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La Stampa si accorge

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Di certo con quell’articolo non avrebbe potuto piu’ essere passato come una invenzione del Ciancarella il ritrovamento delle schegge e di quel reperto e conseguentemente dei sospetti sulle strane cause della morte di Sandro. Eppure quando due anni dopo avrei avuto modo di visionare il fascicolo della indagine, nulla vi avrei trovato di quella circostanza e di quel sequestro da parte dei Carabinieri. Ne’ il Magistrato fece una piega di fronte alla pubblicazione dell’articolo ed alle dichiarazioni del tecnico dell’obitorio. Il reperto e’ semplicemente svanito nel nulla. Come la mano di Sandro che sarebbe stata rinvenuta mesi dopo, come mi avrebbe rivelato quel frequentatore dell’Aeroporto del Cinquale (di cui ho gia’ detto) ed esponente di Forza Italia, durante un pubblico incontro su Ustica tenuto a Carrara dal sen. Manca, vice presidente della Commissione “Stragi”. I funerali di Sandro si svolsero, quello stesso pomeriggio, in una cappa di tensione non dissimulata. Chiesi al celebrante di poterne leggere un ricordo al termine della messa, ma questi, pur senza vietarmelo si mostro’ perplesso. Mi rivolsi ai familiari ed ai fratelli (che conobbi in quella circostanza), e qualsiasi sia stata in realta’ la loro risposta io volli intenderla come autorizzazione a pronunciare quel ricordo, che fu anche una accusa per la storia che Sandro era stato costretto a vivere e la prefigurazione dei sospetti che ormai mi animavano profondamente. Un nuovo articolo del quotidiano IL TIRRENO da’ conto del clima in atto e delle iniziative che avevamo intrapreso, fino al giorno dell’omicidio.



Nei giorni successivi esplose una feroce polemica sui giornali innescata da una intervista dell’ex Gen. Tonini che veniva cosi’ titolata: “Vi dico chi specula sulla morte di Marcucci”. In esso, accusandomi di quella speculazione per fini elettoralistici, il Generale affermava che, al contrario di Sandro, io “non ero mai stato uno di loro”. Raccolsi immediatamente la provocazione e rilanciai, fin quando come tutte le polemiche giornalistiche essa si esauri’ senza ulteriori approfondimenti, se non la denuncia della mai prodotta notifica del decreto di radiazione presuntivamente firmato dal Presidente Pertini. Lasciai cadere altre provocazioni ed interventi di altri Ufficiali anche perche’ non intendevo assecondare eccessivamente una polemica che sarebbe apparsa strumentale nella campagna elettorale che era stata nel frattempo avviata.

Per qualche ragione che mi e’ sempre rimasta ignota non avevo notato purtroppo nel nostro capolista locale Claudio Fava, la determinazione ad appuntare la attenzione del Movimento sulla vicenda di Sandro, benche’ lui avesse visitato con me i familiari ed avesse parlato di una vicenda torbida su cui sarebbe stato necessario fare chiarezza. Purtroppo la professionalita’ militare e’ una specie di condanna che segue per tutta la vita qualsiasi Militare per quanto possa dirsi e cercare di essere davvero un Cittadino Democratico in Armi, e che cerchi di entrare in dialogo ed in rapporto anche con quella Societa’ Civile con cui si vorrebbe stabilire democraticamente un contatto, e cioe’ confrontandosi anche sulle attese le aspettative ed i progetti sociali e politici e non solo sulla rigidita’ delle alte uniformi e sulla a volte inutile e falsa solennita’ delle parate.

Sandro ed io abbiamo dovuto pagare spesso questo destino di essere stati sentiti come indesiderati ed indesiderabili nel mondo militare ed allo stesso tempo di non essere bene accetti, o comunque guardati con sospetto, anche dal mondo dei cittadini ordinari.

Passai alcuni giorni a studiare gli articoli sul presunto incidente fin quando, come raccontato in apertura, non mi imbattei in quella foto che mi indusse alla ricerca del fotoreporter ed all’ottenimento di quelle foto che potei acquisire e che vi saranno mostrate da qui a poco. Il progetto politico di Sandro ovviamente era naufragato perche’ non fu possibile aggregare il necessario consenso per la mia elezione che lui sarebbe invece certamente riuscito a raccogliere. Ero stato avvicinato, nel frattempo da un giovane redattore fiorentino della rivista Avvenimenti, che intendeva pubblicare una particolareggiata intervista sulla storia militare di Sandro e mia. Gli avevo chiesto di soprassedere sino all’esito elettorale e cosi’ ai primi di Aprile raggiungemmo insieme a Roma la Redazione della rivista, dove rimanemmo alcune ore a lavorare – con l’assenso del Direttore Dott. Fracassi - all’articolo che, per la prima volta, avrebbe rappresentato in dettaglio la soluzione Ustica che a noi si era prospettata. Fu a causa dell’uscita di quell’articolo che venni convocato dal Giudice Priore per i primi di Maggio. E cosi’ Sandro, venendo ucciso, aveva in qualche misura contribuito a determinare la causa di legittimazione per poter rappresentare al Magistrato le conclusioni ed i percorsi delle nostre indagini. I funzionari di Polizia che mi notificarono la convocazione mi dissero che avrei avuto una scorta fino alla audizione ma io rifiutai. “Vorreste forse confermare con questa scorta che io, dovendo recarmi a deporre e andando a riferire circostanze in cui potrebbero essere coinvolti alti gradi militari e politici, sarei per questo a rischio di vita, quasi che andassi a denunciare delle cosche di mafiosi?”

Molto imbarazzati accettarono la mia scelta e mi lasciarono invitandomi tuttavia a fare molta attenzione. Provarono anche a telefonare a mia moglie perche’ io accettassi quella scorta, acuendo evidentemente lo stato di tensione familiare. Io mi mostravo molto tranquillo ma in effetti mi avevano creato uno stato inconfessato di turbamento, come capirete dall’episodio che vado a raccontarvi. Contattai telefonicamente un ragazzo che per noi era come un figliolo, avendolo avuto in casa diversi mesi, e gli chiesi se fosse stato disponibile ad accompagnarmi con la sua auto. Nel caso positivo avremmo dovuto vederci per concordare i particolari. In occasione di questo incontro tuttavia, gli dissi che non sarei andato con lui, ma con il treno lasciando la mia casa molto presto, e chiedendogli di venire a Roma a riprendermi. Con lui sarebbe andato Sasha, che provava fiammate di rinnovata fiducia in certe circostanze, non reggendo tuttavia alle delusioni che si sarebbero succedute. Alla sera, davanti a tutta la famiglia riunita posi mano al rasoio e tagliai via la barba folta che avevo lasciato crescere dopo l’uscita dalla Forza Armata. Pensavo cosi’ che anche se per poco sarei stato irriconoscibile. Al mattino presto lasciai la mia abitazione mi diressi a Viareggio per prendere il rapido per Roma. Giunsi in ritardo, pur scapicollandomi per le scale fino a cadere e rompere l’orologio. Tornai di corsa all’auto, volai fino a Livorno (perche’ non ce l’avrei fatta a prenderlo a Pisa, mentre potevo sperare di farcela a Livorno grazie alla sosta pisana), e li’ riuscii a montare in carrozza.

Giunsi a Roma, in via Triboniano, in perfetto orario (Sasha e Bruno non erano ancora arrivati) e suonai al citofono dell’Ufficio di Priore. E fu solo allora che scoprii di aver sbaglliato giorno, di essere cioe’ andato a Roma con un giorno di anticipo!! La mia proverbiale e presunta freddezza aveva fatto un terribile flop, legato alla agitazione che quella audizione ed i suoi contorni avevano suscitato! Da Priore sarei tornato al mattino seguente e poi in altre tre occasioni. Nella seconda di queste gli portai le gigantografie che avevo predisposto delle foto di Sandro. Egli avrebbe chiamato il Giudice Salvi e mostrandogli quelle foto avrebbe detto: “Guarda, come l’hanno ucciso”. Ma poi rivolgendosi a me avrebbe detto: “Ciancarella io non sono legittimato ad inseguire qualsiasi delitto accada in Italia ne’ ad indagare anche i delitti non di mia diretta ed esplicita competenza. Solo se fosse comunque dimostrato che si tratta di un delitto io potrei avere qualche legittimazione per considerarlo legato alla mia indagine. Lo capisce vero?” E’ da quel momento che parte la mia battaglia (piena solo di insuccessi) per determinare un serio accertamento delle dinamiche della morte di Sandro, ed e’ in quel momento che dai nostri avversari nasce la campagna, anch’essa in verita’ non riuscita pienamente fino ad oggi, del discredito contro di me, per vanificare la attendibilita’ di ogni mia eventuale richiesta di indagine sulla specifica vicenda di Sandro. Ma Priore restera’ inerte anche di fronte ai miei successivi esposti sulla vicenda di Sandro, per quanto fosse chiaro dagli organi di informazione che Sandro avesse potuto andare ad ingrossare le fila delle persone decedute dopo la strage di Ustica, ed in qualche maniera ad essa collegabili.