Le Storie -Graziella Campagna Sandro Marcucci Mario Dettori Anna Puglisi

 

Anna La Commendatora

di Graziella Proto

Pubblicato su Casablanca n. 23

 

Ci presentammo con i nostri inviti all’ingresso del Quirinale. Non sapevamo cosa fare e come comportarci. Dopo vari controlli, seguendo gli altri, perché mi vergognavo a chiedere informazioni, entriamo nella sala riservata al pubblico. Il posto di Umberto si trovò immediatamente, quello della signora Anna Puglisi non esisteva. Un disagio incredibile. Io non sapevo cosa fare. Che cosa pensare. La signora che cercava fra i posti anche lei era in difficoltà. Leggeva e rileggeva i fogli a sua disposizione … no, Anna Puglisi nella lista dei nomi non c’era proprio. Poi a qualcuno viene in mente di guardare un altro elenco, ” signora lei è una persona importante, non va tra il pubblico”. Che vuol dire? Guardo Umberto in cerca di aiuto, ma, la signora mi esorta a seguirla. Io da sola.  Lasciare Umberto da solo … attimi incredibili, ero titubante, ma la signora con gentilezza e altrettanta decisione mi condusse via.

Le “persone importanti”, quelle da premiare erano separate dal pubblico. Sette in tutto. Erano elegantissimi, e lo stesso tutto il pubblico. Noi c’eravamo presentati con molta semplicità. Non avevamo portato nemmeno una macchina fotografica. L’ansia mi terrorizzava, ma poi cominciammo a fare conoscenza fra noi e ridevamo scherzando della situazione. Ero molto emozionata.  Poi finalmente toccò a me.

”il presidente Giorgio Napolitano ha conferito ad Anna Puglisi, l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana con la seguente motivazione: con i suoi studi e la sua attività di raccolta di testimonianza di vita, svolta soprattutto attraverso il Centro Siciliano di Documentazione, intitolato a Giuseppe Impastato, ha valorizzato il contributo delle donne nella mobilitazione antimafia”

Bello. Importante. Gratificante! Lei sorride e minimizza. ”mi fa piacere per la motivazione,  perché fa riferimento  al lavoro che ho fatto”. Poi riprende fiato e aggiunge che nemmeno lei sa spiegarsi certe cose, tante risatine per nascondere il disagio. (di che?) Poi quasi a volersi giustificare inizia a raccontare e ad argomentare sul come  sia potuto accadere. Umile e semplice Anna!

“ Nel 2007 ricorreva il sessantesimo  anno della strage di Portella  delle Ginestre. Con altre associazioni invitammo il Presidente Napolitano per le celebrazioni, lui non poteva venire, però, ci fece sapere, che da lì a poco sarebbe venuto a Palermo al giardino della memoria di Ciaculli per la giornata della memoria. Avrebbero messo un albero anche per Peppino quindi il nostro Centro avrebbe partecipato. Quando Umberto andò a salutare, il Presidente e sua moglie, a lui, regalò i libri suoi, alla signora Clio (Napolitano) regalò  i miei. Dopo un anno mi telefonano dalla Presidenza della Repubblica e mi chiedono dei dati personali. Ma perché chiedo.. le faremo sapere. Dopo qualche tempo una altra telefonata. Il Presidente mi dice la voce all’altro capo del filo ha deciso di nominarla commendatore della Repubblica. Al più presto riceverà l’invito per venire al Quirinale. “Ma può venire mio marito?”.

UMILE ,SEMPLICE, ANNA

 Anna PuglisiPerché è importante la storia di Anna Puglisi? Perché dentro la sua ci sono storie di donne meravigliose, coraggiose, speciali. Storie che lei ha raccontato. Storie che si sono incrociate con la sua, il suo impegno e la sua generosità.

“ Figli? Non ne abbiamo voluti. Una scelta. Non mi sentivo di assumermi la responsabilità di fare figli. Non mi sentivo la forza di portare avanti la maternità.  Era un fatto personale, non ci costruirei molto … Fra me e Umberto abbiamo un esercito di nipoti. So che ho fatto bene”.

 Alta ed esile. Calma ed equilibrata. Anna Puglisi continua - “Volevo essere utile in qualche modo, ma, non era assolutamente una spinta del mio essere cattolica .Se non ci fosse stato Umberto, avrei continuato nel mio impegno sociale, così come facevo prima di conoscerlo, ma non sarei stata impegnata  in modo così totalizzante. Tutta la vita. Tutta la giornata. Assolutamente no.  Però ho accettato questa avventura, ho accettato di farne parte e la porto avanti, anche se sono stanca” .Una grande dichiarazione d’amore per Umberto, suo marito.

Autorevole, diligente, rigorosa. Potresti pensare che è scontrosa, ma non hai il tempo di formulare il pensiero perché il suo sorriso dolce e accattivante ti disarma.

Tuttavia, non facciamoci fuorviare, Anna Puglisi, sposata Santino, sa il fatto suo, e se vuole, sa essere molto tagliente. Difendere una sua opinione, raggiungere un suo obbiettivo con grinta e passione.

 Penultima di sei figli, viene da una famiglia borghese. Suo padre avvocato la mamma figlia di un noto commerciante. Ciononostante, vivono come tutti, un dopo guerra fatto di miseria “ …  mangiavamo cose incredibili … quando, assieme a mia sorella, passavamo davanti ad una pasticceria ci giravamo dall’altra parte, per evitare l’acquolina in bocca … I vestiti che si passavano dal più grande al più piccolo. Si giocava con i giocattoli che c’erano  in casa, cose che venivano dalla mamma o dalla zia …”. Una profonda dignità

Il padre più che severo era “scantuso”, si preoccupava per tutto, quindi non permetteva nulla.  Nemmeno la gita parrocchiale. Una famiglia tutta chiesa e casa. Tuttavia Anna e sua sorella s’impegnano nel sociale. Adolescente a scuola è brava, ma non secchiona, “ … non è che fossi una grande cima”. Lo stesso  anche all’università e si laurea in matematica.  Il rigore.

“Non volevo insegnare .Volevo fare altro. Ero sicura”.

Nel 1964, subito dopo la laurea la prima uscita dalla famiglia. Si trasferisce a Milano e si dedica ai primi cervelli elettronici. Lontani parenti materni che vivono a Milano la accolgono. Tuttavia, la mamma piangeva perché desiderava che lei ritornasse a casa. Il grosso passo del distacco l’aveva fatto, l'esperienza per quanto dolorosa aveva prodotto i suoi frutti, si sente più autonoma e così si decide a fare un colloquio all’università di Palermo, dove assumerà l’incarico di assistente del professor  Gulotta un socialista molto conosciuto e molto attivo. In tutto l’ambiente universitario, c’era molto fermento politico, con Mario Mineo  segue seminari ed iniziative. Dibattiti e assemblee. La passione politica.

 

Anna Puglisi e Umberto SantinoIl terremoto nella valle del Belice nell’estate del 1968 ha provocato un enorme disastro. C’è tanto da lavorare. C’è bisogno di tutto. Anna fa doposcuola ai ragazzini del campo di Salaparuta, gestito da un gesuita “Grazie al parrino, io cattolica, cominciai ad avere dubbi sulla mia fede”.  A poco a poco si avvicina al Manifesto che, da giornale dissidente del PCI è diventato un vero partito. “Incontro Umberto. – arrossisce, è imbarazzata quando dice velocemente - ci siamo innamorati”. Non si separeranno più. S’iscrive al Manifesto, inizia la vera militanza di base. Lavora nel quartiere zen 1 dove, dopo il terremoto le famiglie del centro storico hanno occupato in massa gli alloggi popolari. Il rione era un disastro, non c’era nulla. Nemmeno l’acqua. ”… abbiamo fatto un comitato e aperto un ambulatorio medico, con lotta continua facevamo  assemblee di scala”.

Nel frattempo  Anna ed Umberto  decidono di sposarsi. Velocemente. Cerimonia ovviamente civile.  “Ci sposammo in un posto orribile, una delegazione del quartiere Uditore subito dopo il CEP. Non lo rifarei mai più. Uno squallore …  Gli addetti non capivano nulla. Quando andai per ritirare il certificato di matrimonio mi risposero  il parroco non l’ha portato. Il parroco?”

Il tempo passa fra un impegno e l’altro, nel 1975 all’interno del Manifesto ci furono i primi problemi Anna e Santino decidono di uscirne. Ne seguì un periodo senza impegno politico. Si fa altro. Per esempio si lavora per far nascere il Centro Siciliano di Documentazione.

L’assassinio di Peppino Impastato

 

 “L’impegno antimafia? È venuto da sé. Spontaneo. Non l’ho cercato. Vicino a me c’era Umberto, studiava questi problemi da anni anche dentro il manifesto. Sulla scia di Mario Mineo  mi sono trovata accanto a lui ed ho proseguito”.

Quando assassinarono Peppino Impastato, andammo al funerale. L’indomani  era previsto  il comizio di Peppino per la chiusura della campagna elettorale, ” questi ragazzi saranno soli è giusto andare pensammo, contro  l’opinione di alcuni del centro ,andammo. Solo noi due”. Usa quasi sempre il plurale. Non dice mai ho fatto. Ho pensato. Un rifiuto del protagonismo?   Del personalismo?

“Nei giorni successivi al funerale, si recarono spesso a trovare i compagni di radio aut, “ Conoscemmo Felicia Impastato la madre di Peppino che poi deciderà di costituirsi parte civile,  cominciammo un lungo rapporto e questo grande impegno per Peppino. Giravamo tantissimo.Iniziative, convegni, progetti, la prima manifestazione nazionale contro la mafia nel 79.Un successo, duemila persone intervenuti da tutta Italia … Ma che vi è venuto in mente di organizzare la manifestazione Nazionale contro la mafia?- ci disse qualcuno degli intervenuti,  però erano venuti ”. Nel frattempo il Centro Siciliano di documentazione era stato intestato a Peppino Impastato, che continuava a essere uno sconosciuto ai più, un terrorista che aveva deciso di morire, insomma, se l’era cercata. Ma Anna, suo marito e  tutto il gruppo del centro rifiutano tale ipotesi continuano la loro strada, anche quando questo  impegno  “ ci portò all’ isolamento. Stavamo dalla parte del terrorista, così com’era definito Peppino dalla maggior parte della gente e dalla stampa. Comprese le nostre famiglie. Qualche socio del centro andò via. Tuttavia, nel 1986 abbiamo fatto riaprire le inchieste, con la pubblicazione dell’intervista alla signora Impastato e il dossier  ‘notissimi ignoti ‘. Dopo il depistaggio, l’inchiesta l’aveva presa in mano il giudice Rocco Chinnici che, ” fino alla sua uccisione ci ha aiutato a fare seminari molto importanti.”

Col passare del tempo, una parte della sua casa è diventata la sede del Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato un vero e proprio archivio biblioteca aperto a tutti per  consultare, studiare. Pile e pile di libri. Documenti. Pubblicazioni. Per Anna una fatica incredibile. Anche perché studia, ricerca, partecipa alla nascita di associazioni e comitati, scrive. Pubblica libri. Con Antonia Cascio, elabora il primo testo sul rapporto donne e mafia. Seguiranno storie e biografie di donne che si erano costituite parti civili in processi di mafia; di donne che denunciano i loro violentatori, gli assassini di mariti, figli, padri.  Le storie di donne meravigliose quali Felicia Bartolotta Impastato, Michela Buscemi,  Piera Lo Verso,saranno lette e conosciute  da  tanti. “La storia della signora  Benigno non  la potei pubblicare per ragioni di sicurezza. L’abbiamo aiutato nel processo su Leoluca Bagarella e Salvatore  Rinella. Il processo si svolgeva in aula molto piccola, a stretto contatto con gli imputati. Bagarella e la sua fidanzata Vincenzina - una gran bella ragazza - si scioglievano guardandosi negli occhi. Vincenzina era diversa delle solite donne del boss, si è uccisa quando ha saputo della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del mafioso.  Vincenzina  non aveva avuto figli “.