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Le Conclusioni dell'Inchiesta

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Nella indagine giudiziaria sulla vicenda di Sandro e di Silvio ci sono alcuni aspetti che se non fossero tragici sarebbero ridicoli. Guadiamoli insieme


 Questo primo documento e’ l’atto con cui la Procura dispone non l’autopsia ma solo un esame necroscopico esterno. Ebbene la Procura e’ talmente attenta alla serieta’ della circostanza che, facendo riferimento alla morte di Marcucci Alessandro, come da rapporto di PG, dispone l’esame necroscopico esterno sul corpo di … Marcucci Luciano!!!

Ma dal ridicolo della questione medicolegale, si passa subito alla gravita’ del dissequestro, dei rottami e della loro restituzione alla Compagnia, per la evidente distruzione definitiva degli stessi. E’ una circostanza che realizza una gravita’ inaudita. Infatti come abbiamo visto fin dall’inizio e come rivediamo dalla nota di consegna della relazione dei periti, tale relazione, datata 22-6-1992, risulta accusata e registrata in ricevuta dalla Procura in data 27-6-1992. 
Riesce anzitutto difficile capire perche’ la Transavio avesse richiesto il dissequestro dei rottami del velivolo fin dal 3 Giugno, quando ancora non era stata depositata la relazione della Commissione. Ma e’ ancor piu’ incomprensibile il motivo per cui non il Magistrato titolare della indagine, il Dott. Puzone, ma addirittura il Capo della Procura, Dott. Mattioli, si affrettasse ad autorizzare tale dissequestro in data 29 Giugno 1992, e questo ancor prima di notificare alle parti lese, i familiari di Sandro cioe’, le risultanze della Perzia tecnico formale, per consentire loro la formulazione di eventuali controdeduzioni o la richiesta di ulteriori esami su quei rottami.
Questo atto di dissequestro invece avrebbe impedito per sempre ai familiari di poter chiedere qualsiasi ulteriore analisi (quella gasspettrometrica ad esempio) su quei rottami, e di fatto contribuiva alla distruzione di prove di reato, mentre si afferma non essere “necessario mantenere il sequestro ai fini della prova, in quanto la stessa e’ sufficientemente documentata in atti”. 

Dunque il Procuratore Capo della Procura presso la Pretura e’ convinto di per se’ che la pratica debba intendersi chiusa, e procede al dissequestro, di fatto esautorando cosi’ il titolare della indagine e senza aver dato alcun avviso alle parti lese. Ma non si creda che sia tutto poi cosi’ semplice. Questi signori avevano ancora altre stranezze in cui esibirsi, e di cui non hanno mai reso conto. Guardate infatti [l'immagine].
E’ la richiesta di archiviazione proposta al GIP dal titolare della inchiesta, il Sostituto Procuratore Dott. Puzone. Da una prima lettura del testo, vergato con la stessa grossolanita’ della disposizione medicolegale, si evince che, in data 27-6-1992 e cioe’ in concomitanza con il deposito della relazione della Commissione Tecnico Formale, il titolare della indagine, Dott. Puzone, avesse ritenuto chiusa l’indagine stessa (tanto da chiederne l’archiviazione) per accertate responsabilita’ del pilota per il “mancato rispetto delle quote minime di sicurezza” (come “emerso dalla relazione di Inchiesta Tecnico formale disposta dal Ministero dei Trasporti”) e “rilevato che utili elementi a conferma di tale conclusione sono desumibili dalle dichiarazioni rese da Lorenzini Silvio prima della…(morte, presumibilmente)”, ed avesse conseguentemente chiesto all’Ufficio del GIP la archiviazione della pratica.
Nello stesso atto, e cioe’ in data 27-6-1992, lo stesso sostituto Dott. Puzone disponeva il dissequestro dei rottami del velivolo. Che bisogno aveva dunque il suo superiore diretto, Dott. Mattioli, di ribadire appena due giorni dopo, il 29-6-1992, il medesimo dispositivo di dissequestro? Forse il Dott. Mattioli si era reso conto della incongruita’ delle indagini e delle fantasiosita’ delle sue stesse conclusioni al punto da sospendere l’inoltro della richiesta di archiviazione e la disposizione di dissequestro? Ho detto fantasiosita’, ebbene si’.
Infatti, volendo riferire alle dichiarazioni del Lorenzini a sostegno delle conclusioni della Commissione di Inchiesta, bisognera’ ricordare che il povero Silvio aveva certo parlato di vento, ma quanto alla quota di volo aveva per due volte ribadito di aver volato alle quote ordinariamente tenute in quei voli di sorveglianza incendi. Chi vuole potra’ tornare indietro a verificare.
Dunque tutto puo’ essere utilizzato della dichiarazione di Lorenzini, nonostante le incongruita’ sottolineate, e dovute alle sue condizioni di salute, ma non certo la affermazione “che Sandro stesse volando al di sotto delle quote minimedi sicurezza”. Di certo c’e’ che la richiesta dell’Ufficio del P.M. al G.I.P. non e’ depositata prima della data del 15 di Settembre, nella quale e’ registrata in entrata. Il GIP disporra’ la archiviazione, poi, solo nel Novembre successivo (28-11-1992).
Allora qualcosa non tornava in quel documento trattenuto troppo a lungo tra “color che son sospesi”, e il nostro Magistrato allora che ti fa? Semplice. Tira una riga sulla data del 27-6-2007 e scrive una data supposta del 5-9-1992, piu’ compatibile con la ricezione da parte dell’Ufficio del G.I.P.. Dimentica tuttavia di cancellare anche quella disposizione di dissequestro sicche’ si creerebbe, ad un piu’ severo esame di vigilanza, un interrogativo nuovo: “Perche’ il sostituto Puzone ritiene di dover disporre, in data 5-9-1992 un dissequestro che e’ gia’ stato disposto in data 29-6-1992 dal suo superiore diretto Dott. Mattioli ed eseguito, con la restituzione dei rottami alla Ditta Transavio, a cura dei Carabinieri?” Vedete quando in un sistema di assoluta rigidita’ formale come e’ la Giurisdizione si verificano tante e tali cialtronerie, io non credo sia del tutto infondato affermare la evidenza di forzature esterne che “abbiano suggerito” prima dei precisi orientamenti, poi “abbiano richiesto” perentoriamente frettolose chiusure, ed infine “abbiano preteso” la opposizione di muri di gomma ad ogni tentativo di intrusione nelle dinamiche di una pratica che deve rimanere assolutamente chiusa.
Ora io capisco che vi siano, tra i lettori, forse pochi conoscitori delle metodiche in cui si muove la Magistratura, ma da quanto seguira’ tutti potranno avvertire il senso fastidioso dell’illecito che si compie nelle funzioni di garanzia dello Stato quando si instaurano simili condizioni di “pressioni esterne prevalenti” su Magistrati poco disponibili a pagare il benche’ minimo prezzo alla propria indipendenza e correttezza di comportamenti.
E quando ci si ostina nella tutela dell’illecito opponendosi spudoratamente e caparbiamente ad ogni tentativo di richiesta di ulteriore indagine e di verifica, a fini di poter intercettare quella Verita’ e per la affermazione di quella Giustizia, che dovrebbero essere l’esclusivo mandato funzionale di qualsiasi Magistrato. Dunque, armato delle mie sole foto, redassi un esposto alla Procura Generale di Genova, competente per il Tribunale di Massa. Il Procuratore Generale si attiva per ottenere la documentazione. Ma osservate attentamente la sequenza di documenti che vi propongo.


Anzitutto una grave anomalia. Il procuratore Generale chiede al Capo della Procura presso il Tribunale di avere ragguagli per esercitare la sua funzione di controllo sull’operato della Procura presso la Pretura, e questi correttamente chiede il fascicolo al Capo della Procura presso la Pretura, il Dott. Mattioli. Questi e’ cioe’ il capo dell’Ufficio su cui doveva svolgersi la funzione di controllo, ma da “controllato” egli si fa autonomamente “controllore” ed esige dal suo “capostruttura” di essere lui stesso a relazionare al Procuratore Generale, pretendendo la trasmissione del mio esposto. E il Dott. Ceschi aderisce alla richiesta, tant’e’ che il fascicolo contiene la controdeduzioni (al mio esposto) formulate dal Dott. Mattioli, ma senza offrire alla Procura Generale alcuna documentazione dello svolgimento delle indagini.
Al Procuratore Generale il Dott Mattioli ribadisce la infelice formula di archiviazione (attribuendo cioe’ alle dichiarazioni di Silvio Lorenzini la conferma di un mancato rispetto delle quote minime di sicurezza – cosa che ricordiamo Silvio Lorenzini non ha mai detto) ed afferma che le ipotesi del Ciancarella non conterrebbero nulla di nuovo in quanto riferiscono a ipotesi “gia’ prese in considerazione e quindi escluse dalla Commissione di Inchiesta” (ditemi voi se avete letto in un solo rigo che la Commissione abbia valutato l’ipotesi di un attentato omicidiario e se abbia mai potuto valutare non solo le mie foto del relitto e del cadavere di Sandro, ma anche quelle dei Carabinieri che le sono state negate dalla stessa Procura).
Nella sua risposta poi il Dott. Mattioli sottostima qualsiasi altra circostanza sia stata rappresentata nel mio esposto, e che era stata inserita nell’esposto con il solo intento di dimostrare che esisteva un clima di pericolo su cui le indagini della Procura non si erano neppure soffermate.
La Procura Generale prese atto silentemente della risposta del Dott. Mattioli, ed io non risparmiai pubbliche critiche al comportamento del Dott. Ceschi, specie dopo aver saputo della sua presenza ad una premiazione del Gran Maestro della P2, il sig. Licio Gelli, in quel di Carrara.
Il Procuratore mi convoco’, e cerco’ di intimorirmi, ma di fronte alla mia fredda determinazione, chiudendo la audizione senza alcuna verbalizzazione mi chiese di comprenderlo per “essere stato scippato dal Dott. Mattioli della sua funzione di referente diretto del Procuratore Generale”.
Non potetti fare a meno di ricordargli sprezzantemente che se si viene richiesti illecitamente di cedere un bene proprio e, invece che resistere, lo si offre direttamente, bisognerebbe avere quantomeno dichiarare il proprio poco coraggio e riferire quali condizioni minatorie potessero giustificare i timori che abbiano determinato il cedimento, ma in questo caso non di scippo si dovrebbe parlare quanto di estorsione o di rapina (per i quali, essendo la azione penale obbligatoria, si sarebbe dovuto procedere d’ufficio).
Il semplice scippo, infatti, e’ reato ben meno grave e per il quale la procedibilita’ e’ su denuncia della parte offesa. Il Dott. Ceschi non ebbe alcuna reazione. Non mi rimaneva che predisporre un esposto al CSM. Cosa che feci con enorme fatica e certamente senza quella correttezza formale che necessita ad un simile esposto. Decisi di inviarlo tramite deposito presso i Carabinieri di Torre del Lago, luogo in cui abitavo a quel tempo. Il deposito fu verbalizzato il 4-3-1996.
Ma nel successivo ottobre, recandomi a Roma, scoprii che quell’esposto non era mai pervenuto al Consiglio.

Scrissi una lettera alla Presidenza del Consiglio, in cui allegavo la relata del deposito ai Carabinieri dell’esposto destinato al Consiglio.

Mi vidi pervenire questa risposta davvero singolare.

Singolare perche’ il Consiglio dava atto dell’avvenuto deposito dell’esposto (“che si assume depositato presso la Stazione dei Carabinieri di Torre del Lago”) nel Marzo precedente; ma per affermare laconicamente non che il “plico non fosse mai arrivato”, quanto che esso non risultava “mai trasmesso al Consiglio Superiore della Magistratura”. Gia’ questo era sufficiente a farmi infuriare, quasi che i Carabinieri potessero arbitrariamente ricevere dei materiali e decidere di non inoltrarli al destinatario.
C’e’ d’altra parte una Legge dello Stato che prevede che quand’anche un Cittadino abbia presentato erroneamente ad un Ufficio o ad un Ente documentazione destinata ad, o comunque di competenza di, altri e diversi Uffici dello Stato, i riceventi abbiano il dovere di trasmettere comunque la documentazione al destinatario di elezione della stessa.
Mi parve anche strano che il Consiglio si limitasse ad informarmi della omissione di inoltro senza indicare alcuna intenzione di chiedere alla Stazione dei Carabinieri conto del disservizio.


Mi misi in movimento, pretendendo dal Comando dei Carabinieri di conoscere che fine avesse fatto il mio esposto. Ci furono momenti di grande tensione, in un clima che in quegli anni 96-97 non era certamente facile per me ed i miei familiari, e subii varie accuse di voler trattare i Carabinieri come i miei postini personali. Poi, dopo un duro chiarimento con il Cap. CC Florio di Viareggio, in cui gli ricordavo che allora piuttosto i Carabinieri non avrebbero dovuto neppure accettare di ricevere la documentazione che consegnavo come destinata al CSM, ottenni di sapere che l’esposto era stato trasmesso alla Procura di Lucca, nella persona del Dott. Quattrocchi.
Seppi poi che dalla Procura era stato disposto di inviare l’esposto, piuttosto che al CSM, cui quellesposto era chiaramente destinato, alla procura di Massa “per competenza”, benche’ fosse proprio l’operato di quella Procura che segnalavo al Consiglio chiedendo un intervento funzionale ed eventualmente disciplinare (ancora una volta il “controllato” era divenuto il “controllore”).
A Massa mi imbattei nell’insuperabile – credo – dimostrazione della raffinata astuzia del potere. L’esposto era finalizzato, come detto, oltreche’ alla riapertura delle indagini su Sandro, alla apertura di indagini conoscitive a fini disciplinari nei confronti della Procura di Massa.
Allora i Magistrati di Massa cosa ti avevano elaborato? quella Procura dipendeva disciplinarmente dalla Procura Generale di Torino, e li’ loro avevano indirizzato il mio esposto, ma indicando come persona offesa… Mario Ciancarella. Alla Procura Generale di Torino la vicenda era stata chiusa, tornando finalmente alla rigida applicazione del cerimoniale della Funzione della Giurisdizione.
“Poiche’ Mario Ciancarella non e’ ne’ direttamente ne’ indirettamente la potenziale persona offesa, l’esposto va archiviato senza entrare nel merito”!! Per altre mie dichiarazioni durissime rilasciate alla stampa sul comportamento delle varie Procure sarei stato convocato da un molto contrariato Procuratore di Lucca, il dottor Quattrocchi, che per altre vicende e sotto altri profili, tuttavia, stimo come persona leale e corretta ed intellettualmente onesta.
Egli volle che firmassi un verbale in cui prendevo atto della buona fede della Procura nel mancato invio dell’esposto al CSM e del suo pur inusuale inoltro alla Procura di Massa.
La cosa singolare fu che, nell’accompagnarmi alla porta, un po’ rasserenato dalla dichiarazione che non avevo esitato a sittoscrivere, il Procuratore mi chiese di capire come a volte sia facile “depistare anche i Procuratori”, ed aggiunse, mentre lo guardavo interrogativamente e un po’ sbigottito: “Pensi ai miei colleghi calabri ed alla vicenda del pilota del MIG libico.
A come essi siano stati depistati proprio da uomini dei servizi”. Ed era tutto un mondo che tornava a spalancarsi davanti ai miei occhi. Un mondo di “consapevolezze indicibili”, che esigeva e pretendeva l’oscuramento di ogni attivita’ di riesumazione delle indagini per la vicenda Sandro Marcucci.
A volte prende lo sconforto di fronte a simili comportamenti. Ma rimaneva la consapevolezza del debito contratto con Sandro. Non potevo lasciare che tutto finisse in questo sporco giro di scaricabarile. Con la mia solita esasperante calma impiegai altri due anni per mettere a punto la nuova strategia: uno sciopero della fame che avrebbe dovuto pretendere la riapertura delle indagini sulla morte di Sandro, e che doveva trovare l’appoggio pero’ di larghe fasce di cittadini, per non concludersi in una inutile consegna della mia vita a potentati che avrebbero resistito molto oltre i 33 giorni di digiuno che ero stato costretto a sostenere nel 1995 per essere ascoltato in Commissione “Stragi”.
Cosi’ avrei organizzato le foto piu’ o meno secondo lo schema di questo scritto e sarei andato in giro a proiettarle chiedendo la sottoscrizione di solidarieta’ alla iniziativa di sciopero della fame che sarebbe partita nel Dicembre 1999.
Nell’agosto di quell’anno intervenne l’omicidio di Emanuele Scieri, e sulle prime non volevo coinvolgermi, proprio per il compito che mi ero dato per il Dicembre.
Poi in un “pellegrinaggio della vita” che feci ad Auschwitz a fine Agosto per prepararmi meglio allo scontro decisivo con il potere, capii che non erano due compiti incompatibili.
Sandro mi avrebbe denigrato e redarguito duramente se avesse saputo che mi disinteressavo “del sangue dei figli degli altri” solo perche’ attento ai miei soli affetti.
La lotta per la vita e per la rivendicazione dei diritti violati non puo’ essere divisa, non puo’ avere contraddizioni.
Cosi’ al rientro, ai primi di Settembre mi ero mobilitato per quella vicenda, e fu un interessamento nel quale fu facilissimo ottenere in tempi brevi rivelazioni puntuali dall’interno della Folgore, anche se erano rivelazioni rischiose da sostenere. E la comunicazione di quelle rivelazioni alla Procura Pisana, nelle persone del Procuratore Capo Dott. Iannelli e del sostituto Dott. Giambartolomei (altri due “splendidi esemplari” del servile ossequio istituzionale ai potentati piu’ o meno occulti), nel Luglio successivo mi avrebbe condotto nuovamente in carcere.
Ma a Dicembre ero fermamente intenzionato ad iniziare lo sciopero della fame. La campagna di sostegno, iniziata in piazza Garibaldi a Pisa, non era stata soddisfacente. I miei contatti del tempo si erano andati logorando (e non ho mai saputo esattamente per quali reali motivi) ed a Pisa dove pure c’era il “battaglione” di “Dare voce al silenzio degli Innocenti” una sola amica venne ad esporsi con me in piazza, Miriam Giallombardo, e venne dalla Sicilia. Eravamo stati a Castelnuovo Garfagnana dove un nipote di Sandro (la cui famiglia, per parte di padre, era originaria del posto) aveva animato ed organizzato, con altri amici e compagni, un incontro pubblico e li’ avevamo avuto qualche adesione in piu’. Poi arrivo’ la sera di Massa, e l’ombra di un nuovo delitto si allungo’ nella vicenda di Sandro.
Il fratello di Silvio Lorenzini, intervenne alla fine della presentazione delle foto in serie di diapositive e ci racconto’ con grande amarezza di come fosse morto il fratello, il 5-3-1992 e cioe’ trentatre giorni dopo l’incidente. E di come si fosse convinto in quella serata che anche a lui “fosse stata chiusa la bocca” perche’, riacquistando progressivamente una piena salute, non potesse dire cosa era davvero successo a bordo. E ci racconto’ di quei giorni in cui tutti ritenevano che ormai il pericolo di vita per Silvio fosse scampato, e come alcuni assistenti del primario dessero per certo che la fibra fortissima di Silvio lo avrebbe riportato alla piena salute.
Un lunedi’ sarebbero iniziati i bagni necessari a liberarlo dai lembi di carne morta delle ustioni, e sarebbe stato necessario prevedere anche delle trasfusioni. Il fratello di Silvio, sapendosi compatibile e conoscendo una certa ritrosia del fratello a trasfusioni con sangue di terzi, si offri’ per la donazione. Ed il medico cui si era rivolto lo aveva rassicurato che non c’erano problemi, anzi. Ma al momento dell’intervento il primario fu categorico nell’escludere la possibilita’ di quella donazione del fratello. Tre ore dopo aver fatto la prima trasfusione con il sangue dell’ospedale, pero’, Silvio’ sarebbe entrato in blocco renale e non avrebbe superato la crisi che cio’ determino’. “Ora - ci disse (dopo averci dato soprattutto conferma della grande cena di ringraziamento per lo scampato pericolo corso nei giorni precedenti all’incidente per causa del vento) -, avverto che la sua morte potrebbe non essere stata una tragica fatalita’ come siamo stati indotti a pensare.
E non so darmi pace per non aver chiesto la verifica di quel sangue trasfuso.” E ci lascio’, ancora piu’ mesto se possibile, per essere stato messo di fronte alla evidenza del cinismo del potere. Ma io quello sciopero della fame non lo avrei mai inziato.
Talitha, la mia bimba quattordicenne sul finire di Ottobre comincio’ a mostrare segni preoccupanti di una qualche indefinibile malattia. Da sempre impegnata con gli scout, per due o tre volte era svenuta lungo il cammino o nelle stesse strade di Viareggio durante le attivita’ con il reparto scout. Alla fine fu ricoverata nell’ospedale di Pisa per due settimane (vi avrebbe anche trascorso il giorno del suo quattordicesimo compleanno) dove sarebbe stata analizzata per ogni dove e per qualsiasi ipotesi, dalle peggiori alle piu’ innocenti.
Alla fine fui chiamato dalla equipe psicologica e fui messo di fronte ad una ineludibile responsabilita’ di scelta. La bimba - mi fu detto – non ha alcuna patologia clinica. Solo non regge psicologicamente lo stress del grave pericolo cui lei ha intenzione di esporsi con il suo sciopero della fame, del quale e’ riuscita finalmente a parlarci. Lei vorrebbe rispettare questa sua scelta anche se le causa comprensibile angoscia, ma subisce anche le pressioni dei parenti che vorrebbero che la bimba, unica capace di poterla influenzare secondo loro, intervenisse per distorgliela da questa intenzione. E forse non regge, proprio per questo doppio peso che si sente addosso.
La sua struttura psicologica non e’ ancora pronta ad accettare la eventuale morte del padre ed al tempo stesso il senso di colpa per non aver fatto il possibile per evitarla. Scelga lei, ora che sa. La bimba potrebbe anche avere derive di anoressia o di rifiuto della vita a sua volta. Sandro avrebbe dovuto attendere qualche anno. Non potevo, consapevolmente accettare che quello fosse il prezzo da pagare e che a pagarlo dovesse essere la mia figliola.
Non ebbi tentennamenti e solo per un breve attimo si affaccio’ alla mente la condizione di sfiducia che avrei potuto raccogliere dai familiari di Sandro o dai molti nuovi amici che si erano avvicinati. Parlammo Talitha ed io con grande dolcezza, nella cameretta dove era ospitata, e la vidi subito rasserenata. Da allora ad oggi non ha piu’ avuto crisi improvvise e perdite di sensi come in quei giorni. Ritengo che Sandro possa aver capito e condiviso quella mia scelta. Ed alla fine fui anche consapevole che non dovevo neppure ostentare il motivo del momentaneo abbandono.
Chi mi avesse chiesto i motivi avrebbe avuto la risposta vera e sincera, senza alcuna vergogna, ma gli altri potevano liberamente pensare cio’ che meglio volevano. Poi venne il Luglio, e la sorte terribile comunque riservata ai miei figli ha voluto che il mio arresto per la vicenda Scieri venisse compiuto proprio sotto gli occhi inorriditi della mia figliola e con una dinamica latino americana: Mentre eravamo abbracciati alla discesa dell’autobus davanti alla stazione di Viareggio un carabiniere in borghese me la strappo’ dalle braccia ed un altro mi ingiungeva di stare calmo perche’ stavano eseguendo un arresto. Il mio. Cercai di essere piu’ freddo di loro e dissi che la bimba era asmatica e che in quei giorni sarebbe rimasta sola poiche’ la mamma era in vacanza in Israele ed i fratelli erano ormai fuori casa.
Mi aspettavo che avessero chiesto tramite il Magistrato un intervento delle assistenti sociali o qualcosa di simile come la convocazione di uno dei fratelli, ed invece, saputo che stavamo recandoci alla riunione scout, dissero che l’avrebbero accompagnata con la stessa auto. Era una cosa inaudita, che una cittadina venisse trasportata nella stessa auto con un detenuto, ma almeno questo mi permise di tenerla stretta a me per qualche altro minuto. Mi infuriai invece quando, giunti all’incrocio di periferia vicino alla sede scout, piuttosto che recarsi in sede e consegnarla ai capi scout adulti comunicando loro quando stava accadendo, la sbarcarono molto semplicemente li’ lasciandola sola, in una strada deserta, dove nessuno avrebbe potuto soccorrela se avesse avuto un mancamento, a differenza della stazione che almeno era gremita di gente. In Caserma, poi, avrebbero artificiosamente creato condizioni inesistenti di mia richiesta per convincere Paola Bermardo, avvocato, ad assumere la temporanea potesta’ della bimba. La mia bimba e’ “cresciuta” molto in questi anni conservando un rispetto profondo per le mie scelte anche se il lei e’ cresciuta al tempo stesso la consapevolezza dell’ingiustizia dei prezzi che tutti loro, figli e familiari, sono stati costretti a pagare per queste mie scelte.
Per quattro anni abbiamo dovuto combattere le battaglie giudiziarie durissime cui mi ha costretto la vicenda Scieri, ma grazie al supporto impagabile (ed ancora impagato) dei miei legali Menzione e Callaioli, abbiamo vinto ciascuna e tutte queste battaglie. Nel frattempo, forse anche per la feroce ed ingenerosa reazione che ebbe mia moglie (specialmente per l’affidamento a Paola Bernardo) al rientro dalla sua vacanza rovinata contro i ragazzi di “Dare Voce” che mi erano stati molto accanto, pian piano si e’ diradata tutta la ricchezza di rapporti umani che sembrava essersi ormai consolidata. E Sandro, e la Giustizia per lui, mi sono sembrati a tratti orizzonti perduti.

Sandro era solo un Uomo che voleva esclusivamente essere fedele fino in fondo alla sua umanita’ ed ai valori per cui aveva giurato di essere disposto a dare la vita. Se vi riesce cercate di sentirvi “familiari” di quest’Uomo (quello che il Vangelo avrebbe detto “farsi prossimo”) per sostenere la battaglia di riapertura delle indagini e per riscoprire, allo stesso tempo, quello che Borsellino chiamava il buon profumo dell’onesta’ contrapposto al puzzo della contiguita’ che si fa complicita’ con quei potentati che hanno ritenuto, per la loro sicurezza ed impunita’, di strappare la vita a Sandro Marcucci, come agli infiniti testimoni di civilta’ e di speranza nella dignita’ dell’Uomo.