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Dinamica dell'Impatto

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Cosa dice anzitutto la perizia tecnico formale sull’incidente?

 

 





 



La Dottoressa Italia, dopo aver descritto le fasi del volo, conclude dunque con la piena responsabilita’ di Sandro (il quale, si afferma, sarebbe morto istantaneamente a causa dell’impatto) per il mancato rispetto delle quote minime di sicurezza e per la sopravalutazione delle prestazioni del velivolo (che pur si riconosceva essere di tipo semiacrobatico), nonche’ alla presenza di fenomeni di micrometeorologia non meglio descritti e giustificati.

Partiamo allora dalle quote minime di sicurezza: la dottoressa riferisce esplicitamente a quelle per il volo VFR (Visual Flaght Rules = Regole di Volo a Vista) per le quali e’ prevista una altitudine minima di 500 piedi (circa 180 metri) sul piu’ alto ostacolo a cavallo di due miglia della rotta percorsa.

La Dott.ssa ignora dunque, o finge di ignorare, le deroghe a tali minimi che sono determinate da particolari impieghi operativi dei velivoli, tra i quali la attivita’ di avvistamento e prevenzione incendi ha una specifica rilevanza.

Si pensi che velivoli come i ben piu’ gandi e pesanti C130 e G222 in assetto antincendio devono attaccare le fiamme ad una quota non superiore ai 100 piedi (circa 30 metri), e ancora si consideri come nelle operazioni di volo legate agli incendi e’ previsto che il cosiddetto velivolo “leader”, cioe’ quel piccolo velivolo che deve studiare la condizione dei pericoli esistenti al suolo (come cavi o spuntoni di rocce) per maggior sicurezza e segnalazione a quello carico di liquido antincendio, debba necessariamente volare a quote ancora piu’ basse.

Tanto da essere tenuto anche ad ammonire i cittadini al suolo, a mezzo di megafoni di eventuali pericoli in cui stiano incorrendo o che stiano determinando. E ben avrebbe dovuto saperlo la Dott.ssa che ha esplicitamente citato tra gli allegati alla propria relazione il rapporto del coordinatore Provinciale della Guardia Forestale. E’ in quel rapporto che si evidenzia come le regole VFR non siano applicabil allo speciale impiego antincendio.

 


Nella dichiarazione del Comando Provinciale della Guardia Forestale si riporta l’ultima comunicazione via radio tra un non meglio identificato interlocutore (“alla domanda di qualcuno”) ed il velivolo pilotato da Sandro, in particolare con Silvio Lorenzini. Questi aveva segnalato che c’erano persone intente a dar fuoco a sterpaglie e veniva invitato dal suo interlocutore a verificare che a bordo vi fosse il megafono per poter avvisare i cittadini a terra al fine che provvedessero a spegnere i fuochi.

E Lorenzini da’ conferma della presenza dello strumento di avviso e della manovra che sarebbe stata eseguita per ammonire quanti erano nelle vicinanze dei fuochi perche’ provvedessero a spegnerli.

E la relazione riferisce anche la conferma di alcuni escursionisti di aver sentito l’avviso-comando di provvedere a spegnere gli incendi. Ora e’ evidente a chiunque che sarebbe impossibile avvisare con un megafono dei cittadini al suolo se quel velivolo volasse a circa 200 metri di altezza come vorrebbe la Dott.ssa Italia riferendo alle quote minime relative al VFR. Ma la Dott.ssa non tiene in alcun conto le caratteristiche operative di quel velivolo impiegato in operazioni di avvistamento e prevenzione incendi, assolutamente diverse, per tipologia e limiti di quote, da quelle di un volo ordinario a vista (VFR) e riferisce dunque ai limiti di quota fissati per il VFR assolutamente inapplicabili alla circostanza in esame, indifferente alla circostanza che il velivolo fosse munito di megafono per avvisare i Cittadini a terra.

La dottoressa afferma ancora che il pilota, “sopravvalutando le caratteristiche del velivolo e non tenendo conto dei fenomeni di micrometeorologia che possono innescarsi in simili condizioni atmosferiche” nell’operare una virata sulla sinistra, dopo aver effettuato due sorvoli in virata a destra, non sarebbe riuscito a sorpassare la cresta davanti a se’, impattando con l’ala nei rami di alcuni alberi, rovesciandosi e precipitando al suolo, dove, secondo la Commissione, si sarebbe poi sviluppato l’incendio.

Ma, cio’ detto, la signora non ha neppure spiegato come si sarebbero determinate quelle condizioni di “correnti ascendenti e discendenti” che, “a causa del vento”, avrebbero potuto determinare, a suo dire, l’incidente. Si limita solo, come abbiamo visto nelle sue conclusioni, a riportare i valori di vento (moderato e con provenienza da Nord-Est) e di turbolenza registrati dal pilota dell’elicottero di soccorso.
La Dottoressa cade anche in questo caso in errori tragicomici se non fossero drammatici.
Tutti i testimoni infatti dicono “Non c’era vento”e lo stesso verbale dei Carabinieri afferma “il vento, anche se quasi assente, proveniva presumibilmente da Sud Ovest”. (cioe’ da una direzione affatto opposta a quella indicata dalla Sott.ssa!) La torre di controllo dell’aeroporto di decollo, la base di Cinquale, registra anch’essa “calma di vento”.

Verbale Legione Carabinieri (sommarie informazioni)


Verbale Sopralluogo


Testimonianza Sig. Colonnata


Dove lo ha pescato il suo vento dunque la responsabile della Commissione di Inchiesta?

Come dicevamo sembra che i dati sul vento siano quelli registrati (e dunque siano stati estratti) dalla relazione rilasciata alla stessa Commissione (che infatti la esibisce come allegato “O”) dal pilota dell’elicottero.

Ma costui riferisce dei dati rilevati al decollo che avveniva da una base in Lunigiana, dunque sul versante opposto delle Apuane e dove era stato registrato comunque un vento minimo 5/6 kts (=nodi cioe’ miglia/orarie pari a 5/6x1,856=9,280/11,136 km/h, quello che si definisce comunque una bava di vento) proveniente da Nord/Est

Relazione di soccorso



Tale direzione del vento nella base di decollo, era comunque del tutto improbabile che si potesse ritrovarla nelle circostanze di volo di Sandro e nella particolare configurazione orografica del terreno. Infatti la zona Colaretta, dove e’ avvenuto l’impatto, e’ piu’ bassa delle vette delle Apuane che la sovrastano proprio a Nord, ed in una giornata di calma di vento, alle tre del pomeriggio, con insolazione dei rilievi da Sud Sud Ovest ci si aspetta che quel riscaldamento solare determini, lungo i declivi dei costoni esposti al sole, correnti ascensionali piuttosto che discensionali, con conseguente richiamo di correnti che dovrebbero dunque dare brezze leggere con provenienza dal mare, cioe’ da Sud Sud Ovest (come ha giustamente notato il Carabiniere prendendo atto della direzione delle fiamme sull’erba)

Ricordiamolo ancora una volta tutti i testimoni affermano “non c’era vento” e lo fanno in modo spontaneo, ed i Carabinieri confermano che il vento, benche’ quasi assente, proveniva presumibilmente da Sud Ovest.

Quindi sarebbe stato interessante conoscere le argomentazioni della Dott.ssa sulla formazione dei fenomeni di “micrometeorologia” cosi’ pericolosi e determinanti nell’incidente e di cui Sandro non avrebbe tenuto il debito conto. La turbolenza rilevata dal pilota del soccorso al momento dell’atterraggio ha anch’essa una sua precisa spiegazione legata alla orografia del terreno ed alle condizioni meteorologiche della giornata: anzitutto l’elicottero atterra nello spiazzo di Campo Cecina che e’ spostato di alcune centinaia di metri dal costone dell’impatto, sulla destra guardando con le spalle al mare, come ben descrive il verbale di sopralluogo dei Carabinieri.

A Campo Cecina vi e’ lo sbocco di una vallata con orientamento nord sud dove facilmente si incanala vento di richiamo. E tale flusso d’aria, scontrandosi con le lievi correnti ascensionali dovute alla insolazione del pendio rivolto al mare, verso il quale guarda Campo Cecina ovviamente determinano quelle condizioni di instabilita’ e turbolenza dichiarate dal pilota, anche con tendenza ad effetti discendenti sul bordo della vallata, la’ dove le due correnti si incontrano, per la nota caratteristica delle correnti piu’ fredde ad inserirsi sotto quelle relativamente piu’ calde.

Ma poche centinaia di metri piu’ in la’ (e segnatamente all’altezza di Localita’ Colareta dov’e’ il Pizzo dell’Urlo sul cui costone si e’ schiantato il velivolo, ed al riparo dell’alto costone di roccia che sovrasta tale localita’) quel fenomeno di turbolenza altrettanto ovviamente cessa per la assenza dei flussi di richiamo da nord che in zona Campo Cecina sono invece indotti dalla presenza della vallata che la schiude verso le Apuane. E c’e’ ancora un’altra affermazione quantomeno temeraria della dottoressa la quale, per confortare la sua affermazione che il velivolo fosse basso e comunque piu’ basso del costone dove avrebbe poi impattato il suolo, riferisce alla posizione di un cittadino al suolo (il sig. Colonnata, come vedremo piu’ avanti) che avrebbe visto il velivolo sparire dietro il costone. Orbene e’ lo stesso rilievo orografico della zona allegato nella perizia, e sul quale sono stati puntigliosamente collocati i due focolai di fuoco e la posizione dei cittadini “osservatori” al suolo, a smentire tale affermazione.


vedi cartina


Infatti la vista umana segue linee rette e date le differenze altimetriche tra il punto in cui viene collocato l’osservatore a terra (quota 1120) e la cresta della localita Colaretta (quota 1185), vista anche la distanza lineare tra l’osservatore e la proiezione di quella cresta, e’ ben comprensibile a chiunque come il velivolo possa sparire alla vista di quell’osservatore anche se volasse a quote superiori rispetto alla cresta, come illustra il disegno sottoriportato.

Ancora: la Dott.ssa Italia dice che il pilota, Sandro, avrebbe sopravalutato le capacita’ del velivolo. Ma e’ stata essa stessa a riportare le caratteristiche semiacrobatiche di quel velivolo (come sarebbe stato confermato dal pilota nella trasmissione di Chi l’ha visto del 1996).

Ebbene, nonostante questa evidenza che mostra la superficialita’ delle affermazioni della Dott.ssa, e pur volendo sostenere che Sandro volasse non basso ma addirittura ai piedi del costone, a livello del terreno (quota 1038, secondo i profili altimetrici proposti nella stessa perizia evidenziati nella foto precedente), il velivolo, per superare il costone (quota 1185), avrebbe avuto necessita’ di mantenere una posizione di cabrata di appena 30º sull’orizzonte, e cioe’ una condizione di salita assolutamente usuale e facile da affrontare per un simile velivolo. E per un simile pilota.

Ricordo che nella trasmissione “Chi la visto?” del 1996 un ben piu’ giovane pilota, lontano certamente dalla esperienza professionale posseduta da Sandro, avrebbe affermato che proprio in un volo di pochi giorni prima della trasmissione era riuscito a “far scalare” ad un velivolo della stessa classe un ben piu’ ripido costone del Monte Gran Sasso, di fronte al quale si era improvvisamente trovato.