Mauro Rostagno

Udienza 13 aprile

Processo Rostagno, si comincia con le precisazioni

Scandali, documenti spariti, gialli. Niente. Pm e difese hanno aperto il processo cercando di sgombrare il campo da tutto questo per quanto riguarda il deposito degli atti. I faldoni dell'indagine Digos "Codice Rosso" (17 in tutto) secondo i pm sono perfettamente rintracciabili, dentro ci sono gli atti sul presunto traffico di armi scoperto da Rostagno, il pm Del Bene assicura Corte e le altre parti che i documenti inerenti il processo basta cercarli che vengono trovati, non ci sono omissioni e gialli. E per la prima volta d'accordo si dice l'avv. Galluffo, difensore di Mazzara, che tiene a precisare come alcune notizie giornaliustiche comparse dopo la precedente udienza e cioè la denuncia da lui fatta per la scomparsa di atti importanti non corrispondono alla realtà e sono state enfatizzate, non c'è nesusna denuncia, c'è probabilmente una organizzazione degli atti con un doppio indice che rende difficoltoso il reperimento dei documenti. E quindi almeno in questa occasione pm e difesa non hanno messo mano all'ascia di guerra. Il pm Paci invece sta producendo un rapporto dei carabinieri dello scorso 6 aprile che hanno fatto ricerca nei loro archivi degli atti inerenti Rostagno e delle cose per le quali lui giornalisticamente si occuoava nel 1988. Effettivamente sono stati trovati verbali di sommarie informazioni del Rostagno relativi allo scandalo della loggia massonica coperta Iside 2 che in quegli anni era appena all'inizio. In questo caso il Pm Paci conferma però che alcuni verbali in efetti non erano mai stati depositati nel fascicolo processuale perchè non trasmessi dai carabinieri. Sono gli atti formulati dall'allora brigadiere Cannas che quando è stato sentito si era guardato bene dal ricordarsene con la Corte e le parti che gli hanno fatto specifiche domande. Quando il verbale tra una udienza e l'altra è finito sulla stampa, risentito Cannas in aula è venuto a dire che quelle pubblicazioni erano state fatte per metterlo in cattiva luce (sic). Tra gli atti depositati anche un rapporto dell'allora maggiore Nazareno Montanti del 22 giugno 1987 che parla della loggia Iside e delle presenze di Gelli a Trapani. Prende forma la realtà trapanese di quegli anni. Quella che Rostagno aveva percepito......La Corte chiede di conoscere i verbali di restituzione della borsa di Rostagno, quelli di repertamento dei pezzi di fucile trovati sulla scena del delitto, i verbali di acuqisizione delle cassette presso l'emittente Rtc, il verbale di acquisizione del registro delle presenze presso la comunità Saman.

 

Le parole di Chicca Roveri

Mauro mio compagno per 17 anni e lo sarei ancora adesso se non fosse morto, anche nell'ambito di una piena libertà che avevamo, ma era come se fossimo stati marito e moglie.......

Il 26 settembre 1988.....Ricorda quel giorno, una normale attività, in serata quei colpi di fucile, mi sembravano dei cacciatori, poi le urla e le grida.....Ho un ricordo nitido, su queste cose mai sono stato sentita ho dei ricordi per me validissimi Sento questi rumori, salgo su una scala che va verso una terrazza, vedo Monica Serra che gruida qualcosa un incidente, penso che Mauro ha avuto un infarto tanto che vado a cercare l'auto di Mauro nel parcheggio delle auto dove pensavo fossero le auto....Nonostante avere sentito gli spari è ad un infarto che penso, anche perchè vedo Monica che non presentava segni particolari e quindi penso ad un infarto. Arriva all'auto e non ricordo se ho aperto o meno lo sportello, sono stata la prima persona arrivata lì, mi sono inginocchiata vicino a Mauro.....Mi sono seduta in braccio a Mauro e ho capito che era morto, l'ho capito subito gli ho preso mano ci eravamo appena regalati la fede, gliel'ho sfilata, parlai a Mauro gli dissi che era solo non ebbi dubbi sul fatto che era morto dissi ad Andrea Grandi di andare a telefonare a Francesco Cardella che stava a Milano per avvisarlo....All'epoca lo reputavo amico di Mauro.....

 

Mi hanno fatto fare la bella statuina in caserma

Mi sono seduta in braccio a Mauro e gli parlo per qualche minuto, poi sono arrivati i carabinieri e sento dire a qualcuno che è un incidente ed io grido loro non è un incidente, perchè se è un incidente non si fanno certi posti di blocco...Poi andai tornai in comunità a parlare con mia figlia, Maddalena che era rimasta, mentre arrivava l'ambulanza. Fino all'arrivo dei carabinieri, un giovane carabiniere di Napola che per ingenuità dice che è stato un incidente, non c'erano altri oltre me e Andrea Grandi sul posto. Io arrivo da mia figlia e le dico con molta crudezza hanno ammazzato Mauro non avevo altre parole per dirlo e subito vengono portata invitata d andare alla caserma di Napola, io e mia figlia ci siamo abbracciate pochissimo, stiamo poco, mi portano lì ma nemmeno vengo sentita, perchè mi hanno portato lì, tanto che nelle carte c'è scritto che io non ero lì, mi hanno portato in caserma a fare la bella statuina. I carabinieri non mi chiedono nulla mentre non so quello che sta acadendo alla comunità cosa vengono a cercare, cosa portano via. Mi sono sentita allontanata dalla comunità. Nella prima richiesta di archiviazione non nemmeno scritto che io ero stata portata nella caserma dei carabinieri. Solo qualche giorno dopo sono stta sentita dal pm Franco Messina, ma anche in questa occasione non mi è stato mai chiesto cosa ho visto quando sono arrivata sulla scena del delitto. Non l'ho potuta rievocare perchè nesusno l'ha mai chiesta. Mia figlia Maddalena mi raggiunse dopo in caserma a Napola quella sera, io credo che mi sono fermata presso la caserma di Napola abbastanza tempo, molto di più di un'ora. Quando arriviamo in comunità di ritorno dalla Caserma di Napola cerco di vedere Mauro, andiamo in ospedale, mi accompagna Cardella. Sulla strada di ritorno veniamo fermati da una macchina dei carabuinieri a poca distanza dalla cava dove hanno bruciato la macchiona degli assassini di Mauro. La mia rabbia fermano noi e non hanno fermato la macchina degli assassini di Mauro?

L'auto demolita ma tanti anni dopo il delitto

Sapevo che Cardella era a MIlano, non so con chi in che modo arrivò, me lo vidi arrivare nella caserma di Napola, non ho un momento preciso in cui lo vedo. In caserma con me ci sono mia figlia e Monica Serra (la ragazza che accompagnava Rostagno al momento del delitto). Le parole dette da Monica Serra non le ho mai messe in dubbio. Io ricordo di lei che grida corre verso la comunità dicendo che c'è stato un incidente, tanto che io penso ad un malore, se avessi visto del sangue su di lei non avrei pensato certo al malore, l'ho vista in viso, ma non mi sembra che avesse macchie di sangue addosso. L'auto ci è stata ridata nel dicembre 1988 e ho un ricordo che l'auto dal lato passeggero che non era danneggiata. L'auto per un periodo la teniamo fino al 1996 era in un garage a Milano, era ancora a disposizione, e poi dopo siccome la prestai a un ragazzzo dela comunità, la fecimo distruggere anni dopo, demolita.

Il consiglio non si fermò quando sepppe dell'omicidio

Noi siamo rimasti sul posto fino a quando non finirono le attività dei carabinieri e del pm Messina., Vennero sentiti tante persone ma io no. Mentre arrivò Cardella, kui non è uno che piange o che manifesta qualcosa, ci siamo abbracciati ma non ha pianto, mi è sembrato colpito, provato. Non ricordo che ci siamo detti qualcosa di particolare. Non sapevano dove fare il funerale, arrivò Padre adragna e disse che si faceva in Cattedrale. I sindaci non volevano una camera ardente, lo rifiutò il sindaco di Trapani, di Valderice. Per me era tutto pretestuoso sentivo discorsi idioti completamente. Quello che è certo che mi ricordo che quando fu ucciso Ropstagno a TRapani c'era consiglio comunale e non fu sospeso

Rostagno e Cardella. Rostagno e Curcio. Il fax del guru, la cacciata di Rostagno dal gabbiano

Si conobbero a Milano ai tempi del Macondo 2 riaperto da una componente saniasi. Doveva essere il 1979. Si cominciano a frequentare, diventano amici e Cardella vuole pubblicare in Italia le lezioni di questo maestro indiano e chiede a Mauro se vuole lavorare insieme a lui., Poi partono insieme per l'India in pieno periodo saniasi (Puna vicino Bombay). La rottura con Cardella. Dall'87 l'attività principale di Mauro è la televisione, fa i gruppi meditativi in comunità. Cardella abita a Milano alla comunità di via Plinio, Rostagno a Trapani. C'è meno frequentazione ma non vedo meno affetto. Il primo motivo di diatriba è erroneamente attribuito al fatto ce Cardella non voleva che Curcio venisse in comunità. Ma Cardella era arrabbiato perchè Mauro ne stava parlando troppo. Anche Mauro mki disse questo dicendomi che anche Cuircio era arrabbiato perchè lui ne parlava troppo. Curcio era esponente di Br e non di lotta continua. Tra l'87 e l'88 Curciuo era in carcere, Mauro e Renato che si conoscevano si scrivono lunghe lettere, quello che fa, la comunità, la televisione, il giornalismo, processi, mafia, circoli strani, c'è un rapporto profondo tra lui e Curcioi., Curcio e Rostagno sio sono conosciuti a Trento alla facoltà di sociologia a Trento nel 68 si erano visti talvolta man mano un rapporto che era rimasto vivo anche se Mauro in un libro scrisse che era profondamente ingiusto quello che Cuircio aveva detto sulla morte di Mauro. Affetto ma profondo disaccordo su certe posizioni, Ciurcio allora disse che era giusto quel delitto Moro. renato è in un periodo in cui pensa di potere uscire dal carcere e venire allacomunità Saman.....Tutti possono cambiare dice Chicca Roveri da qui lo svilupparsi di fiducia nei confronti di alcuni soggetti. Questa cosa non incrinò il rapporto, il rapporto fu incrinato di più Mauro aveva conosciuto mentre faceva queste trasmissioni sul processo Lipari riprnedeva tutti i giorni Mariano Agate, testimoniò Claudio Fava, giornalista, il padre era stato ucciso dalla mafdia a Catabnia, e Fava veniva a testimoniare sul fatto che agli imputati , a quelli che erano stati fermati all'epoca, qualcuno aveva portato un pizzino dove era scritto uin alibi. Mauro era lì' che faceva le riprese, Fava conosce un giornalista che gli piace, gli ricorda forse suo padre e gli fa un intervista, un intervista a King, settimanale per i giovani, forse un mensile, gli fa una intervista dove Mauro Parla della comunità, e parla della comunità come ....due cose importanti: comunictà come scelta di uomini liberi che non vuol dire liberalizzazione della droga e parla del fatto che la sua comunità, la saman, se la carica lui, è una comunità contro la mafia, perchè toglie dignità alle persone, e la comunità è contro la mafia operchè fatta da uomini liberi. Cardella quando esce l'intervista mi chiama e mi dice che mi sta inviando un fax dove mi spiega i motivi perchè è arrabbiato con Mauro e dispone il trasferimento dal gabbiamo della comunità Mi viene consegnata dall'ufficio la pagina di un fax che a me sembra chiarissimo, il testo dice è pericoloso, ingeneroso, sostanzialmente falso, inopportuno. Il pm gli mostra il fax la Roveri mostra il fax originario, spediuto da Publitalia MIlano, un fax composto da un foglio che per era estremamente chiaro perchè avevo avuto una spiegazione da Cardella, per me era chiaro. C'è anche una perizia il tormentone del fax ha segnato la mia vita. C'è una perizia del 1993 sul fax. Mi manda il fax perchè sono la responsabile della comunità di Lenzi, parla con me per dirmi di dire a Rostagnbo di andarsene e scegliersi un nuovo alloggio fuori dal gabbiano. Un fax da fare a vedere a Mauro e io lo feci vedere a Mauro parlai della dicussione con Cardella, ero molto più arrabbiata io con Cardella che non Mauro che si mise a ridere. Io ero arrabbiata perchè la consideravo e l'ho considerata per tanto tempo una gueerra tra galletti, vedevo in quella lite il fatto che Crdella era risentito perchè lui non era nominato nell'intervista, ci stava tuttop quetso risentimento, ci stava perchè Cardella aveva messo i soldi, è la spiegazione che Cardella mi dà e per anni mi convince.  Mauro reagì sorridendo andò ad abitare in una stanza che io gli indicai, stette lì, questo accadde tra fine luglio e primi di agosto 1988. Mauri era una persona importante per la comunità, era quello che faceva le terapie, mentre Cardella era a Milano. Quiello spostamnento serviva a dare un segnale. Io pensai che era un segnale a Mauro, all'inizio pensai così, era un segno kmorale un simbolo, un segno forte. Non ebbe valenza esterna questo segno. Mauro sorrise per questa cosa, mi disse non te la prendere e smorzò la mia rabbia, la vivemnmo come una novità per noi. Da quel momento i rapporti tra Mauro e Cardella non ripresero. Cardella venne in comunità a fine agosto o primi di settembre, arrivò la sera, Mauro era con me, Cardella ebbe un atteggiamento nei confronti di Mauro, lo respionse, non lo fece venire a mangiare al Gabbiano. Il giorno dopoi la mattina con Cardella andammo dove Mauro abitava, 2le nuove" e evidenemente lì Cardella voleva essere più cordiale, forse voleva fare pace, Mauro in quell'occasione non lo considerò, mai più riappaciuficati anche operchè Mauro è morto. Cardella tornò in comunità il 23 settembre ma non avvenne niente di significativo tra di loro., Io piansi una volta con cardella perchè mi sembrava molto stuipido questo atteggiamento tra entrambi. Per anni sono rimasta convinto che questo forsse il motivo. Quando rividi Cardella alla caserma dei carabinieri sul delitto pensammo a Marsala che singidfica socialisti, abbiamo pensato a Builgarella, come dato di fondo era la mafia che aveva ammazzato Mauro.

Le minacce della mafia, l'incontro con il procuratore Coci

Verso aprile Mauro ci fece vedere una lettera di minacce che aveva ricevuto e Cardella gli consigliò di andare in Procura a denunciare questa cosa. Era una lettera che riguardava l'omicidio di un ragazzo ucciso a Paceco, un sedicenne, Mauro nei suoi redazionali attacava questo arrestato, gli scrissero una lettera di minacce anonima, dove venivano fatti nomni e cognoimi. Poi ci furono altre minacce al processo Lipari, Mariano Agate disse di dire a quello con la barba di stare zitto, dicendolo ad un operatore Rtc, Mauro registarava in una cassetta audio le telefonate di minacce che arrivavano, nella sua attività ha abbastanz attirato antipatie. Mauro mi disse che a Marsala stanno succedendo cose terribili. Non può essere un piccolo scvabndalo, cose terribili significa cose più grosse. Marsdala in quel momento entra alla ribalta, C'è una cosa strana, lui il 21 luglio 1988 parla del giudice Borsellino e dice in un redazionale . Mauro in un primo momento ha una visione ottoimista, i magistrati stanno indagando su diverse cose, dove la magistratura si sta muovendo, poi c'è un secondo momento marzo maggio lui la chiama la primvara di Trapani, da giugno a luglio parla di normalizzazione, c'è un verbale del 21 luglio dove Mauro dice non è una mia impressione della normalizzazione, me la danno i giudici Falcone e Borsellino, tant'è che le cose che erano nate contro la mafia, di Traopani, Alcamo >Paceco e Mazara, il circolo Scontrino, è come se qualcuno le vesse schiacciate. E poi è proprio bravo il giudice Borsellino che fa i nomi, che indica due figure, dello Stato, no quaquaraqua, che contribuiscono  Lì Mauro riferisce che Borsellino fa i nomi. Borsellino fu la prima persona ad arrivare uin comunità dopo l'omicidio. Insieme siamo andati in alcune scuole con Borsellino., Di Faòlcone non ho ricordi non ho tracce di interviste di Mauro, può essere che lo ha incontrato in qualche convegno, non ho un racconto diretto di una conoscenza diretta. Quella sera lì non parlanmno con Cardella di ipotesi. L'indomani all'obitorio sentii un carabiniere che nella borsa di Mauro avevano trovato droga, denaro  e dollari. Fu la seconda volta che mi arrabbia, mi sembrava che era la volopntà a depistare, ne parlai con il pm Messina. Io non ho mai saputo cosa c'era dentro la borsa, ho solo un verbale di consegna dove mi si dice cosa c'era dentro, niente di importante, nulla di quello che avevo sentito all'obitorio. Dei carabinieri di Trapani conoscevo Cannas, che io conoscevo perchè amico di Cardella, ricordo che il figlio di Cardella, Matteo, Francedco aveva detto a me e Mauro avrebbe chiesto a Cannas di fermare il figlio e farglin una ramzina.Mauro si fidava molto di Cannas. Si fidava. Mauro. Andai a trovare insieme a Cardella, Cannas, 15 giorni dopo il delitto per sapere come andavano le indagini., Cannasi mi disse che seguivano la pista mafiosa, Mauro quella volta che ci siamo incontrati a Trapani mi ha detto mi hanno allungato la vita di un mese.In effetti ricordo l'incontro con Cannas, io sono nata il 10 agosto, qualche giorno prima andammo a comprare le fedi, il regalo ce lo siamo fatti prima e in quell'occasione ricordo l'incontro con Cannas. L'avviso di indgaine per il caso Calabresi Mauro lo riceva il 12 agosto. Cannas racconta che in quell'occasione Mauro gli parlò di calabresi, dei ragazzi che si drogavano, Cannas parlò di alcune cose che a me non aveva detto quando andai con Cardella. In quella occasione mi disse la pista mafiosa, che battevano la pista mafiosa. Poi fui convocata dal procuratore di Trapani, mi ha telefonato qualcuno, forse Cannas, c'era presente lui con il procuratore Coci, avvenne questo 5 6 mesi dopo il delitto, anzoi forse meno di 5 o 6 mesi. Da Cannas andiamo doppo 15 20 giorni, la richiesta di Coci di vedermi deve essere gennaio febbraio 1989. Un invito informale a venire in procura, vado in una stanza. Coci mi disse subito che quetso è un incontro riservato che può essere pericoloso per lei e per me. Mi chiese se io avevo mai pensato che Mauro fosse in pericolo, noi, mi disse, lo sapevamo. L'incontro non fu cordiale, non ci siamo dati la mano, questa figura di Cannas onni presente nella mia vita, Cannas non parlò, un incontro strano, non se ne poteva parlare perchè era pericoloso per me e per lui. La verità è che lui mi ha convocato per sapere qualcosa sulla comunità di Bonagia. Tutte le mie impressioni suffragate da fatti non sono state tenuta in considerazione. Questa cosa di Coci non fece mai scalpore. Cannas sempre presente ahche quando fui senita da Lari e Palmeri. Non ho avuto la prontezza di rivolgermi a Cannas per ricordargli quell'incontro con Coci. 

Il lavoro giornalistico di Rostagno.L'attacco ai socialisti:
Martelli disse, ladri si ma assassini no

Chicca Roveri ricostruisce il lavoro giornalistico di Mauro, i suoi interventi contro la mafia, la droga, la corruzione politica, la massoneria. Ricorda che due giorni prima di ucciderlo va a Marsala a intervistare Santoro della Ciusl e credo anche Canino pezzo grosso della Dc e introdotto anche nella massoneria. Qualche giorno prima mi aveva detto che a Marsala stavano acadendo cose terribili, Santoro gli avrebbe parlato della mazzetta dato ad un carabiniere, ma Sntoro ha poi negato. Ricordo che Cardella quando uccisero Rostagno per qualche tempo andò in tv al suo posto e in una occasionbe attaccò i socialisti. Marsala era il feudo del Psi e il suo capo era il senatore Pizzo. So che un giorno Cardella chiese a Martelli qualcosa, Martelli gli rispose che ladri si ma assassini no. Ricordo che in un editoriale un giorno disse che c'era qualcuno anche tra quelli che mi vogliono bene che mi dicono di stare calmo perchè quello che qui facciamo non fa bene alla Sicilia, forse non fa bene nemmeno alla comunità, io rispondo anche a chi mi vuole bene che per noi l'unico modo di fare pubblicità alla Sicilia è quella di fare la lotta alla mafia e dichiararlo.

Gli ultimi giorni di Mauro

E' forse questa la parte più toccante dell'uidenza di oggi. Il racconto di Chicca tocca aspetti personali. A posteri dice oggi do una spiegazione di quelle parole. Poco prima di essere ucciso lei e Chicca si concendono una breve vacanza in una casa di Saman fuori dalla comunità, in quell'occasione parlando Mauro le disse io non ho paura di morire. Oggi ricostruisco molti suoi comportamenti, i tanti regali che in quel periodo mi facdeva, la decisione di comprare le fedine, usciva spesso portando fuori a cena Maddalena, era come se stesse facendo in modo che di lui si avesse un ricordo più forte.

Lo spaccio di droga dentro Saman, droga e mafia

Mauro ricevette una telefonata dove gli si raccontava della droga trovata in possesso di alcuni ospiti della Saman. Alcuni ragazzi andarono via, altri dopo il funerale di Mauro più che altro speventati per quello che poteva accadere loro avendo lavorato con Mauro. Dissi loro che erano dei codardi. La posizione di Mauro sull'uso delle sostanze stupefacenti, a proposito della depenalizzazione, la sua posizione era quella che la dorga, andava liberalizzata, farsi uno spinello non era male, credo che ebbe scontri con qualcuno, c'era una posizione bacchettona e di sottovalutazione rispetto a quello che sarebbe diventata la droga per i giovani e non solo per i giovani in Italia. Poi decidiamo di aprire una comunità, lui dice che se uno decide di dorgarsi e sta bene che lo faccia, ma se c'è qualcuno che decide di uscire dalla tossicodipendenza trova la nostra comunità. Lavorando lui fa emergere come la droga a Trapani è legata alla mafia. Interesse specifico di Mauro erano le persone che erano in comunità. Mauro rimase malissimo di questi tre ragazzi che tornavano a drogarsi, li aveva portati a fare quello che di più bello si poteva fare, partecipavano a fare la vita sociale, potevano fare una cosa bella (lavoravano con lui a Rtc) e non ce lo avevano fatto e lui ci rimase molto male, si addolorò. Il venerdì prima dell'omicidio eravamo fuori e sentimmo un rumore di macchina, andammo dall'angelo della notte e ci disse che era passata una macchina, che aveva un fanalino roto e faceva poca luce, Mauro andò a prendere le chiavi della Duna inseguimmo quest'auto, una golf, e la perdemmo all'incrocio di Milo, ma non vedemmo la targa nè chi c'era sopra. La valutammo come se c'era qualcuno che voleva venire a spacciare. Mauro non mi disse nulla, anche perchè questa macchina l'angelo della notte (vigilante della comunità, Moioli) ci disse che quest'auto era venuta altre volte. Ristagno era abitudinario nei suoi spostamenti anche perchè le strade che collegano Lenzi a Rtc erano le stesse. Non erano molte, lui aveva due scelte banali, o pasare da Napola o prendere la strada di Crocci.Il pm torna a chiedere la sera del delitto. Chicca Roveri non ricorda lo stato di illuminazione della zona, la strada per un primo pezzo dalla chiesa verso le prime case è asfaltato, fino proprio alla curvetta verso Lenzi, poi non mi sembra che la strada sia asfaltata. Mauro non era uno che andava molto forte.

Il caso Calabresi

Caso Calabresi: l'avviso lo ha ricevuto il 12 agosto, andammo insieme a prendere l'avviso all'ufficio postale di Napola, si mise subito in contatto con qualcuno per capirne di più. QWuella comnunicazione riguarda l'accusa di avere partecipato al delitto Calabresi. Dapprima cercò di informarsi, si mise in contatto con Boato, le altre persone erano state arrestate il 1 agosto, Sofri, Petrostefani e Bompressi. Rostagno conosceva tutti e tre molto bene. Si attivò con Boato, fu l'unico ad essere sentito dal magistrato, poi sentii l'altra persona avvista, Morini, anche lui ex lotta continua, Marco indicò a Mauro l'avv. Canestrini di Trento e poi subentrò il figlio dell'avv. Pisapia. Mauro cercoò prima cosa potere fare, poi questa cosa finì sui giornali e allora lui decise che doveva parlare e fece un comunicato all'Ansa delle dichiarazioni e del redazionali a Rtc, doicendo che voleva essere senitto, curioso di sapere chi lo aveva tirato in ballo in questa vicenda, ironico aveva evidenziato che il pm era in vacanza, escludeva la partecipazione di Lo0tta Cotnoinua a questo processo, ricordava un epiosido del 72 quando quelli di lotta continua erano finiti in prima pagina per un attentato a Trento quando poi siscoprì che era stato organizzato e commesso da apparati deviati. Mauro disse: cittadini trapanesi debbo parlarvi di una cosa mia perchè vi cvoglio far rendere conto come funzion a la stampa, la giustizia. Chicca conferma i rapporti che aveva mantenuto con gli ex di lotta continua.

I depistaggi del processo

Le cose terrbili delle quali Rostagno parlavca potevano avere interessato il progetto Mothia 88 un progetto culturale sponsorizzata dal Partito Sociliasta. In quell'ambito si aprlava di un possibile scandalo, di mazzette. Chicca Roveri ricorda la platea qualificata chge partecipava a quella iniziativa. Il pm torna a Calabresi. L'avv Ligotti (avv parte civile Calabresi) sdurante una udienza del processo Calabresi disse che lui sapeva verso fine '93 disse che non era stata la mafia ad ammazzare Rostagno, ma quelli di lotta continua, in sintesi questa la volgarità detta. Finì su tutti i giornali, io presi le distanze e chiesi di essere sentita dal magistrato. Io ero stata già sentita dal dott Palmeri sulla possibile pista Calabresi, fu chiamata pista politica, quando parlo di pista politico mafioso intendo tutt'altro. Palmeri mi disse che dovevo ricordarmi di parlare con un magistrato e di usare toni gentili io risposi dicendo che lui doveva ricordarsi di parlare con la vedova Rostagno. Io ho visto queste piste come un allontanamento voluto dalla verità. Io debbo pensare due cose, o in questo processo c'è stato un concentrato di cretini di incapaci inerti di gente corta di testa oppure debbo pensare che in tutti questi anni cì'è stato un continbuoi tentativo di non arrivare alla verità. Mi chiedevo come mai che un avvoctao di Milano è in possesso di verità che dovrebbero essere coperte da segreto istruttorio. Ora il processo è sospeso riprende alle 15,15

 

Chicca Roveri, ecco Mauro il mio Compagno

Delitto Rostagno: parla Chicca Roveri. Ecco Mauro, il mio compagno

Di Rino Giacalone

 

«Mauro era il mio compagno, lo è stato per 17 anni e io sarei la sua compagna ancora oggi se non fosse morto».

È cominciata così la deposizione davanti alla Corte di Assise di Trapani di Chicca Roveri, la compagna di Mauro Rostagno, il sociologo e giornalista ucciso a Lenzi di Valderice il 26 settembre del 1988. Ed è cominciata così non a caso: durante le precedenti udienze erano uscite vicende «personali» raccontate in modo tale che non facevano molto onore, nè a lei nè a Rostagno. Ed allora a scanso di equivoci, per sgombrare il campo che il delitto poteva essere stato originato da questione di «corna», ipotesi che gira ogni volta che la mafia commette un delitto in Sicilia, così che alla fine finisce con l'uccidere due, tre, quattro volte, Chicca Roveri ha voluto confermare che le storie personali fuori dal loro rapporto le hanno avute entrambi, perchè «si era deciso di vivere in piena libertà, ma la nostra vita veniva condotta come se fossimo stati marito e moglie». Le ragioni del delitto insomma cercatele altrove, verso dove le ha indicate la Procura di Palermo, e cioè in direzione di Cosa nostra.

Ci sono voluti 22 anni per arrivare al processo. Le udienze fin qui tenute hanno fatto emergere indagini malfatte, depistaggi, l’ombra dei servizi quando l’inchiesta sotto la guida del procuratore Garofalo a Trapani cominciò a toccare «fili scoperti». Ma per arrivare all’ipotesi del delitto di mafia si è dovuto attendere il 1998 con il trasferimento degli atti a Palermo, Procura antimafia, e poi il 2008 con le indagini della Squadra Mobile di Trapani quando l’inchiesta stava per andare in archivio. Lei, Chicca Roveri, in questo periodo conobbe anche l’arresto, accusata, prosicolta e archiviata, dall’accusa di favoreggiamento. Una donne forte, lo ha dimostrato ieri davanti ai giudici quando ha chiesto, lei, scusa ad un certo punto, perchè la foga del parlare l’aveva portato a dare del «cretino» a chi aveva indagato nella direzione sbagliata. Lei che forse le scuse dovrebbe riceverle ogni giorno per quello che le è toccato subire. Tanti anni di indagini inutili per arrivare a quel punto di partenza, il delitto di mafia del quale si aveva precisa contezza sin da quella sera del settembre 1988: «Debbo pensare due cose: o in queste indagini c'è stato un concentrato di cretini, oppure un continuo tentativo di non arrivare mai alla verità». La Roveri ha poi definito «come un allontanamento voluto dalla verità», il tentativo dell'avvocato Luigi Ligotti (parte civile nel processo per l'uccisione del commissario Calabresi) di addossare a Lotta continua la responsabilità dell'omicidio Rostagno. Li Gotti fece quest'affermazione durante un'udienza del processo Calabresi. «Mi chiedo come mai un avvocato di Milano - ha detto la Roveri - fosse in possesso di notizie che dovevano essere coperte da segreto istruttorio».

Una deposizione che non è finita e proseguirà il 20 aprile. Ha parlato del lavoro di Mauro, come giornalista, le denunce contro la mafia, la droga, il malaffare: «Un giorno esordì in un editoriale in questo modo – ha ricordato – qualche mio caro amico mi ha consgliato di abbassare i toni perchè questo lavoro rischia di fare male alla Sicilia e alla comunità, io continuo a pensare e a dire che la migliore pubblicità che si può fare alla Sicilia è quella di affermare che la mafia va abbattuta».

E poi la storia della cassetta tv con registrate le riprese di un traffico di armi sulla pista di un aeroporto ufficialmente inattivo dal 1954, alle porte di Trapani. «Sapevo che lui teneva una cassetta audio dove registrava le telefonate da quando riceveva minacce telefoniche». Di questa cassetta ne parlò Sergio Di Cori uno che nel ’96 dopo il mio arresto si presentò come amico di Mauro, «ma io mai lo avevo nè visto nè sentito dire. per telefono mi disse che sapeva chi aveva ucciso Mauro, io penso che se c’è qualcuno che sa di un delitto lo viene a raccontare subito e non aspetta otto anni. In quella occasione il suo racconto ogni volta che lo esprimeva si coloriva sempre di più, parlava male di Napolitano, diceva che Veltroni e Berlusconi erano d’accordo, non ci sembrò credibile».

Di cosa si occupò in ultimo Rostagno? «Di un grosso scandalo a Marsala, c’entrava il Psi che lì aveva la roccaforte. Ricordo che Cardella parlò a Martelli dopo il delitto, e questi gli disse che i socialisti non c’entravano, “ladri si ma assassini no”, così gli avrebbe risposto».

E la sera del delitto? «Corsi verso l’auto e mi sono seduta quasi in braccio a Mauro, era già morto, ma gli parlai lo stesso».

 

Il pm Gaetano Paci ha prodotto ieri un rapporto dei carabinieri dello scorso 6 aprile che hanno documentato e descritto quanto c’è nei loro archivi degli atti inerenti Mauro Rostagno e la sua attività giornalistica. Sono stati trovati verbali di sommarie informazioni resi da Rostagno relativi allo scandalo della loggia massonica coperta Iside 2. Il pm Paci ha confermato che alcuni verbali in effetti non erano mai stati depositati nel fascicolo processuale, perchè non trasmessi dai carabinieri. Sono gli atti formati dall'allora brigadiere Cannas (oggi luogotenente e comandante della stazione di Buseto) che quando è stato sentito come teste nel processo non se ne era ricordarto rispondendo alle domande della Corte e delle parti. Anche il suo ex comandante, l’odierno generale Nazareno Montanti, si era dimenticato rispondendo ai giudici di un suo rapporto del 22 giugno 1987 a proposito della loggia Iside 2 e di presenze del gran maestro della P2 Licio Gelli a Trapani. Prende forma la realtà trapanese di quegli anni. Quella che Rostagno aveva percepito e per la quale forse è stato ucciso dalla mafia, per avere intuito molti segreti.

Il presidente della Corte, giudice Angelo Pellino, ha chiesto di avere conoscenza dei verbali di restituzione della borsa di Rostagno, quelli relativi al repertamento dei pezzi di fucile trovati sulla scena del delitto, dei verbali di acquisizione delle cassette presso l'emittente Rtc.

Ad apertura di udienza l’avv. Galluffo ha tenuto a precisare di non avere sollevato alcuna denuncia a proposito di mancato deposito di atti. Il «caso» riguardava i faldoni (17 in tutto) dell’inchiesta denominata «Codice Rosso» (la pista interna finita archiviata), il pm Francesco Del Bene ha assicurato che i faldoni sono a disposizione delle parti, mai spariti. «I documenti ci sono – ha detto – basta cercarli che si trovano».

 

Intanto una novità arriva dagli Usa, ma riguarda il ricordo. Cosimo Cristina, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato e Mauro Rostagno: i nomi di questi quattro giornalisti uccisi in Sicilia dalla mafia negli ultimi decenni sono stati aggiunti al «Journalist Memorial» del Newseum di Washington insieme a quelli di 59 giornalisti uccisi in vari Paesi nel 2010 mentre svolgevano il loro lavoro di cronisti. Lo ha reso noto l’osservatorio «Ossigeno per l’Informazione».

Sono stati aggiunti, oltre ai quattro italiani, anche i nomi di altri 14 giornalisti che hanno perso la vita per ragioni legate al loro lavoro negli anni scorsi. Il «Journalist Memorial» del Newseum, inaugurato nel 2008, contiene adesso 2.084 nomi. Il prossimo 16 maggio, la lista aggiornata sarà presentata a Washington in una cerimonia ufficiale al Newseum.

Il «caso» ha voluto che la notizia sia diventata di dominio pubblico nella giornata forse più tesa del processo per il delitto Rostagno, da quando il dibattimento è coninciato davanti alla Corte di Assise di Trapani. La deposizione di Chicca Rover ha suscitato continua emozione in chi l’ha ascoltata. «Per la prima volta – hadetto – mi viene offerta la possibilità di dire ciò che ho visto. La sera del delitto (26 settembre 1988 ndr) sono stata per tre ore nella caserma dei carabinieri di Napola (territorialmente competente rispetto al luogo del delitto, Lenzi di Valderice ndr), senza che nessuno mi rivolgesse alcuna domanda. Mi sono chiesta quale fosse il senso della mia presenza in caserma. Pensavo che mi avevano chiamato a fare la “bella statuina”».

La donna ha anche parlato di un «incontro informale» con l’allora procuratore capo di Trapani, Antonio Coci, «che non verbalizzò nulla - ha spiegato la Roveri - e mi chiese di non parlare con nessuno del nostro appuntamento, perchè sarebbe stato pericoloso per la sua e per la mia incolumità».

All’incontro, secondo la Roveri, era presente il sottufficiale dei carabinieri, Beniamino Cannas, che è stato sentito come teste nelle scorse udienze, ma non ha riferito questo episodio. Così come Cannas fu presente tempo dopo in altra occasione quando la Roveri fu sentita dall’allora procuratore Sergio Lari e dal pm Massimo Palmeri. Il pm Paci ha chiesto di ascoltare nuovamente Cannas in una delle prossime udienze.

Toccante è stata la parte del racconto di Chicca Roveri sull’ultimo periodo di vita di Mauro Rostagno. «È come se nelle parole che lui ci diceva o pronunciava in tv voleva che si percepisse l’esistenza di altre parole, che voleva dire altro. Ci concedemmo una vacanza, noi che non potevamo, in una casa di saman, alcuni giorni per stare da soli, e quella volta mi disse che lui “non aveva paura di morire”. Voleva forse dirmi qualcosa. Così come – ha proseguito – negli ultimi periodi mi faceva continui regali, portava Maddalena a cena fuori, come se volesse che la sua presenza tra di noi fosse consolidata, stava lasciandoci il suo segno dico oggi con il senno di poi».

Quando i carabinieri dicevano...

Delitto Rostagno: quando i carabinieri dicevano che era stato un incidente I sindaci che negavano i funerali, la chiesa che accolse le spoglie di Mauro

Di Rino Giacalone 

 

Il ricordo è nitido nella memoria di Chicca Roveri per quella drammatica sera del 26 settembre 1988 quando le uccisero il suo compagno, Mauro Rostagno, 46 anni, sociologo e giornalista, si divideva tra la comunità Saman di Lenzi, davanti la quale fu ucciso dai sicari mafiosi, e la tv privata Rtc di Nubia. «Ero in comunità – dice – ho sentito nitidamente dei colpi di fucile, pensai a dei cacciatori, salgo su una scala che va in terrazza per vedere e vedo Monica Serra giungere verso la comunità, grida che c’è stato un incidente, che Mauro ha avuto un incidente. Non la vedo sporca di sangue e penso che possa avere avuto un malore, un infarto, e infatti scendo e cerco l’auto nel parcheggio della comunità ma non la trovo e allora mi gridano qualcosa, l’auto che è ferma più giù, sulla strada. Vado verso l’auto e trovo Mauro, capisco cosa è successo, mi siedo in braccio a lui e dalla mano gli sfilo, mentre gli parlo, la fedina che c’eravamo scambiati da poco, un suo regalo. Non so – prosegue – quanto tempo trascorre e sento un carabiniere avvicinarsi e dire che è stato un incidente, e allora grido, alzo la voce, dico che quello non è stato un incidente».

Chicca Roveri mercoledì è stata sentita in Corte di Assise, dai giudici che stanno processando gli imputati del delitto, Vincenzo Virga, mandante, e Vito Mazzara, esecutore: «Non mi diedero tempo di abbracciare mia figlia Maddalena quando tornai in comunità, i carabinieri mi dissero di andare alla stazione di Napola, oggi posso dire che la mia sensazione fu quella che mi volevano fare allontanare presto dalla comunità». «I carabinieri nemmeno mi sentono, tanto che nei verbali nemmeno risulta che io sono stata per ore presso la stazione di Napola».

Anomalie. Una tra le tante. Perchè il racconto di Chicca Roveri ai giudici ne svela un’altra. «Con Cardella (Francesco ndr) eravamo andati all’obitorio e già lì avevamo sentito un carabiniere dire di droga, dollari e altro trovati nella borsa di Mauro, cosa subito smentati dal magistrato ai giornalisti che avevano raccolto questa bugia, sulla strada del ritorno siamo stati fermati ad un posto di blocco. Ho saputo poi che poco distante dal luogo in cui ci avevano fermati c’era la cava dove i killer di Mauro erano andati a bruciare l’auto usata per fuggire. E allora oggi come allora mi chiedo come sia possibile che l’auto dei sicari è passata e noi invece siamo stati fermati?».

I carabinieri nel giro di qualche mese dissequestrarono l’auto appartenuta a Rostagno e sulla quale quella sera fu ucciso. «Ce la ridiedero nel dicembre 1988 – ricorda ancora la Roveri – ricordo che dal lato passeggero non era danneggiata, c’erano delle lacerazioni sul tetto e ovviamente i fori nel sedile di guida e il lunotto sfondato, fino al 1996 l’abbiamo tenuta in un garage a Milano, la prestai anche ad un ospite della Saman, tempo dopo ne ordinai la demolizione. Se volevano averla epr fare dei riscontri potevano certamente averla a disposizione, ma nessuno me l’ha mai chiesta nemmeno quando le indagini furono riaperte».

Altri momenti tristi ricordati da Chicca Roveri. «C’erano i sindaci di Trapani e Valderice che non ne volevano sapere di ospitare i funerali di Rostagno, ricordo che la sera del delitto c’era Consiglio comunale a Trapani e i lavori proseguirono nonostante la notizia del delitto, fu padre Adragna a dire che Mauro avrebbe avuto in Cattedrale il suo funerale».