": "Si trattava di debiti fuori bilancio, e l'assessore che portò alla luce la quantità di debiti fu Bartolo Pellegrino", precisa il legale.

Non tutte le strade portano a Lenzi

L'avvocato chiede a Di Malta quale fosse il percorso abituale di Rostagno per tornare alla comunità. Imboccava la via delle saline, poi lo scorrimento veloce, all'imbocco per l'autostrada, girava a sinistra dove c'è oggi il Palagranata, poi all'incrocio andava verso Milo, e lì al 90% delle volte faceva la strada verso Tangi, lì c'è un incrocio sulla destra che collega quella strada con Napola. Lì Mauro andava dritto, la chiesa sulla sinistra, girando a sinistra imboccava la via Baglio Quartana e arrivava in comunità.

(mi rendo conto che è poco interessante per chi non conosce le strade, ma per i trapanesi è una cosa molto importante)

Il dito puntato su Cardella

A Milano Di Malta lavorava per un centro di produzioni televisive che collaborava con Fininvest. "Si chiese mai perché Cardella lo voleva a Milano?", chiede il legale.

Risponde il teste: "Io mi sono chiesto perché mi propose di andare a Milano, ma pensavo che avesse capito che volevo lasciare Trapani e voleva aiutarmi. Poi mi sono detto - prosegue - che forse mi voleva a Milano perché chissà cosa pensava che sapessi sull'omicidio visto perché c'era l'operazione codice rosso e altre discusse indagini."

Riguardo a quando Di Malta cominciò a occuparsi della gestione di Saman, l'avvocato Galluffo chiede quali sono stati i primi incarichi del teste. "Mi hanno chiesto di controllare la contabilità - risponde - in particolare della sede di via Carosio e mi sono accorto che c'erano spese eccessive rispetto all'esigenza reale."

Di Malta conferma di avere conosciuto degli ispettori di polizia, Maria Gabriella Pompo e Piero Riù, che indagavano sul caso Rostagno. La prima, quando lasciò Trapani per un altro incarico, disse a Gianni Di Malta che "Cardella non mi convince, secondo me in qualche modo c'entra qualcosa con l'omicidio", riferisce il teste.

Sempre a proposito di Cardella, Di Malta conferma che Rostagno gli disse che il guru aveva praticamente scritto di suo pugno la legge sulla tossicodipendenza promossa dai socialisti in parlamento.

Sollecitato sulla posizione di Mauro riguardo le droghe leggere, Di Malta risponde: "Di Rostagno oggi posso dire che non gli interessava il proibizionismo o il non proibizionismo, solo aiutare i tossicodipendenti."

Di Malta dice poi che Cardella era un proibizionista. Negli anni '90 inoltre Di Malta rifiutò un invito a trasferirsi in Nicaragua da parte di Cardella.

Galluffo chiede al teste la sua opinione su chi fosse dietro l'omicidio.

"Io ho sempre sostenuto che l'omicidio Rostagno fosse un omicidio politico/mafioso. Ci poteva essere forse da parte di Cardella un interesse superiore rispetto al poter avere il sentore per salvare Mauro l'ho sempre pensato."

L'avvocato rispolvera un verbale del '96, con un interrogatorio a Di Malta dove esplicita i sospetti verso Cardella.

"Nel 96 sembra ci sia una svolta sull'omicidio Rostagno, un procuratore fa arrestare alcune persone, e tra queste ci dovrebbe essere Cardella, che si trova all'estero. Io in qualità di amico e collega di Rostagno e oggi responsabile di Saman che oggi rompe i ponti con Cardella mi trovo a essere interrogato dalla mattina alla sera su questo filone. Anche io all'epoca inizio ad avere dei dubbi su Cardella, all'epoca, e inizio a cercare nei miei ricordi quelli che potevano essere elementi chiarificatori su quella tesi. Molte dichiarazioni sono dettate da questo clima di pressione che subivo. Fermo restando che ho sostenuto che potesse esserci un interesse economico di Cardella legato all'omicidio Rostagno".

La testimonianza di "Birillo"

Giovanni detto "Birillo", ragazzo marsalese in comunità a Lenzi nel periodo intorno alla morte di Rostagno per problemi di alcolismo. Il sindacalista Santoro chiedeva di Birillo in comunità lo stesso giorno della camera ardente: "Sembrava agitato, voleva parlargli con urgenza", dice Di Malta.

Lo stesso ospite disse di avere visto una Fiat uno. Mauro aveva litigato con gli occupanti e li aveva cacciati. Poi andò in un paese (non sa se Partinico o Buseto) dove venne picchiato. Pare che questi volessero portare dell'eroina in comunità.

Le minacce a Di Malta

Anche Di Malta ricevette una telefonata di minacce, non rispose lui al telefono ma qualcuno riferì che sua madre aveva avuto un grave incidente. A Di Malta sembrò strano, perché la madre era in chiesa. Domandò a una collega conferma e Patrizia Mercadante, giornalista per il Mediterraneo, non solo smentì ma disse che anche nella loro redazione avevano ricevuto una minaccia simile.

I baci e la Bentley

Negli ultimi anni di vita di Mauro, Cardella disse a Grandi di chiamare Chicca e dare un bacio in fronte a Mauro senza dirgli che glielo mandava lui. Questo secondo Grandi (che raccontò la circostanza a Di Malta) fu un tentativo di riavvicinamento, mentre Di Malta, che sentì il racconto da Grandi nel '96, lo vide come un "Bacio della morte".

L'avvocato Galluffo punta l'attenzione su un altra ricorrenza del processo: la Bentley di Cardella.

Per quanto ne sa Di Malta, la Bentley era sempre dentro la comunità quando Cardella non era a Lenzi. Gli sembrava strano che fosse fuori perché la Duna di Rostagno ostruiva il passaggio e quindi non poteva recuperare Cardella all'aeroporto dopo l'omicidio.

Di Malta chiese delucidazioni ad Andrea Grandi, che precisò che quella sera telefonarono all'oggi ex finanziere Costabile Giannella, amico di Cardella, che andò a prenderlo a Punta Raisi, per poi portarlo a Lenzi. Solo quando venne liberata la strada dalla Duna l'auto di Cardella lasciò Saman.

Ancora sulla Bentley, la droga, i tossicodipendenti e Cardella

L'avvocato Salvatore Galluffo, per Vito Mazzara, chiede se qualche giorno prima del delitto avesse piovuto nella zona. Di Malta ricorda di no, ma in un verbale parla di una consistente pioggia dieci giorni prima. Ricordiamo che il fatto che la centralina dell'Enel di Lenzi fosse danneggiata viene ricondotto da alcuni a un danno causato dall'acqua (mentre altri ritengono che fosse stato creato volutamente buio nella zona da un tecnico dell'Enel, Vincenzo Mastrantonio, vicino a Virga)

Tornando al 26 settembre 88, Di Malta ricorda che anche il giornalista Aldo Virzì era presente sul luogo del delitto. C'erano curiosi, abitanti della zona, ospiti della comunità. Di Malta non fu identificato dalle forze dell'ordine quando si avvicinò)

Si torna a parlare di Ricomini, Torinesi, Coen, i tre ragazzi della comunità Saman che tornarono a drogarsi proprio nel periodo in cui collaboravano con RTC. I tre vennero riportati in Saman senza possibilità a breve termine di reinserimenti lavorativi. Non ci furono grossi punizioni perché gli errori erano contemplati nel percorso di riabilitazione secondo la filosofia di Saman.

Solitamente quando i ragazzi entravano in comunità cominciavano con lavori anche piuttosto stancanti. Venivano inseriti appena entrati in un gruppo chiamato "squadretta", che si occupa di lavori manuali, seguiti da una persona che fa il responsabile e ha finito il percorso.

Riguardo lo spostamento di Rostagno dal Gabbiano, per quanto ne sa Di Malta era volontario. Inoltre gli risultava che Chicca continuava a dormire con Rostagno. In un verbale Di malta accennò a una lite nella coppia ma disse poi che la cosa tornò alla normalità.

L'avvocato chiede quale fosse la "normalità" del rapporto tra Chicca Roveri e Mauro Rostagno, ma precisa Di Malta - incalzato dal legale - che non si riferiva al Gabbiano o simili, semplicemente a normali questioni di coppia.

L'avvocato chiede precisazioni sulla dirigenza di Saman all'epoca: "La gestione della struttura, le scelte economico-finanziare-amministrative spettavano a Cardella. Le scelte terapeutiche riguardavano Mauro e Chicca quando era vivo il primo, alla morte, solo Chicca", precisa Di Malta.

Quando Di Malta prese il controllo di Saman notò alcune irregolarità, ad esempio il pagamento di tasse universitarie per familiari di Cardella, così come spese in ristoranti o cellulari. Di Malta prese in considerazione gli ultimi 9 mesi dell'azienda. La sorella di Cardella, Giuseppina, che all'epoca seguiva la gestione amministrativa, a detta di Di Malta si giustificò dicendo che non prendendo uno stipendio doveva fatturare alla comunità quanto spendeva. Su sollecito dell'avvocato Crescimanno, il presidente della corte ricorda a Galluffo di attenersi al capitolato di prova. In effetti, i fatti raccontati risalgono a diversi anni dopo la morte di Rostagno.

Di Malta ricorda di essere stato minacciato da alcuni individui vicini al Cardella perché era andato contro quest'ultimo. "non devi romperci la testa perché noi chi fa così lo facciamo fuori

Il legale cita Marco Civullo, che era un ospite a Saman Milano con problemi di tossicodipendenza. Aveva lavorato per la stessa Saman di Milano come psicologo e aveva un contenzioso con la comunità per mancati pagamenti. Pare che volesse ricattare Cardella. Di Malta venne a sapere della cosa nel 92-93. Dopo un nuovo richiamo della presidenza, l'avvocato Galluffo insiste perché vuole mettere in luce la gestione amministrativa criminosa di Saman da parte di Cardella.

L'avvocato chiede di Ines, ex utente di Saman in via Plinio poi diventata segretaria di Cardella negli anni '90. La donna fu trovata morta di overdose nel suo appartamento. "Molte volte capita che quando si è 'puliti' fisicamente da tempo e ci può essere un momento di ricaduta ci usava lo stesso dosaggio anni prima se ne rifà uso con la stessa dose diventa un'overdose.", spiega Di Malta.

Si torna a parlare dell'auto di Cardella: L'unica disposizione che il proprietario dava per l'uso della sua Bentley era che quando era presente doveva usarla solo lui.

Riguardo la dichiarazione di Cardella riportata oggi da Di Malta che dietro l'omicidio Rostagno ci fosse Mariano Agate, il legale chiede al teste se l'ex guru fosse a conoscenza delle minacce del boss in tribunale. Di Malta non sa dire se Cardella l'avesse saputo da Mauro, da lui stesso o dai giornali.

Chiunque aveva accesso alle chiavi di RTC poteva entrare nella stanza di Rostagno se fosse riuscito a trovare la chiave (di un'altra stanza) compatibile (come avevano fatto DI Malta e il suo collega).

La parola ai difensori di Virga

All'avvocato di Vincenzo Virga, Stefano Vezzadini, in collegamento dal carcere di Parma (dove è presente anche il settantacinquenne imputato), Di Malta spiega che in effetti era frequente trovare in redazione cassette con scritto "non toccare". Inoltre nega che ci fosse una cassaforte a RTC.

Riguardo Cammisa/Jupiter, Di Malta precisa che restò poco in Somalia, solo una decina di giorni. Poi tornò a stare da Di Malta, a Milano, che denunciò a Cardella che il ragazzo continuava a drogarsi. Allora fu mandato in Ungheria per lavorare nel cantiere per il restauro della casa dell'allora compagna di Cardella. Da allora non l'ha più visto.

Riguardo l'intervista a Falcone, Di Malta presume che volesse andare a parlare con il magistrato ucciso dalla mafia nel '92 privatamente, per poi condurre un'intervista vera e propria, come faceva con Borsellino.

Il legale chiede a Di Malta da chi ha appreso gli interessi della Loggia Scontrino. L'ex operatore afferma di avere appreso alcune cose da Rostagno, altre dalla stampa a seguito delle indagini delle forze dell'ordine.

Dopo la morte di Mauro si fecero dei servizi sulla Loggia Iside 2 che quasi minimizzavano il pericolo, mentre dopo un po' di tempo si scoprì la gravità della cosa grazie alle indagini della magistratura

Riguardo la telecamera: ogni tanto mauro portava con sé l'handycam e girava delle cose. Ad esempio, il famoso spot di Avana venne girato a Lenzi con quella telecamera.

(ecco lo spot: http://www.youtube.com/watch?v=eviAyMTS8Hg)

Rostagno non parlò mai di minacce all'interno della comunità ma solo di minacce telefoniche. Le persone avvicinatesi a Lenzi (con cui stando a Giovanni "Birillo" Mauro ebbe una colluttazione) non appartenevano alla comunità.

Riguardo alle libertà degli ospiti di Saman nell'88, Di Malta precisa che c'erano distinzioni a seconda del percorso terapeutico. Chi poteva uscire (e ad esempio guidare un'auto) era secondo i dirigenti verso la fine del percorso terapeutico. "Ma gli ospiti potevano scegliere di andare via - precisa - perché non era un luogo restrittivo". I ragazzi secondo il percorso potevano affrontare il reinserimento lavorativo, andare nella segreteria di saman a rispondere al telefono, diventare autisti etc.

C'era un registro delle presenze, e ogni ragazzo teneva una sorta di diario/cartella clinica dove veniva riportato il percorso terapeutico.

L'avvocato Giuseppe Ingrassia, anch'egli per Virga, comincia parlando dell'approccio di Rostagno nella terapia. In particolare suggerisce che finché era in vita Rostagno c'era maggiore attenzione verso i ragazzi e le terapie. Il teste conferma.

Il legale chiede se nel '95, quando Di Malta cominciò a lavorare per Saman nella sede in via Carosio (a Trapani), se c'erano sieropositivi, e il teste conferma. Domanda anche se erano presenti in comunità nell'88, e Di Malta precisa che all'epoca non c'erano le strutture adatte e i sieropositivi dovevano andare all'ospedale di Palermo per i controlli di routine. Secondo il teste la cosa non era organizzata bene, al punto che le spese sanitarie e di viaggio in questi casi venivano chieste alle famiglie.

Riguardo a tempi più recenti, l'avvocato Ingrassia ricorda un verbale in cui Di Malta accusa i familiari di Cardella di trattenere e sfruttare i fondi (anche destinati agli alimenti) per i ragazzi. Di Malta riferì la cosa alla Roveri (che andò su tutte le furie) e Cardella, che rimproverò la sorella.

Tutto ciò avvenne anni dopo la morte di Rostagno

Si fanno i nomi di Erra (compagno della sorella di Cardella, Giuseppina) e Fileccia, che erano le persone che avevano minacciato in un bar Di Malta, proprio a seguito delle accuse succitate.

Si torna ai PM: le incertezze su "Birillo"

Di Malta ammette su richiesta del Pm Del Bene di non avere dato molto peso alle parole di Giovanni "Birillo", che glielo riferì dopo la morte di mauro. Tra l'altro non vide segni di percosse su Rostagno, come se quella lite con gli spacciatori non ci fosse stata.

Le domande del Presidente della Corte e un piccolo colpo di scena in salsa somala

"Il fratello di Puccio Burgarella, Salvatore, aveva avuto problemi con la giustizia per una questione legata a corruzione", ricorda Di Malta su sollecito del Presidente della Corte Angelo Pellino.

Di Malta ha fatto riprese anche dall'alto dell'esercitazione militare, più o meno in primavera.

Pellino chiede se ci fu un sequestro di materiale a Rtc nell'ambito di un procedimento di diffamazione. Il teste non lo esclude.

Nella settimana che precedeva l'omicidio Di Malta non ricorda se fosse presente (di solito se ne occupava un addetto). Non ricorda quindi i servizi andati in onda la settimana.

Non ricorda un'intervista al deputato Vizzini sul bilancio segreto, ma il presidente ricorda un redazionale del 24 settembre dell'88.

Riguardo il più volte citato sindacalista Santoro, Di Malta non sa dire se fosse un esponente della DC, ma di certo ricorda che Rostagno lo salutò, come se si conoscessero già.

Riguardo Canino, ricorda che all'epoca era assessore regionale agli Enti Locali. Ricorda che in quella stessa giornata fecero un'intervista a Canino, che non andò in onda nell'ambito di uno speciale perché Mauro fu ammazzato due giorni dopo. Nel servizio si parlava certamente del convegno della Cisl ma non ricorda altro.

Il presidente sollecita la memoria del teste: il 26 settembre, l'ultimo servizio realizzato da Rostagno e Di Malta era un'intervista al sindaco di Trapani, Augugliaro, sempre a proposito del bilancio segreto del comune.

Di Malta non ricorda se sul luogo del delitto qualcuno prese le impronte sul pezzo di fucile trovato sul posto.

Di Malta ricorda che Rostagno aveva l'abitudine di portare una borsa con sé, di colore marrone. Non sa cosa contenesse di solito, e ribadisce che non si trovava nella Duna quella sera del 26 settembre.

Un ultimo colpo di scena: quando il Cammisa (che era un bravo manovale, non aveva esperienza di ospedali o medicina) si reca in Somalia, per prendere dei contatti con tale Omar Erz e Petrucci per aprire l'ospedale, si reca a Bosaso. Era lo stesso anno dell'omicidio della già citata Ilaria Alpi, dice Di Malta. Chi conosce il caso Alpi ricorderà che chi governava la zona di Bosaso era un tale "Sultano", Abdullahi Mussa Bogor. Pare che fosse un importante informatore della Alpi, stando almeno alle ricostruzioni delle ultime settimane di vita della giornalista e da quanto riferito dallo stesso Mussa Bogor, che potrebbe averlo indirizzato verso prove sul traffico d'armi tra l'Italia e la Somalia.

Sempre a proposito dei collegamenti con il caso Alpi, Di Malta non ha mai sentito parlare di Li Causi (a capo di Gladio a Trapani, anche lui probabilmente collegato al caso Alpi), ma ne ha appreso dalla stampa.

Maggiori informazioni sul caso su www.ilariaalpi.it

La deposizione di Andrea Grandi, tra i primi sul luogo del delitto

 

è la volta di Andrea Grandi, ex ospite di Saman, inizialmente interrogato da Carmelo Miceli, legale di Elisabetta Roveri e Maddalena Rostagno.

La sera del 26 settembre Grandi ricorda che stava salutando Chicca Roveri quando sentì dalla segreteria di Lenzi degli spari (che li colsero di sorpresa), e qualche minuto dopo arrivò la voce di Monica Serra. Non ricorda le parole esatte ma era qualcosa che riguardava Rostagno.

Grandi racconta che con un auto hanno fatto le poche centinaia di metri ("più o meno un chilometro", dice) fino alla duna di Rostagno. A bordo c'erano oltre a Grandi altri due ospiti e Chicca Roveri.

"L'auto - continua Grandi - aveva la portiera del lato di Rostagno chiusa, che ricordi".

Il teste ricorda il dolore della Roveri, i pianti e la commozione, e anche di avere visto un foro sul collo di Rostagno. Grandi non ricorda bene quale portiera hanno aperto, anche se ricorda di avere aperto la porta che era frontale rispetto all'arrivo da Saman.

In un attimo di lucidità Chicca Roveri avvisa Grandi di avvertire Cardella e di chiedergli se la figlia Maddalena secondo lui poteva vedere il padre (circostanza questa riferita anche dalla Roveri nella sua deposizione). Secondo il teste era coerente con il rapporto e la dinamica di quella "famiglia" che era la dirigenza Saman. Grandi così tornò a piedi in comunità, dove incontrò Maddalena, e le disse di aspettare prima di andare a vedere.

Il teste telefonò a Milano cercando Cardella (senza dubbi su dove trovarlo o su quale numero digitare), rispose un centralinista, tale Eddy, e poi gli venne passato il guru. "Hanno ammazzato Rostagno", disse "Ma che dici? é uno scherzo?". Grandi allora disse che Chicca aveva chiesto se Maddalena poteva vedere Mauro, anche per fargli capire che era serissimo. Cardella rispose "no" e disse che avrebbe preso il primo volo da Milano per Palermo.

Grandi racconta che dopo la telefonata tornò fuori e invitò altri ospiti a trattenere Maddalena.

Con la morte di Rostagno e l'assenza della Roveri e Cardella, Wilma De Federicis prese le redini temporaneamente della comunità. In particolare si occupò di chi potesse andare a prendere Cardella. Chiese a un finanziere Constabile Giannella il favore di andare a prendere Cardella all'aeroporto, visto che nessuna macchina poteva uscire. Per la seconda volta oggi si mette da parte l'ipotesi che fosse stata usata la Bentley ospitata a Lenzi per andare all'eroporto, e si conferma la presenza di Constabile Giannella.

Su sollecito dell'avvocato Vito Galluffo, Grandi si dice sicuro che fosse stato chiamato questo Constabile Giannella, chiamato dalla De Federicis) e che andò con la sua auto. Grandi però non ricorda di avere visto la Bentley nel parcheggio, come aveva dichiarato nel '96, cita l'avvocato.

Viene congedato il teste, e gli viene riferito che potrebbe essere ascoltato nuovamente.

FONTI UFFICIALI

1. Processo Rostagno: comincia la dodicesima udienza

2. Da TRV a RTC, Di Malta racconta

3. L'archivio di RTC secondo Di Malta

4. Le minacce del boss Mariano Agate

5. "Gianni, a Marsala sta succedendo un casino"

6. Un piccolo litigio e una cassetta misteriosa

7. Quel 26 settembre nel racconto di Di Malta

8. L'ufficio di Rostagno, le due cassette sparite e le minacce registrate

9. Quando Mauro disse "Beniamino Cannas è uno dei miei pochi amici"

10. Di Malta a Milano e Jupiter in Somalia

11. Tra le stanze di RTC, e al ristorante con Canino e Burgarella

12. Altre notizie sul pranzo a Palermo

13. Quel bilancio segreto al comune denunciato dal PCI a Rostagno

14. Di Malta risponde alle parti civili

15. Politica, mafia e poteri occulti a Trapani: le denunce di Rostagno


16. Di cassette e minacce


17. Cardella, il proibizionismo, le strade e la Bentley


18. Ancora sulla Bentley, la droga, i tossicodipendenti e Cardella


19. La parola ai difensori di Virga

20. Le domande del Presidente della Corte e un piccolo colpo di scena

21. La deposizione di Andrea Grandi, tra i primi sul luogo del delitto