Nadia Furnari Nadia Furnari

Nadia Furnari

Nel nome di una ragazza come tutte noi

(Luglio 2006 n. 3 Casablanca)

“Nell'antimafia bisogna avere piccoli obiettivi, perché i grandi obiettivi ti fanno cadere in depressione invece se conti le gocce pensi che ogni goccia sia importante…". Nadia Furnari è "un fresco profumo di libertà". Solare, briosa, risoluta. Ardita. Una donna del sud che non si arrende. Una donna del sud che ha conosciuto il sud, la Sicilia e la sua sicilianità, al nord, mentre frequentava l'università di Pisa.

Nadia è la presidene dell'associazione antimafiosa Rita Atria (non lo è più dal 25 luglio 2008 - per scelta perché è giusto passare il testimone, ndr), "questa ragazzina di 17 anni che aveva denunciato comunque la mafia ed aveva messo in discussione la sua famiglia, - ci spiega prima ancora che qualcuno le possa chiedere come mai proprio Rita Atria - che si era ritrovata a pensare che suo papà prima era un eroe e poi un delinquente, un boss, è una figura forte, ancora più forte - aggiunge - perché non istituzionale... perché non dedicarle una associazione antimafiosa?".Ci racconta che viene a sapere di Rita attraverso il telegiornale, una settimana dopo il suo suicidio. "E' una storia che mi entra dentro…".
L'anno successivo si recherà a  Partanna assieme ad altre donne, per osservare, per conoscere. “Il 19 luglio - il giorno dell'omicidio del giudice Paolo Borsellino - quel giorno tornavo da un'iniziativa con mia madre quando sento dire dell'omicidio di Paolo; chiamo dei miei amici che stavano scendendo da Pisa a Palermo mi unisco a loro e la sera stessa dell'assassinio arrivo in via D'Amelio. Impossibile dimenticare le chiazze di sangue, nere dall'esplosione. Subito dopo Rita Atria, poi l'impegno a Pisa e la voglia di stare sempre con i perdenti… Lo preferisco".
Nadia è un fiume in piena, parla con molto trasporto e la cosa che colpisce è il fatto che inizia a parlare di sé e subito, la si ritrova a parlare di altro, o meglio di altri, descrive altri avvenimenti per raccontare se stessa: "La mia storia in qualche modo fa parte di storie di altre persone".
Perché la sua vita come dice lei è un miscuglio di tutte le storie dalle quali è stata colpita e che lei ha fatto proprie; le ha cercate, per capire i protagonisti, "storie di altre persone che ho voluto mettere in contatto: Mario Ciancarella si conosce con Piera (Aiello), Piera siconosce con nonno Nino (Caponnetto), nonno Nino con Rita, con Luigi (Ciotti), con Margherita Asta, era giusto che si conoscessero perché insieme sono proprio una bella carica umana, per cui poi, di fatto fare l'antimafia in questi termini e con questa gente, fai del bene a te stessa". Ci spiega.
Sandro Marcucci testimone nel processo per la strage di Ustica, prima di essere ammazzato le disse che "…con la nostra storia e con il nostro impegno e non con le parole e i nostri principi bisogna avvicinarsi agli altri". Ne ha fatto un credo che non ha bisogno di altri supporti anche se Nadia ci tiene a sottolineare che il vero supporto del suo quotidiano e delle sue scelte è sua madre. "Mia madre è il pezzo forte della mia vita”. “Io rimango orfana a dodici anni, mia madre non cede a nessun compromesso, si rimbocca le maniche e gestisce solamente lei la famiglia.
Finanzia con tanta difficoltà, anche le mie scelte, il mio voler sapere. Lei, a Milano, aveva fatto le lotte operaie.
Figlia di contadini, giunta a Milano si era ritrovata nel mezzo delle contestazioni.
È proprio lei il mio grande supporto".

Progetti? "Io mi occupo di informatica, sono una appassionata di informatica, mi piace il mio lavoro e voglio continuare a farlo. Non ho ambizioni di
nessun tipo tranne che quelle di poter fare le cose che mi piacciono, tra queste il mio lavoro. Questo mi permette di vivere con i piedi per terra di non cercare chissà quali posizioni".
Intanto, il 22 luglio prossimo tutti a Milazzo "Qualcuno mi ha chiesto se stavo facendo il raduno dei perdenti, forse, sono degli amici, delle belle persone, mi piacerebbe che gli altri, che altra gente avesse il piacere di conoscerle.
Abbiamo trasformato una cosa drammatica in una festa". E non sarà una festa da dimenticare tanto presto.

(Luglio 2006 n. 3 Casablanca) 

Graziella Proto

La Testimonianza nel libro "I Ragazzi di Paolo"